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Osservatorio Economia
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Crisi: senza interventi, sono 900.000 i lavoratori a rischio

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Mercoledì 3 Dicembre 2008 – 18:06 – Sabrina Lauricella stampa
Crisi: senza interventi, sono 900.000 i lavoratori a rischio


Contro la crisi, il governo non può e non deve più pender tempo. La recessione comincia infatti a far sentire i suoi deleteri effetti, mietendo vittime anche nell’industria italiana. Da Fiat ad Alitalia, passando per Guzzi, Lucchini, Riello di Lecco, Electrolux, Merloni, PininFarina, Granarolo, Campari e Unilever, solo per fare alcuni nomi tra i più noti. Molti anche i distretti industriali colpiti: da quello della lana a Prato e Biella, a quello della seta a Como, dal calzaturiero nelle Marche, al mobile in Puglia e Basilicata fino a quello orafo ad Arezzo.
A ben poco sembra servire di fronte alla nutrita lista delle vittime, l’apprezzabile operazione blocca Finanziaria messa in piedi da Giulio Tremonti proprio per accelerare le tempistiche e rendere più agevoli le misure anti-crisi.
Mentre analisti, politici ed economisti dello Stivale continuano a dividersi sulle misure anti-cicliche più adeguate, la recessione continua a mietere vittime, espellendo dal mercato del lavoro centinaia di migliaia di persone. Nei primi dieci mesi dell’anno, secondo l’ultimo rapporto della Cisl pubblicato ieri, circa 180.000 lavoratori hanno chiesto di accedere alla cassa integrazione ordinaria o straordinaria e alla mobilità a causa di crisi o ristrutturazioni aziendali. L’occupazione colpita dal fenomeno, nel settore industriale, ha già raggiunto il 5% del totale. In assenza di efficaci misure anticicliche a sostegno della domanda e delle imprese, si legge nel report del sindacato, nel prossimo biennio altri 900.000 lavoratori potrebbero subire lo stesso destino nel settore delle costruzioni e soprattutto in quello manifatturiero, da sempre struttura portante del made in Italy.
A conferma dell’aggravarsi della crisi, negli ultimi mesi le richieste di accesso ai meccanismi di sostegno hanno subito una significativa accelerazione: le ore di cassa integrazione utilizzate sono cresciute nel complesso del 7,9%, variazione più che doppia rispetto a quella del giugno scorso. Ad agosto scorso, inoltre, la Cig ordinaria è risultata in crescita in un anno di ben il 24,7% a causa del calo della domanda di mercato. Più contenuto (+0,7%), invece, l’incremento di quella straordinaria, che ha però invertito il trend rispetto al leggero calo emerso a giugno 2008.
Così come è accaduto per le previsioni economiche delle principali organizzazioni internazionali ed europee, poi, anche le stime della Cisl sono andate via via peggiorando: i lavoratori a rischio occupazionale stimati tre mesi prima dalla confederazione di via Po erano infatti appena (si fa per dire) 20-25.000. E la crisi potrebbe essere anche più grave rispetto alle peggiori stime: i dati rilevati dalla Cisl non comprendono infatti i lavoratori interinali e a termine, anch’essi colpiti dalle ristrutturazioni, e pertanto risultano di certo sottostimati. Dal punto di vista territoriale, infine, il disagio attraversa purtroppo tutto il Paese: Piemonte, Lazio, Campania, Basilicata e Sardegna spiccano tra le regioni più colpite ma le altre non vanno certo meglio. In Lombardia, ad esempio, il numero dei lavoratori dell’industria meccanica cha hanno chiesto la cassa integrazione è quasi raddoppiato (+94%) in soli tre mese lavorativi. Una potenziale ecatombe che potrebbe innescare un processo recessivo ancor più grave e difficile da superare. Non sbaglia, dunque, il sindacato guidato da Raffaele Bonanni nell’invitare il governo ad attuare al più presto misure di sostegno dei redditi e delle imprese, che facilitino l’accesso al credito delle pmi tramite meccanismi associativi di garanzia e attraverso l’aggregazione in reti e in filiere. Misure cui andrebbe affiancata, come ha sottolineato non senza ragioni la Cisl, una nuova politica energetica ed industriale per i distretti produttivi e manifatturieri, una maggiore flessibilità nei parametri di Maastrich rispetto alle spese anticicliche nonché la creazione di nuovi strumenti monetari comunitari, come gli eurobond proposti dal ministro dell’economia Giulio Tremonti per il finanziamento delle grandi opere ed infrastrutture strategiche.
Tale strategia però rischia purtroppo di essere rinviata ancora una volta, come già accaduto nella precedente esperienza elettorale del centrodestra. Tra moniti e critiche (più o meno fondate), infatti, l’esecutivo continua ad ondeggiare tra la determinazione del ministro Tremonti e la volontà di consenso di Berlusconi, rimodellando le misure più sulle necessità politiche che su quelle economiche. Il guaio, però, è che il tempo scorre impietoso, corrodendo le già deboli fondamenta della struttura produttiva del Paese. E in questa situazione mancare di coraggio potrebbe costare molto caro non tanto alla maggioranza quanto al Paese e agli italiani tutti.

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