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Bassora mesa a ferro e fuoco

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Mercoledì 26 Marzo 2008 – 16:10 – Antonella Vicini stampa
Bassora mesa a ferro e fuoco



Ha i connotati di un regolamento interno al conflitto tra sunniti e sciiti in Iraq e tra sciiti e sciiti, nel sud dell’Iraq, l’offensiva che il governo di Baghdad ha lanciato ieri mattina, all’alba, nella zona di Bassora, contro l’Esercito del Mahdi del leader sciita Moqtada as Sadr.
L’operazione, denominata Saulat al Fursan - Carica dei cavalieri -, è scattata dopo che il primo ministro Nouri al Maliki, arrivato lunedì nella città meridionale, aveva annunciato il proposito di “ripristinare la legge”. Subito dopo è stato imposto il coprifuoco notturno, esteso ieri anche alle vicine città di Kut e Nassiriyah, dando un chiaro segnale sui limiti temporali e spaziali dei combattimenti che, per il momento, hanno provocato la morte di 12 persone e numerosi feriti. Il portavoce della polizia provinciale, maggiore Abbas Youssef, ha fatto sapere dell’uccisione di quattro persone e del ferimento di altre diciotto nel quartiere Al-Mawana; ma le cifre variano a seconda delle fonti.
Si tratta, in ogni caso, di una offensiva in pompa magna che vede l’impiego di migliaia di uomini - cinquantamila fra soldati e poliziotti, secondo il portavoce del ministero degli Interni, Abdul-Karim Khalaf - che può contare sia sul sostegno dell’aviazione britannica sia, all’occorrenza, di quella statunitense i cui aerei, stando a testimoni del luogo, sarebbero atterrati all’aeroporto di Bassora.
E dire che proprio ieri, il generale David Petraeus, il comandante in capo delle forze Usa in Iraq, nel corso di un’intervista a Repubblica ha ritirato fuori la retorica della riconciliazione nazionale, parlando di un processo che dovrebbe coinvolgere sunniti e sciiti, anche quelli di Moqtada as Sadr con cui gli americani, a detta di Petraeus, sarebbero in contatto da qualche tempo; probabilmente da quando il religioso, la scorsa estate, ha scelto la via del ritiro religioso.
La sensazione forte è che quello contro l’Esercito del Mahdi non sia soltanto un regolamento di conti politico, quanto piuttosto un atto necessario per riprendere il possesso di una zona economicamente vitale per l’Iraq, dove si concentrano gran parte delle risorse petrolifere, insieme a quelle di Mosul che, però, stando nel Kurdistan rischiano di sfuggire di mano al governo di Baghdad. L’obiettivo è quello di riuscire laddove i soldati della Regina, in quattro anni, hanno fallito.
Le forze di Londra si sono ritirate ufficialmente dal sud lo scorso 16 dicembre, trasferendo il controllo della sicurezza a quelle irachene, ma rimangono acquartierati in una base aerea alla periferia della città pronti ad intervenire: pur non partecipando al lavoro sporco (e pericoloso), di terra, secondo la Bbc avrebbero già fornito il loro supporto aereo contro l’organizzazione che si è contesa il potere con le Brigate Badr di al Hakim (fino all’accordo con il capo al Consiglio Supremo islamico iracheno -SIIC), ma che negli ultimi tempi aveva allentato non poco la morsa. L’Esercito del Mahdi, infatti, ha deposto le armi dalla scorsa estate con un armistizio che è stato rinnovato il mese scorso. In più, Moqtada as Sadr, leader del gruppo, proprio nei giorni scorsi aveva lasciato intendere che la sua milizia avrebbe potuto trasformarsi in un’organizzazione culturale e umanitaria, spiegando che la sospensione delle azioni belliche sarebbe stata l’opportunità per una riforma, e dichiarando di essersi ritirato nella città iraniana di Qom per dedicarsi allo studio della teologia. In questa prospettiva, la Carica dei Cavalieri sembra essere stata lanciata in un momento in cui non se ne sentiva reale bisogno sul piano della sicurezza, se non per ristabilire l’ordine in senso centralista e impedire che i diversi gruppi sciiti operanti nella zona si impossessino delle ricchezze. È a causa dell’oro nero, infatti, che l’universo sciita ha continuato a frammentarsi, lasciandosi allettare dalle lusinghe esterne. Anche nell’Esercito del Mahdi si è verificata una spaccatura: una delle fazioni ha respinto la proroga del cessate il fuoco unilaterale proclamato da as Sadr. Gli Stati Uniti in questa rivalità hanno pienamente appoggiato il Siic (ex Consiglio Supremo per la Rivoluzione Islamica in Iraq – Sciiri) che fa parte dell’Alleanza Irachena Unita, gruppo maggioritario in Parlamento.
Il rischio ora è che questa azione mini ulteriormente l’instabilità politica irachena, considerando che parte dei seguaci del gruppo sciita compongono un folto gruppo parlamentare, rientrato nell’assemblea solo da pochi mesi. Sul piano della sicurezza gli effetti nefasti dell’offensiva non si sono, invece, fatti attendere: il risultato è un caos aggiunto al caso che si è esteso anche al quartiere sciita di Baghdad, Sadr city, dove i miliziani hanno dato il via ad una caccia ai soldati e poliziotti per far loro abbandonare l’area. L’ufficio stampa di as Sadr ha negato che vi siano stati scontri con le forze dell’ordine, mentre l’agenzia stampa indipendente Voci dell’Iraq ha reso noto che i miliziani avrebbero offerto ramoscelli d’olivo e copie del Corano ai soldati.
Secondo l’agenzia stampa irachena Asawtaliraq, invece, “uomini armati hanno dato fuoco alla sede a Sadr City del partito al Dawa”, che fa capo al premier iracheno Nouri al Maliki.

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