E' di scena al Teatro dell’Opera di Roma uno dei balletti tardo romantici più belli che sia possibile vedere, ma anche uno dei meno frequentati e dalla gestazione più lunga e complessa di tutta la storia della danza per i palcoscenici lirici. Si tratta de Il Corsaro ricavato dai due librettisti maggiori Vernoy de Saint Georges e Joseph Mazilier dal poema omonimo di George Gordon Byron. Prima di addentrarci nell’opera alla quale hanno messo mano musicalmente tra gli altri Adolphe-Charles Adam, Léo Delibes, Riccardo Drigo e Cesare Pugni, bisogna chiarire una fondamentale differenza spesso ignorata fra pirata e corsaro. Il pirata è un ladro che agisce motu proprio depredando e uccidendo orientato nelle scelte delle vittime dalla brama di bottino e di potere. Il corsaro, invece, è fornito di regola di una copertura, ha una lettera di corsa consegnatagli dal proprio re che lo autorizza a recar danno agli interessi commerciali e a impadronirsi delle ricchezze che viaggino per mare dei nemici del proprio paese. Una sorta di guerrigliero dei mari/oceani, aureolato da una fama leggendaria spesso ricompensato con onori, vedi il caso di Francis Morgan divenuto poi Sir con Elisabetta I sotto la cui bandiera mandava a picco le navi spagnole. In Italia con Emilio Salgari i corsari sono ghiotti protagonisti di opere che hanno fatto sognare milioni di ragazzi amanti dell’avventura. L’argomento del balletto Il Corsaro utilizza tutti i topoi che possono entusiasmare l’epoca in cui fu scritto, epoca che non conosceva la globalizzazione, che ha livellato il mondo in una realtà spietatamente piatta dove non c’è spazio per il sogno, e perciò si poteva ancora parlare di esotismo. Ed ecco i fatti : una terribile tempesta fa naufragare la nave condotta dal giovane Conrad su una spiaggia. Il corsaro si salva assieme a Birbanto e allo schiavo Alì. Poco dopo sulla spiaggia arrivano un gruppo di fanciulle greche, guidato da Medora e Gulnara e naturalmente Medora e Conrad si innamorano. Ma ecco sopraggiungere un manipolo di mercanti di schiavi comandati da Lankandem che fanno prigioniere le ragazze per offrirle ai compratori nel bazar turco. Al mercato delle belle, Seyd Pascia si accaparra quasi tutta la mercanzia ad esclusione di Medora che viene acquistata da un misterioso commerciante mascherato: è Conrad travestito che riesce così a liberarla assieme a poche compagne, e a prendere prigioniero anche il bieco Lankandem. Ora tutti sono nella caverna rifugio dei corsari piena di tesori e qui la trama si complica perchè Birbanto da amico diventa nemico, Lankandem riesce a rapire Medora e le sue compagne e ben presto ci si trova tutti ancora presso il pascià turco. Ma per poco, un gruppo di pellegrini, in realtà Conrad , Alì e i loro fedeli compagni, riesce a liberare le belle e Medora e Gulnara con i loro amanti veleggeranno su un mare di felicità. L’intricato racconto motiva momenti spettacolari bellissimi e giustamente celebri, fra cui il Pas d’esclave, il Gran Pas Classique, più noto come il Gran Pas de Deux à Trois con Medora , Conrad e Alì impegnati in una mirabolante serie di movimenti vorticosi e impegnativi, o quello mirabile del Giardino Animato nel quale viene celebrata la bellezza fra fiori e scrosciare di fontanelle all’interno dell’harem, ed altri ancora. Dal punto di vista coreografico Il Corsaro è frutto di continue aggiornamenti, perciò nella coreografia compaiono numerosi celebri nomi , fra cui Marius Petipa o Mazilier, cui si deve l’aggiunta del bellissimo Pas de Fleurs nel Giardino animato. Il balletto, la cui prima versione vide la luce nel 1826, anche se può essere considerato un capolavoro del suo genere, tanto da avere entusiasmato da sempre i pubblici di tante nazioni, ed avere raccolto, tra gli altri, i giudizi entusiastici di Eugenia de Montijo, moglie dell’imperatore Napoleone III, e da essere stato in tempi recenti un successo travolgente in una edizione che vedeva nelle parti principali Margot Fontayn e Rudolph Nureyev, non è rappresentato molto spesso. Nello spettacolo assai prestigioso del teatro dell’Opera di Roma, Il Corsaro ha le coreografie di Viatcheslav Khomyakov, che si è ispirato a tutto quanto è stato precedentemente pensato, e soprattutto a Petipa, ma ha fatto anche un lavoro personale preziosissimo riuscendo a non tradire lo spirito di questo balletto neo romantico pur apportando alcune manipolazioni. Con scene e costumi all’insegna della più raffinata eleganza che evocano harem, mercati di schiavi, palazzi del Pascià, firmati da Francesco Zito e per la regia di Beppe Menegatti (una firma una garanzia, si potrebbe dire), si sono mossi sulla scena ballerini di gran classe, a cominciare dal protagonista , Robert Tewsley, esponente della nuova generazione di danzatori, tutti molto alti, longilinei, dalla impressionante elevazione e dal fisico di forza possente che permette loro di “trasvolare” letteralmente il palcoscenico, e dalla protagonista Medora, Ekaterina Borchenko, una figurina stilizzata di bellezza impareggiabile che danza con levità assoluta e una tecnica impressionante. Ekaterina ha una eleganza naturale che il fisico sottile e il bel visino dal nasino all’insù accentuano, se possibile. Due perfetti esemplari umani che interpretano con passione i personaggi e meritano pienamente gli applausi a scena aperta e il teatro stracolmo. Così come da segnalare per l’efficacia narrativa nei diversi ruoli sono Alessandra Amato (Gulnara), Alessandro Tiburzi( Birbanto), mentre va rimarcata ancor più la personale bravura e la caratterizzazione del ruolo di Ivan Sitnikov, un Lankedem di alta scuola.
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