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Telecom affonda nei suoi debiti

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Sabato 9 Agosto 2008 – 13:23 – Filippo Ghira stampa
Telecom affonda nei suoi debiti

L’economia e la finanza non sono scienze esatte e le vicende di Telecom lo dimostrano ampiamente. La società telefonica ha presentato infatti ieri i risultati del suo primo semestre del 2008 che hanno registrato ricavi per 14,838 miliardi di euro (in calo del 3,3% rispetto ai primi sei mesi del 2007). In calo sono anche il margine operativo lordo, collocatosi a 5,535 miliardi (sceso del 12,6%), l’utile operativo a 2,608 miliardi (sceso del 26,6%) e il risultato netto a 1.140 milioni di euro (con una flessione del 24%). Sono cresciuti invece gli investimenti industriali, collocatisi a 2,956 miliardi (con un aumento del 22,6%). Quello che soprattutto è grave e che rende semplicemente disastrosa la situazione di Telecom è l’indebitamento finanziario netto che al 30 giugno scorso era di 37,172 miliardi di euro, in decisa crescita rispetto ai 35.701 milioni di fine 2007 e ai 35,436 miliardi del 31 marzo scorso.
L’incremento di 1,736 miliardi è stato determinato da due fattori. Il primo, il pagamento dei dividendi per 1.664 milioni e il secondo l’acquisizione in Brasile delle licenze 3G i videotelefonini che ha comportato l’iscrizione di un debito finanziario nei confronti del gruppo Anatel, che solo in parte è stato compensato da una positiva gestione operativa. I risultati di Telecom sono in linea con le aspettative e con le tendenze del settore, ha affermato Franco Bernabé, amministratore delegato della società. Chi si accontenta gode, potrebbe essere lo scontato commento visto che anche lo stesso Tarak Ben Ammar, consigliere di amministrazione della società, ha confermato “fiducia totale” a Bernabé e al presidente Gabriele Galateri, entrambi uomini Fiat. I risultati sono stati recepiti positivamente anche dal mercato finanziario, il che costituisce un assoluto controsenso, e il titolo Telecom dopo aver raggiunto 1,171 euro (con un aumento del 6,36%) è stato sospeso dalla Consob per poi essere riammesso quotando 1,141. A fronte di una media 110 milioni di azioni scambiate ieri ne sono passate di mano 118 milioni. Un segnale che potrebbe indicare che qualcuno continua a rastrellare azioni in quanto persegue finalità proprie che non sono quelle di incassare un dividendo ma che rientrano semmai nel controllo finale dell’azienda, quando verranno meno le premesse che avevano portato alla costituzione della Telco, la holding di controllo della Telecom con una quota azionaria del 24,5%. La stessa fiducia nel duo Bernabé-Galateri è stata ribadita da Cesar Alierta in nome del principale azionista (con il 42%) di Telco, ossia la spagnola Telefonica che di fatto, specie dopo i risultati semestrali, ha accentuato il suo ruolo di controllo nell’azienda italiana. Gli altri azionisti di Telco (Generali, Mediobanca, Intesa-San Paolo e Sintonia dei Benetton) non hanno infatti da perseguire velleità di tipo industriale ma vedono il problema in un ottica squisitamente finanziaria e potrebbero tranquillamente togliere il disturbo, e trasferire la propria quota di Telco agli altri soci, non appena scadrà il patto di sindacato. Ma poiché gli altri soci sono dei finanzieri resta la possibilità concreta che sia Telefonica a fare propria l’intera posta. In questo momento gli spagnoli, che sono un’azienda sana e finanziariamente liquida, non hanno interesse far crescere Telecom. Del resto come potrebbe crescere un gruppo come Telecom gravato da un debito di 37 miliardi? Per farlo sarebbero necessari capitali che in questo momento nessuno ha intenzione di investire visto che il mercato della telefonia si è lasciato da tempo alle spalle il suo periodo d’oro e che i ritorni in dividendi o in plusvalenze sarebbero quanto mai modesti. Più logico quindi sospettare che Telefonica voglia assorbire Telecom quando il titolo sarà arrivato al livello più basso possibile. Ben al di sotto dei 2,8 euro pagati da Telefonica e dagli altri soci per entrare in Telco e comprare la quota di Tronchetti Provera, quando il titolo quotava 2,1 euro. Ora con l’azione a 1,14 si prospetta la possibilità di rifarsi ed allungare le mani sui telefonini di Tim che hanno la grande prerogativa, rispetto alla telefonia fissa, di assicurare entrate finanziarie sicure e immediate. Quanto alla rete fissa, in rame o in fibra ottica, ci potrà pensare quello che, dopo il prevedibile spezzatino o scorporo societario, resterà di Telecom e che nelle intenzioni si vorrebbe girare allo Stato per realizzare il tanto invocato gestore indipendente della rete che il sistema “wireless” finirà inevitabilmente per confinare in un angolo come un reperto del passato.

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