La reazione più spassosa all’insegna del classico “non è una cosa seria” è stata quella di Francesco Cossiga che ha liquidato le polemiche sull’aumento dell’Iva per Sky dal 10 al 20%, prevista dal Pacchetto anti-crisi, buttandola in caciara. “Ho dovuto dare la disdetta – ha spiegato l’ex Capo dello Stato - ho fatto i conti e ho visto che mi costava troppo, anche se mi dispiace molto”. Cossiga ha poi ipotizzato che forse, per evitare le polemiche sul conflitto di interessi, sarebbe stato opportuno aumentare le tasse di concessione per Mediaset e per La7 e aumentare lo stesso canone Rai. In ogni caso, la polemica su Sky, innescata dal centrosinistra con i classici e scontati riferimenti al conflitto di interessi di Berlusconi, in quanto titolare di attività concorrenti, appare quanto meno un pretesto da parte di una opposizione che sembra non avere niente altro a cui attaccarsi. Erano stati infatti i governi di centrosinistra a concedere l’Iva al 10% a Sky invece del 20% normale per poi successivamente prorogarla. La giustificazione era che il settore della Tv a pagamento via satellite aveva bisogno di un incentivo per diffondersi ed acquisire sempre nuovi abbonati. Ma adesso gli abbonati sono ben 5 milioni e parlare ancora di aiuti ad un settore che è ormai abbondantemente “maturo” appare un controsenso. Ugualmente strumentali sono state le reazioni di taluni esponenti del centrodestra che, forse ignorando la realtà delle cose, hanno definito il padrone di Sky, il magnate australiano Rupert Murdoch (foto), come un amico di Prodi, in quanto è stato il Professore bolognese a beneficiarlo. Quando invece sono ben conosciute le sue idee conservatrici e altrettanto noti i suoi rapporti più che amichevoli con Silvio Berlusconi con il quale ci sono stati ripetuti incontri anni fa quando il Cavaliere, per risolvere una volta per tutte il suo conflitto di interessi, stava pensando seriamente di vendere Mediaset al primo editore mondiale di giornali e televisioni. Un progetto che venne però, a quel che si dice, osteggiato e bloccato da Marina e Piersilvio, i due figli maggiori del Cavaliere. Si deve anche ricordare che Fininvest ha acquistato il 3% della Premiere, la società pay per view tedesca, il cui 25% del capitale è di proprietà proprio di Murdoch. Quindi altro che amici, sono pure soci…Una realtà che lascia capire su quali direttrici si muovono e si rafforzano le alleanze economiche internazionali tra gruppi che, a differenza della politica, sono in grado di leggere quali sono le trasformazioni tecnologiche in atto e i loro riflessi sui mercati. C’è poi da sottolineare che la reazione del centrosinistra è priva di logica anche sul piano della legittimità, perché il provvedimento non è una penalizzazione ma non fa altro che equiparare l’Iva pagata dagli utenti di Sky a quella già pagata dagli abbonati delle varie televisioni digitali, tra le quali ci sono sicuramente anche quelle che fanno capo a Mediaset come Premium. Portare quindi l’Iva di Sky dal 10% al 20% non significa raddoppiarla ma operare una giusta e sacrosanta operazione all’insegna dell’equità. Ed anche la reazione di alcuni dirigenti della divisione italiana della televisione satellitare di Murdoch appaiono spassose e fuori luogo. Dire che Sky dovrà tagliare numerosi posti di lavoro, significa affermare una cosa fuori dal mondo. Allo stesso modo è lontano dalla realtà il voler far credere che l’aumento dell’Iva provocherà una fuga di abbonati, trattandosi in prevalenza di un’utenza giovane per la quale l’aggravio di spesa sarà di appena cinque euro al mese, il prezzo di sei caffè. Ma la questione principale è che l’abbonamento ad una televisione satellitare o digitale rappresenta un bene di lusso che non tutti si possono permettere e di conseguenza, specie in un momento come questo in cui troppi cittadini sono costretti a tirare la cinghia per sopravvivere, questi beni che non sono necessari e non possono continuare a godere di condizioni fiscali favorevoli. Ed è sconfortante che il centrosinistra si sia impegnato in forze in quella che non è altro che una battaglia di retroguardia che peraltro non pagherà nemmeno in termini politici ed elettorali. Del resto concorde con Berlusconi (“L’imposta resta al 20%, abbiamo abolito un privilegio. Il PD è senza ritegno”) e Tremonti si è detta suo malgrado Graziella Mascia, già deputata di Rifondazione, che dopo aver ricordato l’enorme conflitto di interessi che caratterizza l’attività del capo del governo, ha però convenuto sul fatto che “tassare una tv a pagamento significa intervenire su un servizio di lusso. In questo caso – ha precisato - si tratta peraltro di un normale riallineamento delle aliquote Iva”.
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