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Washington vuole accerchiare la Russia

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Venerdi 5 Settembre 2008 – 15:11 – Andrea Perrone stampa
Washington vuole accerchiare la Russia


Gli Stati Uniti ritengono fondamentale la loro alleanza con la Georgia per il dominio geostrategico dell’area e il controllo delle rotte petrolifere ed energetiche del Caucaso. Una visione questa accompagnata dalla promessa dell’ingresso di Tbilisi nell’Alleanza atlantica nonostante i tentennamenti e i dubbi di molti Stati membri dell’Unione europea avanzati nell’aprile scorso al vertice Nato di Bucarest. Per questo il vice presidente degli Stati Uniti, Dick Cheney, è arrivato a Tbilisi confermando così il sostegno di Washington nella crisi con Mosca.
Con il cessate il fuoco (12 agosto) nella guerra tra Mosca e Tbilisi - causato dal violento intervento georgiano nella notte fra il 7 e l’8 agosto contro Tskhinvali - il presidente russo, Dmitri Medvedev, ha riconosciuto due settimane dopo l’indipendenza dalla Georgia delle Repubbliche dell’Ossezia del sud e dell’Abkhazia con l’assenso della Camera alta del parlamento russo e della Duma. Un sostegno che le due Repubbliche aspettavano da tempo a conferma della loro volontà autonomista.
Ieri l’altro, alla vigilia della visita del vice presidente Usa, la Casa Bianca aveva annunciato un pacchetto di aiuti del valore di un miliardo di dollari “per venire incontro ai bisogni umanitari della Georgia e per sostenere la sua ripresa economica”.
L’annuncio era stato dato dal segretario di Stato Condoleezza Rice che aveva confermato l’invio dei primi 570 milioni di dollari entro la fine dell’anno.
Cheney è arrivato a Tbilisi proveniente da Baku, in Azerbaigian, e, terminata la visita in Georgia, proseguirà per l’Ucraina e poi per l’Italia, dove nel fine settimana parteciperà al workshop Ambrosetti di Cernobbio e lunedì e martedì prossimi sarà a Roma per incontri con il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano e con il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi. Nella capitale dell’Azerbaijan, dopo aver incontrato il presidente Ilham Aliyev, Cheney ha dichiarato che la sicurezza energetica è una questione “incredibilmente urgente”. A detta del vice presidente degli Usa produttori e consumatori saranno meglio serviti quando “le rotte di esportazione energetica saranno diverse e credibili”. Cheney non ha mancato poi di osservare che gli Stati Uniti dovranno cooperare con la Turchia e gli Stati del Caucaso alla creazione di “rotte addizionali per l’esportazione dell’energia che assicurino il libero fluire delle risorse”. Un chiaro riferimento agli interessi di Washington nell’area legati alla famosa pipeline BTC (Baku-Tbilisi-Ceyhan) e alla volontà di incrementare la presenza delle multinazionali anglostatunitensi per costruire altri gasdotti e oleodotti utili al trasporto delle risorse energetiche verso l’Europa, in alternativa a quelli della Federazione.
A Tbilisi Cheney ha confermato anche l’appoggio di Washington all’ingresso della Georgia nella Nato, fortemente osteggiato dalla Russia. “L’America - ha osservato il vice presidente dell’impero a stelle e strisce, dopo aver incontrato il presidente georgiano - sostiene pienamente il piano d’azione per l’adesione della Georgia alla Nato e il suo ingresso nell’Alleanza Atlantica”. Una mossa questa assolutamente non gradita alla Federazione che si oppone strenuamente alle strategie statunitensi di insediamento e controllo del Caucaso in atto dagli anni ‘90. Ma le provocazioni statunitensi contro il Cremlino non sono finite qui. Infatti Cheney ha osservato che le azioni russe contro la Georgia “pongono gravi dubbi sulle intenzioni della Russia e sulla sua affidabilità come partner internazionale”. Il vice presidente Usa ha avuto anche l’ardire di voler denunciare “il tentativo illegittimo e unilaterale” della Russia di modificare i confini della Georgia con il riconoscimento delle Repubbliche di Abkhazia e Ossezia del Sud, come se le due realtà autonomiste russofone non avessero già sancito con dichiarazioni e referendum popolari il loro distacco da Tbilisi alcuni anni or sono.
Nel frattempo, nonostante le aperture messe in scena da Berlusconi nel quadro della crisi russo-georgiana, il responsabile della Farnesina, Franco Frattini, in visita a Mosca per incontrare il suo omologo russo Sergei Lavrov, ha cercato di esaudire le volontà del mondo atlantico nel Caucaso. Frattini ha chiesto in particolare la conferma del completo ritiro dei soldati russi dall’Ossezia del Sud e dall’Abkhazia e la disponibilità a favorire una presenza la più libera possibile degli osservatori dell’Osce (Organizzazione per la sicurezza e la cooperazione in Europa) e dell’Ue. Il ministro ha confermato a Lavrov anche la disponibilità del nostro Paese ad ospitare una conferenza internazionale sul Caucaso.
Obiettivo dell’evento, che potrebbe svolgersi in novembre a Roma, non sarebbe solo la stabilizzazione della situazione in Georgia, ma in tutta l’area, con un coinvolgimento di “Ucraina, Azerbaigian e Moldavia”, per evitare così l’effetto domino. In questo processo occorre “coinvolgere anche interlocutori come la Turchia”, che hanno un forte interesse nel Caucaso. Il tutto puntando, secondo il capo della diplomazia italiana, anche al riconoscimento dell’integrità territoriale della Georgia con una risoluzione delle Nazioni Unite, argomento su cui Mosca non è disposta a trattare, al fine di evitare il genocidio dei russofoni perseguito da Tbilisi nonché confermare gli interessi secolari della Russia nell’area.

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