L’avvicinarsi del voto mette in ambasce Casini, che teme di doversi presentare dal Cavaliere col capo cosparso di cenere. Non lo dice ma la preoccupazione del leader dell’Udc è che il Pdl vinca con ampio margine anche al Senato e questo significherà l’abbandono di quella strategia che l’ha portato a rompere l’alleanza e a perseguire la via solitaria. “Le alleanze si fanno prima -ha puntualizzato Casini- e non dopo il voto. Questa è una risposta chiara, ultimativa e netta. Berlusconi ha teorizzato la sua autosufficienza”. E secondo il centrista è probabile che la raggiunga ma se non dovesse essere così da parte dell’Udc non ci sarà alcun cambiamento di strategia: continuerà a stare alla finestra, magari rendendosi disponibile per un governo di larghe intese. “C’è un tumore -ha sostenuto Casini- nella democrazia italiana ed è il trasformismo. Non solo non sono stato trasformista ieri nell’essere leale col centrodestra, ma non lo sarò oggi col nuovo patto che stipulo coi miei elettori. Io sono stato sempre leale ma non servile e questo forse per Berlusconi è una colpa”. Al contrario, a detta del leader centrista il vero trasformismo c’è nel Pd, visto che loro hanno fatto appello alla par condicio quando si trattava di fare una battaglia contro Berlusconi e oggi, in sprezzante violazione di quella legge, chiedono un confronto elettorale a due tagliando fuori gli altri candidati. Eppure l’Udc, qualora non si dovesse verificare una vittoria sufficientemente ampia anche al Senato, si candida per entrare in un governo di larghe intese. Quindi, accusare gli altri di trasformismo quando ci si prepara a governare con il Pd ci sembra fuori luogo. A proposito di par condicio, l’atteso faccia a faccia tra Veltroni e Berlusconi rischia di saltare in quanto da parte del partito del Popolo della libertà prevale l’idea che senza la sua abolizione non ci sarà alcun confronto. Casini, rivendica il ruolo di bastian contrario nella politica del Cavaliere, anche nella difesa della par condicio che FI intendeva abolire nella passata legislatura di governo di centrodestra. “Berlusconi in questo ha una sua coerenza: lui, probabilmente -ha proseguito Casini- ritiene che la campagna elettorale ideale sia quella della Russia, con Putin. Ha già detto che la par condicio è una delle prime leggi che cambierà se vincerà”. Ma, oggi, secondo il leader centrista non c’è da parte del Pd una chiara presa di posizione a difesa della par condicio e questo lascia presagire interessi comuni tra Veltroni e Berlusconi. Sulla candidatura di Cuffaro che tanto scalpore ha destato a seguito della condanna, in primo grado di giudizio, a 5 anni per appoggio esterno ad una persona considerata mafiosa, il leader dell’Udc ne prende la pensa diversamente. “Non è accettabile - ha ammonito Casini - che la magistratura abbia un diritto di veto sulle candidature: se lo avessimo fatto Andreotti sarebbe ai lavori forzati anziché al Senato visto che è stato condannato in primo grado a 24 anni come mandante di un omicidio”. Il leader dell’Udc difende a spada tratta l’ex governatore della Sicilia assumendosi la responsabilità di questa scelta. Su questa questione della magistratura che fa politica con avvisi di garanzia ad hoc siamo sempre stati contrari ma qui siamo di fronte ad un garantismo funzionale. Casini difende Cuffaro in quanto serbatoio di voti che in Sicilia gli garantisce il superamento certo della soglia dell’8%. Da parte nostra siamo per un garantismo tutto tondo che impedisca quanto accaduto durante Mani pulite con la cancellazione di partiti storici, come il Psi e la Dc.
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