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Taglio dell'Iva perchè Gordon Brown non sbaglia

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Sabato 29 Novembre 2008 – 19:03 – Diana Pugliese stampa
Taglio dell'Iva perchè Gordon Brown non sbaglia

Tagliare le tasse al più presto non è solo ragionevole ma indispensabile. Seppur in ritardo, lo hanno capito anche i governi di altri Paesi, messi con le spalle al muro dalla crisi dei subprime e dalle sue ripercussioni sull’economia reale. Non più tardi di cinque giorni fa il premier inglese, Gordon Brown e il suo ministro delle Finanze, Alistair Darling, hanno deciso, all’interno del più vasto piano anticrisi che la Gran Bretagna ricordi, di abbattere l’Iva del 2,5%, portando per il 2009 l’imposta per la prima volta dopo 34 anni dal 17,5% al 15%, il livello più basso consentito dall’Unione europea. Se la crisi continuerà, la misura sarà estesa anche al 2010. Il Primo ministro britannico considera tale intervento come l’unico strumento in grado di creare benefici per tutti i cittadini perché consente una riduzione effettiva del prezzo dei beni di consumo. L’obiettivo del provvedimento è dunque lo stesso perseguito da tutti i governi europei: arrestare il crescente calo dei consumi e far sì che la gente continui a riempire i negozi e a spendere durante il prossimo Natale, che promette di essere il più frugale da molti decenni a questa parte. Ma mentre Berlusconi ha optato per il blocco delle tariffe e - tra le altre misure - per la Social card elettronica, che comporta il suo impiego per il consumo, l’Inghilterra sembra aver afferrato il toro per le corna, optando per una misura coraggiosa ed efficace. Come è noto rimangono invece contrari al taglio dell’Imposta sul valore aggiunto Francia e Germania: a poche ore dal varo della misura da parte di Londra, il Presidente Nicolas Sarkozy e il Cancelliere Angela Merkel hanno immediatamente bocciato il provvedimento.
“Se ridurremo l’Iva, cosa succederà? - ha chiesto il Sarkozy, al termine di un incontro avuto a Parigi con la Merkel - Avremo solo prezzi più bassi. Crediamo che altre misure, come quelle di insistere sull’innovazione e sulla ricerca siano più efficaci per le nostre economie”. L’idea dei due leader, come ha sottolineato lo stesso Presidente francese è di fare di Francia e Germania “i motori dell’innovazione e della ricerca”. E forse, per le due economie forti del Vecchio Continente, la scelta non è in fondo sbagliata.
Diverso, invece, è il caso dell’Italia, dove l’enorme buco dell’evasione fiscale passa anche attraverso l’evasione dell’Iva. Per prima cosa, come ha sottolineato il premier britannico difendendo il suo piano contro la crisi, la recessione “non è un’opzione”: se non si agisce subito, a fallire non sarà solo la politica economica ma anche la politica, la “leadership”. Lasciare “semplicemente che la recessione faccia il suo corso”, sostenendo che non ci sono alternative, ha evidenziato non senza ragioni Gordon Brown, “non è un’opzione”, tanto più che le recessione degli anni Ottanta e Novanta - decisamente meno gravi di quella oggi in atto - hanno dimostrato che se non si agisce all’inizio del declino la lunghezza e l’ampiezza della crisi aumentano. Il secondo motivo per cui il taglio dell’Iva potrebbe rivelarsi invece valido per l’Italia è che la pressione nel nostro Paese continua a salire, ingessando il sistema produttivo e agevolando l’evasione. Secondo l’ultima stima della Cgia di Mestre, tra il 2005 e il 2009 la pressione fiscale è aumentata del 2,5%, passando dal già elevato 40,5% del 2005, al 42,1% del 2006 fino al picco record del 43,3% del 2007. Quest’anno, secondo le previsioni del Dpef, dovrebbe calare leggermente e posizionarsi al 42,8% per ritornare però nel 2009 al 43%. Ma mentre appare assolutamente insensato e suicida tagliare i contributi previdenziali, che comporterebbero gravi ripercussioni non solo sulla stabilità del Inps ma anche sul futuro pensionistico degli italiani, certamente più agevole è l’alleggerimento del carico fiscale diretto sui lavoratori dipendenti e le imprese. Tale via però, causa una forte riduzione delle entrate – con problemi sui conti pubblici - ma non ha lo stesso effetto moltiplicativo sul sistema che può avere un effettivo taglio generalizzato dei prezzi. “Gli aumenti delle imposte e dei contributi previdenziali hanno sicuramente aggravato la crisi economica in atto ormai da inizio anno”, ha ammonito infatti il segretario della Cgia di Mestre, Giuseppe Bortolussi, per il quale per rilanciare oggi i consumi serve “anche una drastica riduzione delle imposte”. Per l’associazione, non sempre favorevole al centrodestra, “i provvedimenti presentati dal Governo in questi ultimi giorni vanno nella direzione giusta” ma visto che l’Ue si è resa disponibile a congelare per due anni il Patto di stabilità a questo punto è necessario (e possibile ndr) “alleggerire con maggiore determinazione il carico fiscale”.
Rivedere gli studi di settore per le piccole imprese e i lavoratori autonomi è per Bortolussi un’altra strada percorribile e apprezzabile. “Altrimenti molti saranno chiamati il prossimo anno a pagare anche quello che non hanno guadagnato”, ha ammonito il presidente dell’associazione, che ritiene questa l’unica via “per dare un futuro a milioni di microimprese” e “garantire l’occupazione, visto che le realtà imprenditoriali con meno di 10 addetti creano ogni anno l’80% dei nuovi posti di lavoro”. Ipotesi sensata ma che non pone rimedio al discutibile fenomeno del pagamento a forfait che consente ad imprese con giri di affari maggiori, spesso appartenenti al settore del commercio, di pagare molto meno dei colleghi a minor giro d’affari e di quelli che non possono usufruire degli studi di settore. Anche il taglio di Ires e Irap, che aiutano a ridurre i costi di esercizio delle imprese, è un’ipotesi condivisibili e utile a ridurre la pressione fiscale che, ovviamente non fatta solo dall’Iva.
Quest’ultima, però, resta una fetta rilevante del carico fiscale e ha il merito di coinvolgere tutti gli operatori del sistema economico, con particolare vantaggio per l’ultimo anello della catena che di fatto la paga: cioè il consumatore. La fetta importante e crescente delle entrate del Fisco, infine, arriva dalle imposte indirette, con regina dominate proprio l’Iva. L’effetto moltiplicativo di un suo taglio sul sistema produttivo e sui consumi - principale motore propulsivo dell’economia - e dunque sulle tasche di tutti i cittadini, è di certo superiore a quello di altre imposte, oltre a favorire una certa emersione del sommerso. Pur non essendo l’unica misura da applicabile, insomma, è certamente una soluzione da prendere seriamente in considerazione, seppur in concomitanza con altri pur importanti provvedimenti.


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