Nel gennaio del 1929, l’editore Ravagnati di Milano, membro dell’Alleanza Nazionale del Libro (associazione voluta dal Regime, organizzatrice, tra l’altro, della “Festa del Libro” da tenersi nelle varie città italiane) pubblicava per il secondo anno consecutivo, “L’Arcilibro” - Vita e Opere degli Italiani, un vero e proprio “Almanacco letterario” che, diretto da Mario Carrera, poteva contare tra i suoi collaboratori Giuseppe Cocchiara, insigne antropologo culturale, Emilio Servadio, Eugenio Treves e Olga Visentini. “L’Arcilibro” veniva strutturato in sezioni, dedicate, di mese in mese, ai libri pubblicati in Italia nell’anno precedente (ad iniziare dal 1928); alle opere e avvenimenti memorabili; alle curiosità della vita degli scrittori e, infine, gli indirizzari e informazioni varie. Ma il volume in nostre mani, conteneva una novità che il direttore Mario Carrera così presentava: “Piacciano, intanto, ai lettori dell’Arcilibro 1929 i panorami regionali che precedono ciascun gruppo di rassegne: In questi panorami si da’ conto, con criterio affatto topografico, dello stato presente delle lettere paesane che è come si evade, floridissimo; si ricordano vecchi, giovani e giovanissimi scrittori e si formulano il voto che ognuno di questi focolai partecipi attivamente alla rinascita di quell’amore del libro italiano, la cui diffusione è il fine principale della nostra impresa”. Per quanto riguarda la Dalmazia, non essendo all’epoca regione italiana (del resto come dopo il ‘46), insieme a Malta, la Corsica e la Svizzera italiana, è stata inserita nel mese di febbraio, nella particolare sezione “Panorama dell’Italia d’oltre confine”, a firma di Umberto Biscottini. Questo il “pezzo” relativo alla cultura dalmata che qui trascriviamo integralmente: “Oltre il confine che stringe Zara e le contende ogni risorsa, son pochi i letterati rimasti in terra di Dalmazia dopo le tristi contingenze postbelliche. I più, ormai a Zara o sul continente, si son stretti intorno all’ Archivio Storico per la Dalmazia, agli Atti e Memorie della Società Dalmata di Storia Patria ed alla Rivista Dalmatica, le tre fucine della passione dalmata e della tradizione italiana. L’Archivio Storico per la Dalmazia, é diretto dal conte Antonio Cippico, che in guerra redasse Il San Marco per l’ VIIIa armata, e negli anni torbidi delle trattative di pace fu uno dei vessilliferi più animosi dei diritti della sua gente tradita. Da due anni egli ha abbandonato la facoltà di letteratura italiana di Londra, per rinchiudersi nella più intima vita di artista. Ch’egli è il poeta delicato del Carme Umanistico (Hoepli ‘26) della Notte dei Re (Hoepli ‘17) e ha proprio in questi giorni licenziato alle stampe Musa Limitaris (Mondadori ‘28), ma poeta egli vuol essere, quasi sibi et suis discretamente, per un’esigenza più intima che lo spinge a cantare e a creare, a mescolarsi interamente alla vita nel tumulto di tutte le sue esigenze, nella molteplice carietà dei suoi aspetti . E’ un poeta che alle liriche alterna l’esercizio della politica estera e della storia, il più severo esercizio dell’attività culturale di un uomo, per bearsi , quasi a fatica compiuta, della sua opera di proto, quando come Presidente della Giunta d’Arte per le Pubblicazioni dello Stato, può creare una bella edizione, silenziosamente. Anche il silenzio infatti é una delle virtù di Antonio Cippico. Gli Atti e Memorie della Società Dalmata di Storia Patria, diretta dai professori G. Praga ed A. Cronia, e la Rivista Dalmatica, diretta Ildebrando Tacconi di Spalato, scrittore elegante di letteratura e di storia , raccolgono il fior fiore della intellettualità dalmatica d’oltre confine, tra cui il Filippi, il Fattovich e lo Zink. E la rassegna breve non può essere terminata, senza rammentare Riccardo Foster, che diresse Il Mattino di Napoli ed é critico acuto d’arte, Ugo Inchiostri, di Sebenico, poeta delicatissimo e storico insigne che vive in Trieste, Giacomo Macocchia di Spalato, letterato e storico di indiscusso valore, e finalmente Alessandro Dudan, anch’egli di Spalato, al quale tutti dobbiamo essere un po’ grati per l’ardore della sua battaglia politica, e la passione con cui anima la sua dottrina di studioso e di storico di arte. Il giovane deputato, che a Roma volle suo rappresentante in Parlamento, é indubbiamente oggi quegli che riassume più di ogni altro la cultura e l’umanità dell’oltre sponda adriatica”. |