Tutto come previsto; il quarto esecutivo guidato da Silvio Berlusconi ha incassato ieri la fiducia della Camera. Per la cronaca l’assemblea di Montecitorio ha espresso 335 voti in favore del nuovo governo e 275 contro; da segnalare una sola astensione quella di Riccardo Merlo, eletto come indipendente nella circoscrizione Sud America. L’esito della votazione ha rispecchiato in modo perfetto gli attuali rapporti di forza tra maggioranza ed opposizione e l’assenza, almeno per il momento, di eventuali franchi tiratori. Atteso per questa mattina il voto di Palazzo Madama che renderà del tutto operante la nuova squadra del Cavaliere. Prima del pronunciamento dei deputati, l’azzurro aveva preso la parola per replicare alle dichiarazioni di voto tornando a tendere una mano al suo principale oppositore: Walter Veltroni. Capitolo riforme: l’uomo di Arcore ha nuovamente confermato che sotto questo aspetto il suo governo: “Intende accogliere questa sfida con spirito costruttivo” mentre per quanto riguarda i rapporti con le forze esterne alla maggioranza ha assicurato che “non ci sarà mai da parte nostra il rifiuto pregiudiziale verso i contributi positivi che l’opposizione vorrà dare”. Per dare una nota di colore ad una giornata che già sapeva di grazia, il fondatore di Forza Italia ha poi scimmiottato l’ex sindaco della Capitale e concluso la sua replica a Montecitorio chiosando: “Dico che se pò fà, si può fare e ce la possiamo fare. E con questo auspicio, anzi con questa certezza che chiedo il voto di fiducia”. Dopo essersi sfidati senza esclusione di colpi durante tutta la campagna elettorale, con il portabandiera del Partito democratico che evitava perfino di fare il nome del suo antagonista, Berlusconi e Veltroni stanno ora cercando di avviare una nuova stagione di buonismo forzato; clima che ieri i due hanno cercato di rafforzare in tutti i modi, tantoché durante le votazioni i due si sono brevemente parlati stingendosi la mano al termine del colloquio, preludio di quanto potrebbe avvenire a breve in un incontro privato tra i due che dovrebbe svolgersi tra stasera e domani ed in cui potrebbe prendere vita una prima ombra di veltrusconi. Gli strani ammiccamenti tra l’anticomunista per eccellenza e l’ex figiciotto che da tempo ha rinnegato la sua appartenenza al partito che fu di Togliatti e Berlinguer, hanno ovviamente suscitato più di un sospetto nella sinistra radicale, ormai diventata extraparlamentare, che tornando a rispolverare il solito anti berlusconismo di antica memoria ha subito denunciato il presunto tentativo di convergenze parallele. “È imbarazzante la voglia di inciucio di Veltroni nei confronti di Berlusconi. Ormai è evidente che il Pd non vuole fare opposizione e pensa ad un modello di paese sostanzialmente analogo a quello che ha in testa Berlusconi”, questo il duro monito di Manuela Palermi, ex capogruppo Pdci a Palazzo Madama. Che nel nuovo Parlamento si respiri aria strana, quasi da inciucio, è lampante. Fino a pochi mesi fa le due principali forze in campo non si risparmiavano negli attacchi frontali; ora invece non mancano le sviolinate e le aperture. Sicuramente c’è molto di cui preoccuparsi.
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