Le forze antagoniste del socialismo nazionale devono adeguatamente prepararsi per il dopo elezioni perché, indipendentemente dal risultato, una cosa è certa: vincerà comunque il “comitato d’affari” in quanto il piano di conquista liberaldemocratico del potere assoluto in Italia, sta per conseguire il risultato finale proprio attraverso i due contenitori senza identità in cui si trova tutto ed il contrario di tutto (il popolo della libertà e il partito democratico). Sarebbe troppo lungo riepilogare in sede giornalistica le fasi attuative del progetto, ricordare i singoli episodi ed illustrare le relative strategie. Siamo costretti a semplificare al massimo e andare per sintesi. Partiamo dalle dichiarazioni del Gran Maestro del Grande Oriente d’Italia (GOI) Gustavo Raffi: “Carlo De Benedetti, il Maestro iscritto alla loggia Cavour, entra in sonno nel dicembre 1982, poco dopo la morte di Calvi” (a questo punto è interessante ricordare che attorno alla figura del piduista Calvi si muovono fin dall’inizio due imprenditorì-speculatori, Berlusconi e De Benedetti, ambedue con l’obiettivo iniziale della conquista del “Corriere della Sera” di fatto controllato dall’Ambrosiano, ndr). “Sono appena agli inizi gli esiti giudiziari dello scandalo Calvi-Ambrosiano. Il fratello Silvio, iscritto dal 1978, è stato sfiorato dallo scandalo delle liste di Gelli ma prosegue imperterrito nella costruzione del suo impero televisivo. Il loro confronto sul campo di battaglia dell’Ambrosiano è stato breve, ma il destino vuole che debbano incontrarsi di nuovo, interpretando in modo diverso i due versanti della finanza laica”. Queste le dichiarazioni di Raffi. Una cosa è incontrovertibile: il “fratello” Silvio, detto il Cavaliere, e il “fratello” Carlo, detto l’Ingegnere, in relazione a certi fatti e certe circostanze della finanza e degli affari, si sono più volte incontrati e scontrati. Le spese di questi incontri e scontri le hanno sempre pagate gli italiani. De Benedetti entra nella massoneria a Torino nella loggia Cavour, ma non come “apprendista”; viene subito regolarizzato nel grado di Maestro il 18 marzo 1975 con brevetto nr. 21272 (ANSA, 5 novembre 1993). Il fatto che entri come Maestro significa che egli proviene da altra loggia in cui aveva già raggiunto tale grado e sembra che si tratti di una loggia dì Piazza del Gesù, sicuramente una loggia coperta, la più celebre delle quali è la famosa “Giustizia e Libertà” cui avrebbero appartenuto anche Cuccia, Merzagora, Carli ed altre figure delle finanza laica. A questo punto è interessante ricordare l’iniziativa politica presa da De Benedetti con il lancio della associazione “Libertà e Giustizia” (strana coincidenza!). Nel manifesto dell’Associazione si legge: “Libertà e Giustizia è nata dalla proposta di un gruppo di persone che si é costituito come comitato dei garanti. I loro nomi sono: Gae Aulenti, Giovanni Bachelet, Enzo Biagi, Umberto Eco, Alessandro Galante Garrone, Claudio Magris, Guido Rossi, Giovanni Sartori, Umberto Veronesi… Oggi tanti nostri concittadini non sono soddisfatti dello stato del paese ma non trovano gli strumenti culturali per unirsi e cambiarlo, per contare insieme, per far valere il loro impegno civile... Libertà e Giustizia sarà il luogo per discutere serenamente, per creare occasioni di approfondimento e di documentazione sui fatti fondamentali che stanno mettendo in crisi la nostra democrazia. Libertà e Giustizia non è un partito, non vuole diventarlo e non punta a sostituire i partiti, ma vuole dare un senso positivo all’insoddisfazione che cresce verso la politica, trasformandola in partecipazione e proposta”. Ora, come sembra che la scesa in campo nella politica del fratello Silvio con Forza Italia e la naturale evoluzione nel contenitore “il popolo della libertà” sia la realizzazione del Progetto Italia di Licio Gelli, altrettanto sembra che il “partito democratico” sia la realizzazione del