Nuova Consonanza, anno 45esimo dalla Fondazione e una serie di concerti che arriva alla vigilia di Natale. Per gli 80 anni di Ennio Morricone, uno dei membri dell’Associazione, una serata interamente a lui dedicata con quattro musicisti e il gioco di composizioni che hanno una finalità più che un tema: festeggiare un amico, che il cinema ha reso celebre con le sue colonne sonore che hanno saputo marcare il territorio della fantasia e dell’emozione e inserirsi in quel bouquet complesso e variegato che dà significato ad un film. I quattro compositori sono Ada Gentile, Michael Nyman, Marco Betta e Egisto Macchi. Voci diverse o anche diversissime fra loro che danno la misura di come la musica oggi elabori percorsi più che indirizzarsi lungo vie già tracciate. E certo, mentre Michael Nyman ha un’attività musicale che sembra correre sugli stessi binari di Morricone, anch’egli autore di musiche di celebri film, fra cui quasi tutte le opere di Peter Greenaway, e poi maestro che accetta gli stilemi del minimalismo e li applica ai suoi pezzi di musica pura. Ma gioca anche sulla sua ispirazione quanto di classico e di popolare, quanto di nuovissimo è possibile apprendere e perciò il folk, con la musica barocca e l’elettronica. Ed ecco gli studi affrontati farsi cultura musicale: la Royal Academy of Music di Londra, il King’s College. Per Nuova Consonanza presenta un brano dal titolo For Ennio per orchestra d’archi, del 2008: una larga stringa musicale che si ripropone e che privilegia la scrittura melodica. Poi è Ada Gentile in campo, lei ha soffici note, tentazioni melodiche, capacità di costruire segmenti musicali trasparenti. Qui, in Ho scritto una canzone, appositamente composta per Morricone, una melodia dolcissima ricca di colori si affida al suono dei violini, poi è il canto più sommesso dei violoncelli a definire la sua natura romantica e malinconica, il suo lirismo soffuso di nostalgie. Le viole ancora aprono la pista al ritorno dei violini con i quali si innesta l’emozione di una canzone che sembra un poema d’amore dolente e appassionato. Chi conosce la Gentile, la raffinatezza che anima ogni sua composizione, la squisita propensione a costruire momenti timbrici, trova difficile iscrivere questa opera nel tracciato già noto, riscontra un avanzamento di tipo emotivo che tiene conto di un certo pathos, senza mai rinunziare al lindore della scrittura e alla delicatezza impressionistica del suono. Con Marco Betta, palermitano che interpreta l’anima mediterranea della sua città e dell’isola, cuore di un mondo dalle suggestioni più varie, simboli onnipresenti di un passato che ha stratificato culture ed emozioni, musicista è colui che si è nutrito delle forme strofiche e musicali degli zagial e delle muhashahat degli antichi arabi, che ha colto le energie sonore provenienti anche da altri ambiti: siamo in un internazionalismo espresso dalle voci perfettamente omologate in un linguaggio autonomo e fascinoso. Nei suoi Canti, un Adagio commissione di Nuova Consonanza per la festa di Morricone, tutto ciò si palesa anche nella scrittura, perchè il racconto musicale è affidato a tre strumenti solisti, il violino di Marco Serino, il violoncello di Luca Pincini e la viola di Fausto Anselmo che hanno spazio e condizione di voci, cui il resto dell’Orchestra offre sostegno in un dialogo continuo. A volte la melodia assume ritmi martellanti, cui corrispondono respiri più intensi degli archi, a volte note nostalgiche sostenute dall’orchestra raccontano la dolcezza dolente di un mondo abbagliato dal sole, il mondo dei carrettieri e la musica colta dell’eterna rivale, Catania con la sua gloria Vincenzo Bellini. Egisto Macchi parte dal Bolero di Ravel, lui tra i fondatori di Nuova Consonanza, dedica al collega un brano del 1988. Il suo particolare bolero vive delle istanze di questo musicista che ricerca la spazializzazione dei suoni. Qui, l’orchestra si divide in quattro gruppi, ognuno esegue la sua linea melodica, ritmica, snodandosi sulle ripetizioni. Alla fine del concerto, tre composizioni di tre diversi Morricone: il primo del 1958 si porta dietro le acquisizioni dell’epoca nell’ originale Concerto per 11 Violini, che segue le esperienze della dodecafonia ,con gli strumenti divenuti laboratorio di ricerca dei suoni e perciò percossi, battuti con le mani , l’archetto e con le corde stimolate da pizzicati di varia natura. La ricerca continua nel 1988 con Quattro Anacoluti, frasi la cui regolarità sintattica, proprio come nel linguaggio comune, di cui già si è appropriata la letteratura per caratterizzare personaggi popolari, viene bruscamente interrotta. Il pezzo ha matrice dotta, Antonio Vivaldi è il suo padre spirituale. Per finire Flash per doppio coro e quartetto d’archi, un brano del 2000, di cui è stata eseguita la seconda versione. |