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L'ascia del governo su Alitalia

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Sabato 9 Agosto 2008 – 13:20 – Andrea Angelini stampa
L'ascia del governo su Alitalia



Su Alitalia adesso è la volta del toto esuberi che interesserà “qualche” mi-gliaio di dipendenti, tra prepensionamenti, licenziamenti veri e propri e tentativo di trovare un altro posto di lavoro agli infelici prescelti. Il problema è però proprio quel “qualche” che più si va avanti più assume proporzioni eclatanti. Infatti nell’ormai già datato piano industriale di Air France-Klm gli esuberi ondeggiavano da 2.000 a 2.150. Poi dopo che i franco-olandesi, vincitori della gara indetta dal Tesoro per la vendita di Alitalia, si sono ritirati a causa dell’ostilità del neonato governo di centrodestra, Berlusconi e i suoi si sono messi a lavorare alla creazione di una cordata italiana il cui piano industriale, secondo le indiscrezioni che sono filtrate, prevedeva esuberi per circa 5 mila dipendenti. I calcoli evidentemente erano stati fatti per difetto tanto è vero che ieri Berlusconi si è fatto sfuggire che saranno meno di 7 mila. Il che tradotto in italiano, significa che saranno sicuramente più di 6 mila. Con quale gioia dei dipendenti e dei sindacati è facile immaginare. Berlusconi parlando ieri della vicenda si è lasciato andare ad alcune considerazioni di carattere lapalissiano e ad alcune ammissioni che la dicono lunga sul programma di “sangue, sudore e lacrime” che la cordata studiata da Intesa-San Paolo, scelta dal governo come consulente, ha studiato per la nostra compagnia di bandiera. Secondo il Cavaliere infatti, sarebbe sempre meglio poter assumere altro personale piuttosto che dire ai dipendenti di cercarsi un altro lavoro... Ma l’Alitalia, ha ricordato, è arrivata ad avere 20 mila persone e tutti gli studi fatti da diverse parti hanno fatto concludere che sia necessaria una riduzione del numero dei dipendenti. Quindi Berlusconi, dopo aver detto il vero quando ha affermato che quella ad Air France-Klm sarebbe stata una svendita, è poi inciampato sui numeri e sulla memoria, quando ha ricordato, male, che il piano dei franco-olandesi prevedeva 7 mila licenziamenti. Della serie: noi ne licenzieremo qualche centinaio in meno. E poi la alternativa quale è? Quella di chiudere baracca e burattini e mandare a casa tutti e 20 mila gli attuali dipendenti di Alitalia. Lasciateci trovare una soluzione, ha aggiunto, stiamo lavorando perché l’Italia possa avere una sua compagnia di bandiera in grado di assicurare profitti ed utili ai suoi azionisti, una compagnia dotata di una flotta di aerei moderni e in grado di aiutare le nostre esportazioni e favorire l’arrivo di turisti nel nostro Paese. Il piano industriale c’è già, ci sono gli imprenditori pronti ad investirvi i capitali necessari, E non sono nomi da poco. La stessa Intesa-San Paolo, Ligresti, Benetton, Gavio ed anche AirOne. Oltre al piano industriale c’è già bello e pronto un piano finanziario che prevede non solo il versamento di una cifra oscillante tra i 700 milioni e un miliardo di euro, tanto per incominciare, ma che soprattutto prevede la nascita di una nuova società formata dai rami floridi di Alitalia e AirOne (con gli aerei nuovi e vecchi e i diritti di volo) e il persistere di due società, le vecchie Alitalia ed AirOne, oberate di debiti che presumibilmente verranno abbandonate al loro destino. Ma tutto questo sarà appena sufficiente per riavviare una compagnia aerea capace di competere sui cieli. Su quello italiano sicuramente visto che la nuova AliOne nelle previsioni dovrebbe coprire una quota di mercato del 65%. Per il mercato internazionale è invece un altro paio di maniche visto che Alitalia, anche a causa della anzianità della sua flotta aerea, ha gestito con non poche difficoltà i collegamenti sulle rotte aeree intercontinentali.
Ne consegue la necessità di un’alleanza, con una grande compagnia aerea straniera attraverso la quale mettere in comune risorse e sviluppare sinergie tali da permettere di crescere in quote di mercato. Berlusconi ha riconfermato che il Governo sta trattando con una grande compagnia straniera. “Faremo – ha spiegato - una alleanza che si porrà sul piano internazionale. Esattamente l’ipotesi opposta della svendita ad Air France-Klm”. Un’affermazione singolare perché un’alleanza con una compagnia aerea straniera, ottimamente posizionata nei collegamenti internazionali (questa è una condizione indispensabile) non potrà che avvenire in condizioni di subalternità.
Tutti i grandi gruppi concorrenti, nonostante il caro greggio che ha tagliato i loro utili, anche nel 2008 hanno continuato ad avere bilanci in utile. Il marcio sta quindi nel come Alitalia è stata finora gestita e questo comporta la necessità di una radicale inversione di marcia. Ma se non andava bene Air France-Klm che voleva colonizzare Alitalia e ridurre i nostri scali a succursali incaricate di alimentare i voli intercontinentali in partenza da Parigi, cosa potrebbe cambiare mettiamo con un vettore come Lufthansa? Forse che i tedeschi non cercherebbero di indirizzare buona parte dei collegamenti intercontinentali della nuova aggregazione aerea sui propri scali di Monaco e di Francoforte? Resta però il fatto che un’alleanza di questo tipo sembra inevitabile in un mercato avviato sempre più sulla strada della razionalizzazione attraverso la diminuzione del numero delle compagnie aeree, come testimoniano la stessa unione Air France e Klm e quella recentemente decisa tra British Airways ed Iberia. Da parte sua, Lufthansa non ha voluto commentare il suo interessamento per Alitalia e si è trincerata dietro una formula classica che non dice però nulla: non ci sono discussioni in corso. Forse ci sono già state.

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