manifesto Libertà e Giustizia lanciato a suo tempo dal fratello Carlo. Il linguaggio e gli obiettivi di Veltroni li ritroviamo nei linguaggio e nei contenuti del ricordato manifesto, anche perché - diciamolo chiaramente - Veltroni è il “parvenu” di turno lanciato nell’arengo in nome e per conto di gruppi di potere ben individuati. Basta seguire il quotidiano “la Repubblica” e il settimanale “L’Espresso” per trovare conferma di quanto sostenuto. Nello sviluppo dei rispettivi progetti emergono le differenze caratteriali e culturali dei due protagonisti della nostra storia. L’ingegnere tende sempre ad assicurarsi il ruolo di regista e sceneggiatore; mentre il cavaliere è contemporaneamente regista, sceneggiatore e attore protagonista circondato da comparse servili anche se inaffidabili (leggi Fini e alleanzini vari). Fatta per sintesi questa breve storia tutta italiana, l’unica incertezza del dopo elezioni rimane il comportamento dei due duellanti reali ed emblematicamente rappresentativi di certi gruppi e di certi interessi nel campo degli affari e della finanza. Sempre per sintesi vogliamo ricordare che il primo campo di battaglia fra i due fu quello della Sme, la Società meridionale di elettricità, una realtà controllata dall’Iri (leggi Prodi, fin da quell’episodio schierato – come ammise - a favore dell’ingegnere “circonciso”..) che, a dispetto dell’antico nome, controllava importanti aziende dell’agro-alimentare. Per inciso vogliamo ricordare che Craxi, all’epoca presidente del Consiglio, si schierò contro De Benedetti che considerava un nemico, e forse - oltre a Sigonella - pagò successivamente anche questa sua posizione. Il secondo motivo di scontro è quello del 1989-1991 per il controllo della Mondadori che all’epoca possedeva quotidiani (la Repubblica e 13 quotidiani locali) e i settimanali Panorama, L’Espresso, Epoca. Con una sentenza “comprata” con tangenti (la condanna di Previti ne è la conferma) il Cavaliere strappava la Mondadori al suo concorrente. Un successivo accordo politico portò alla restituzione a De Benedetti dei quotidiani e del settimanale L’Espresso. Il resto rimase al Berlusconi. Nel luglio 2005 i due compari stipulano la pace e veniamo informati che De Benedetti e Berlusconi sarebbero stati i soci principali (con 50 milioni dl Euro ciascuno) di un nuovo fondo salva imprese nel quale era prevista anche la presenza di Della Valle, Montezemolo e del finanziere di Wall Street Peter Cohen. L’iniziativa viene benedetta dal “dio mercato” che ama la pace fra i due duellanti anche perché “porterà grandi benefici per il Paese” come ebbe a sostenere “Il Riformista” che offrì all’operazione la copertura ideologica. Nel frattempo si scatena anche la Borsa e cominciano i soliti giochetti guidati del compra e vendi che portano a grossi guadagni per i soliti noti mentre il “parco buoi” fa le spese anche di questa operazione di cui adesso non si sente più parlare. Poi il lungo filo rosso della finanza massonica torna in azione con strascichi fino ai giorni nostri attraverso la scalate dei “furbetti del quartierino” che vedono coinvolta sia la massoneria laica che quella clericale. Ancora una volta ciò che emerge dalle indagini della magistratura è il patto tra i poteri occulti che operano al di fuori delle stesse regole di mercato (finanza massonica laica e cattolica, destra e sinistra) e che governano la politica e l’economia italiana nell’interesse di gruppi sovranazionali. Questo è il contesto storico in cui gli italiani sono chiamati per l’ennesima volta alle urne (inutilmente, diciamo noi) e questi gli obiettivi dei due contenitori indifferenziati e senza identità che competono fra di loro per il governo del paese ancora chiamato Italia. Rassegnati? Noi no, perché siano uomini liberi e irriducibili nella nostra azione di denuncia e di protesta in nome della giustizia sociale e della Nazione.
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