I due attachè militari all’ambasciata Usa a Mosca espulsi per decisione del Ministero degli Esteri russo lo scorso 28 aprile avevano visitato, senza aver chiesto e ricevuto l’autorizzazione, una fabbrica dei nuovi aerei da combattimento Sukhoi-34. L’accaduto è stato rivelato ieri dal quotidiano statunitense New York Times, citando diverse fonti nordamericane. La notizia del provvedimento era stata fatta trapelare alla vigilia della parata militare sulla Piazza Rossa il 9 maggio organizzata quest’anno con un dispiego di forze particolare, per celebrare l’anniversario della vittoria di Mosca nella Seconda Guerra Mondiale, l’occasione per mostrare al mondo il nuovo aereo da attacco al suolo. L’impianto che produce i nuovi mezzi dell’aeronautica, la prima piattaforma messa in cantiere dopo la crisi dell’inizio degli anni Novanta dall’apparato militare industriale, si trova nell’ex città di Novosibirsk, in Siberia, ed è considerato strategico anche se gli esperti militari occidentali sminuiscono le capacità del nuovo mezzo e il suo impatto innovativo. I due ufficiali, un colonnello dell’esercito e un vice comandante della marina, si sono presentati dal nulla al cancello della fabbrica e sono poi stati interrogati dalle autorità locali, ha scritto il giornale. In seguito il governo russo ha chiesto loro di lasciare il Paese, come è poi puntualmente avvenuto. Non sembra quindi che il provvedimento sia stato adottato come rappresaglia ad analoghe misure da parte del dipartimento di Stato americano (gli Stati Uniti avevano espulso un diplomatico russo lo scorso novembre e un secondo lo scorso 22 aprile) come aveva lasciato intendere la scorsa settimana il segretario della Difesa, Robert Gates. “Da quello che intuiamo il provvedimento riguarda solo le persone interessate”, non è una rappresaglia né riguarda le relazioni fra Washington e Mosca, hanno precisato le fonti del New York Times. Gli accordi in vigore attualmente richiedono ai diplomatici americani di notificare al governo russo i loro spostamenti con tre giorni di anticipo, così come avviene negli Stati Uniti per i diplomatici russi. Ma è pratica da lungo rispettata, considerata questione di protocollo, che i diplomatici diretti a siti sensibili quasi sempre concordino il loro viaggio e si facciano invitare notificando così la loro eventuale presenza. Cosa che non è accaduta nel caso della fabbrica dei Sukhoi-34.
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