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Vivaldi Triumphans

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Mercoledì 26 Novembre 2008 – 15:36 – Franzina Ancona stampa
Vivaldi Triumphans

Juditha Triumphans devicta Holofernis Barbarie è il titolo di questo capolavoro di Antonio Vivaldi che l’Accademia Filarmonica Romana ha proposto in una edizione con l’Orchestra Barocca Modo Antiquo e con il Coro da Camera italiano condotti egregiamente da Federico Maria Sardelli, con ottimo esito e all’interno di un tracciato vivaldiano che ha anche al suo attivo una giornata di studi. Juditha è l’unico oratorio pervenutoci in forma completa dei quattro musicati dal “Prete Rosso”. Qualificato dall’autore come “sacrum militari oratorium”, è stato composto nel 1716, in un momento di esaltazione del popolo veneziano per la vittoria conseguita quell’anno contro i Turchi. Una vittoria tanto più meritevole di celebrazioni in quanto veniva a festeggiare la fine di un periodo di incubi, due anni durissimi di guerra scatenata dal Gran Visir Alì per riprendere sotto il dominio ottomano il Peloponneso e intaccare i territori della Serenissima. Una lunga serie di sconfitte, massacri, torture e insulti alle donne erano state la cifra distintiva delle truppe turche condotte dal Pascià Gianum Chogia a Corinto a in altre città fino a Napoli di Romania. Con il Trattato stipulato dai veneziani con l’Imperatore Eugenio d’Austria si poté arrivare alla vittoria tanto bramata sull’esercito ottomano nella battaglia di Patervaradino del 5 agosto, seguita due settimane dopo dalla liberazione di Corfù, considerata dagli storici un prodigio di eroismo. Questo il momento storico e questo il clima emotivo che sottendono l’opera di Vivaldi. L’opera era scritta per le giovinette dell’Ospedale della Pietà di Venezia, considerata all’epoca la massima espressione musicale europea sia per le voci scelte con accuratezza che per gli strumenti di non facile utilizzo. L’oratorio racconta l’episodio biblico di Giuditta che si introduce presso il trace Oloferne come messaggera di pace e, forte della sua bellezza e del suo fascino, lo accende di passione e accetta di consumare con lui una lauta cena ricca di vini e libagioni varie, preludio ad una notte d’amore. Ma quando il condottiero ebbro di vino crolla nel sonno, Giuditta gli sottrae la spada e nel nome di Dio con un fendente gli mozza il capo, privando così l’esercito nemico della guida. I personaggi sono chiaramente allegorie, Giuditta, la ricca vedova di non comune bellezza e fede religiosa, rappresenta Venezia, mentre la sua ancella Abra, una vedova nella Bibbia, probabilmente vittima dello stesso Oloferne, simboleggia la fede cristiana, Betullia, la città sotto assedio, è la Chiesa, Ozias, sommo sacerdote cui Vivaldi dedica due Arie bellissime, la solenne invocazione all’inizio del secondo atto e il canto della vittoria alla fine, è il governatore della Chiesa, cioè il papa, Oloferne, nella Bibbia capo supremo delle milizie del re assiro Nabucodonosor, è naturalmente il Sultano, mentre Vagaus, l’eunuco, nella Bibbia personaggio secondario, qui ha uno spazio espressivo assai significativo che raggiunge il suo culmine nella scena della scoperta del cadavere decapitato del suo padrone. Vagaus certamente rappresenta il Gran Visir. Tutto questo si ricava anche da un breve “Carmen allegoricum” posto alla fine del libretto, libretto molto efficace sul piano narrativo, scritto in latino ad opera di Giacomo Cassetti. Compositore teatrale d’eccellenza, oggi noto soprattutto per la sua musica strumentale; Antonio Vivaldi aveva un senso finissimo per il dramma e la vocalità operistica, come dimostra l’oratorio Juditha Triumphans che ha una scelta di registri vocali che si apparentano più ad un dramma per le scene. Lo testimoniano arie ad elevato contenuto espressivo e drammatico (come quelle del ritrovamento del cadavere decapitato di Oloferne), ma anche ironico come quando il rude condottiero corteggia Giuditta alla quale assicura di ardere e lei lo rintuzza vagamente divertita. La composizione era destinata alle allieve dell’Ospedale della Pietà, dunque è stata scritta per voci femminili, cinque per l’esattezza, quanti sono i personaggi. Nello spettacolo dell’Accademia, che ha proposto la partitura di Michael Talbot, edizione 2008, Federico Maria Sardelli con la sua magnifica Orchestra Barocca Modo Antiquo, ha scelto artisti bravissimi e assai noti per la frequentazione con il repertorio barocco. Giuditta è il mezzosoprano dalla voce vellutata Kristina Hammarstöm, una delle maggiori artiste svedesi di fama internazionale. Oloferne è interpretato da Guillermette Laurens dalla voce più scura, Abra, la serva di Giuditta, è il mezzo soprano Silvia Vajente. Ozias ha la prestanza vocale e lo straordinario colore di Gabriella Martellacci, mentre Vagaus, l’eunuco, ha naturalmente la tessitura di un soprano acuto.

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