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Analisi
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Margherita Caminita: una "detenuta" in attesa di rimpatrio

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Mercoledì 9 Gennaio 2008 – 17:52 – Enea Baldi stampa



A distanza di un anno quasi, quando con un articolo dal titolo “Il Maestro e Margherita” rendemmo pubbliche le accuse di Francesco Errante nei confronti della magistratura britannica e delle istituzioni diplomatiche italiane, responsabili secondo l’uomo della “segregazione” della propria madre, Margherita Caminita, all’interno di una struttura sanitaria della contea di Bedford, a tutt’oggi nulla sembra essere cambiato e la donna risulta ancora “ostaggio” del sistema sanitario di sua Maestà britannica.
Francesco Errante prima delle festività natalizie ci ha contattato per metterci al corrente sulle ultime vicende di questa storia per certi aspetti kafkiana che tentiamo di riassumere.
Nel 1998, preoccupato per le condizioni di salute della madre - ospedalizzata presso il Bedford General Hospital per una lieve incontinenza urinaria e subito dopo dichiarata inferma di mente - Francesco Errante decide di inviare alla magistratura di Bedford un resoconto su ciò che accade nel reparto di malattie mentali della struttura sanitaria.
La magistratura britannica non muove un dito, per di più nomina tutori di Margherita Caminita gli stessi servizi sociali di Bedfordshire denunciati dal figlio; la vicenda si complica, l’uomo viene accusato di minacce di morte nei confronti dell’interprete - nominato dallo stesso magistrato con l’incarico di assistere ai colloqui con la signora Caminita e i suoi familiari - e viene arrestato.
Il 6 gennaio 1999, il quotidiano britannico “The Times”, con un articolo in prima pagina svela i retroscena di un indagine su 50 morti sospette, rivelando al mondo le modalità con le quali alcuni ospedali inglesi avrebbero condotto gli anziani alla morte: esattamente quello che Francesco Errante aveva sottoposto mesi prima alla magistratura di Bedford. Nello stesso anno intanto, Errante riesce a tornare in Italia e attraverso una serie di denunce cerca di ristabilire i contatti con sua madre, che nel frattempo non risulta più iscritta nell’elenco degli italiani all’estero, per di più, la sua pensione risulta svanita nel nulla: da allora l’uomo non è mai più riuscito né a vedere, né a comunicare in alcun modo con sua madre.
L’ultima vicenda legale - tra le tante intraprese negli anni da Francesco Errante - è quella del 10 luglio 2007. Per mezzo del tribunale di Palermo e specificamente della persona del giudice Luigi Petrucci, l’uomo chiede espressamente al vice console d’Italia in Bedford, la prova dell’esistenza in vita di sua madre nonché il luogo dell’attuale residenza.
Alle domande, peraltro estremamente esplicite (e numerate), della comunicazione del giudice di Palermo (documento 1), il vice console Piero Paolo Vaira, così risponde: “Ho visitato in data odierna la Sig.ra Margherita Caminita presso la struttura che la ospita (quale? ndr), trovandola in buona salute considerando l’età avanzata. Risiede tuttora nel medesimo luogo nel quale è ormai ospite da anni (quale? ndr). Infine è settimanalmente in contatto con il fratello.” Il tono di omertà nelle generiche quanto vaghe risposte del diplomatico italiano, appare ingiustificato, soprattutto alla luce del fatto che l’ubicazione del soggiorno obbligato della signora Caminita, risulta dai tabulati delle comunicazioni telefoniche settimanali con il nipote. L’utente chiamato puntualmente ogni lunedì pomeriggio alle ore 17 dallo zio materno di Francesco Errante, è un certo Gaetano Tramunto che, insieme a sua moglie Antonietta gestisce la casa di “cura” Park Weu Lodge, sita in Park Avenue a Bedford, numero telefonico 0044-1234-219620. I coniugi Tramunto che da circa trent’anni risiedono in Inghilterra, hanno già alle loro spalle una denuncia per concorso in sequestro di persona insieme all’ex ambasciatore Luigi Amaduzzi.
Francesco Errante, in questi anni, nei tentativi di riportare sua madre in Italia - desiderio più volte espresso dalla signora Margherita -, malgrado tutto, non ha perso la speranza di poterla rivedere prima che muoia, cosicché possa parlare e denunciare lei stessa le vessazioni che ancora oggi, dopo otto anni, è costretta a subire; svelandoci magari i retroscena della sua ingiusta “prigionia” e di tutti quegli anziani come lei, per i quali il diritto al libero arbitrio troppo spesso decade di fronte alla diagnosi d’infermità mentale, e agli interessi delle solite combriccole di assistenti sociali, di enti locali, di burocrati e diplomatici senza scrupoli, più preoccupati a far carriera che a difendere i diritti degli italiani residenti all’estero.

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