Onirica storia di donne quella che fino al 21 dicembre va in scena al teatro due Aldo Nicolaj di Roma. Mattatrici della graffiante opera intitolata Unghie sono Elisabetta Carta e Nunzia Greco, madre e figlia che si trovano di fronte nel più classico dei conflitti generazionali, con il ricordo della nonna/madre che aleggia onnipresente durante tutta la rappresentazione, divenendo il centro della vita, del mondo e che, volenti o nolenti, ha fortemente condizionato tutto il precorso storico personale delle due protagoniste, divenute le donne odierne anche in virtù di quel rapporto. Canovaccio narrativo il rincontro, dopo molto tempo delle due donne, due personalità molto diverse tra loro, che mettono a confronto il passato, i ricordi ed il tempo che volge inesorabile, il tutto sotto l’occhio attento della domestica, impersonata da Carmen Onorati, della più giovane delle due donne, che non si limita ad osservare l’evolversi di questo scontro generazione ma tiene a bada la voglia di rivalsa delle due, e partecipa attivamente al dialogo tra le due, rimproverandole perfino quando il diverbio si fa più acceso, con un atteggiamento che sembra però ribaltarne il ruolo. Perno di tutta la narrazione la figura materna, quasi una sorta di regista che recita, dove le tre donne mettono in scena questa commedia tenendosi per mano e conducendo una danza al femminile dove classicità e modernità si fondono in tutt’uno. In questo vero e proprio scontro frontale le due attrici contrapposte una all’altra non si risparmiano colpi bassi, ferendosi a vicenda con la figura della madre primordiale che suo malgrado, diviene il capro espiatorio di tutte le attuali incomprensioni, invidie e ripicche costretta a subire questa sorte senza potersi ribellare o far valere le proprie ragioni in quanto morta. Commedia forse arcigna, imperniata su un simbolismo non sempre semplice da decifrare, sembra ruotare tutto verso l’ideale del ritorno dove, non a caso, la vita stessa viene tratteggiata come un continuo viaggio a ritroso verso quella madre, centro narrativo di tutta l’opera, che manca e di cui la narratrice non può che avvertire, malinconicamente, l’assenza. A rafforzare maggiormente la portata simbolica di ogni singolo particolare anche la dimensione del testo dove comunicazione e narrativa lasciano il posto ad un linguaggio tutto da decodificare ed interpretare che però riesce a rendere lo spettatore quasi una parte integrante di tutta la rappresentazione. Particolare menzione sembrano meritare le tre attrici che muovendosi in una scenografia molto spoglia, unica concessione due gabbie metalliche che a volte sembrano rinchiudere le protagoniste a mò di punizione, mostrano tutta la loro bravura e pur in un contesto cupo, a tratti perfino gotico, illuminano il palcoscenico catturando l’attenzione degli spettatori presenti in sala. Testo molto intenso e difficile da interpretare, Unghie è valso alla sua autrice Valeria Moretti, numerosi riconoscimenti tra cui il premio nazionale “Luigi Antonelli-Castilenti” e quello di scrittura teatrale femminile Inner Wheel Roma Roame 2008.
Unghie, regia di Giuseppe Venetucci, con Elisabetta Carta, Nunzia Greco e la partecipazione di Carmen Onorati e fino al 21 dicembre al Teatro due Aldo Nicolaj di Roma. Orario spettacoli: dal martedì al sabato ore 21, domenica ore 17.30, lunedì riposo. Biglietti euro 15, ridotto euro 10.
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