L’Italia potrà utilizzare i 2,5 miliardi di euro dei fondi regionali europei 2000-2006 rimasti inutilizzati. A dare la notizie, ieri a Bruxelles, il ministro delle Attività produttive, Claudio Scajola, al termine di un incontro avuto con il commissario europeo per le Politiche regionali Danuta Hubner. La Commissione, ha specificato Scajola, per evitare che i fondi andassero sprecati ha dato il via libera ad una proroga per il loro uso. “Dai dati che abbiamo, ad agosto risultava un avanzo di 6,3 miliardi ancora non spesi”, ha continuato il ministro, sottolineando che secondo il dato parziale al 31 ottobre la parte destinata all’Italia e non ancora spesa ammontava a 2,5 miliardi di euro; soldi che, ha poi rassicurato, il governo intende usare completamente. A rendere possibile il semaforo verde dell’esecutivo europeo, come ha sottolineato lo stesso Scajola, è stato il fatto che in un clima di forte rallentamento economico molti Paesi non avevano completamente utilizzato le risorse messe a disposizione dall’Ue. Il problema, come ha ricordato il ministro dell’Economia Giulio Tremonti, anch’egli a Bruxelles, ha riguardato “tutti i Paesi” ma che la Commissione vorrebbe non si ripetesse più in futuro. L’incontro con Hubner ha poi consentito all’esecutivo italiano di incassare anche l’apprezzamento di Bruxelles per la manovra economica di Tremonti nonché una positiva “valutazione sull’uso dei fondi europei”. In buona sostanza, come ha spiegato Tremonti, la Commissione ha riconosciuto al governo di essersi mosso “per aiutare imprese e cittadini e accelerare gli investimenti”. Cosa che, ha affermato Tremonti, “vuol dire aggredire la crisi”, specie per le aree meno sviluppate come il Sud che, come è noto, richiederebbero un forte incremento dell’impegno economico. In tal senso, secondo quanto affermato dal ministro, l’esecutivo appare deciso a mantenere gli impegni presi, sia con il Mezzogiorno, non modificando la percentuale di fondi destinarti alle diverse aree del Paese, sia complessivamente rispetto all’ammontare totale degli investimenti, pari ad 80 miliardi di euro, che non saranno ridotti. Tali risorse, nelle intenzioni del governo, dovranno essere spesi in modo graduale, in parte già con il decreto anti-crisi, cui sarà aggiunta una “modulazione di 60 miliardi di euro di interventi europei spalmati tra infrastrutture, ammortizzatori sociali e Ricerca e Sviluppo”. Staremo a vedere se, davvero, l’esecutivo riuscirà a spendere tali risorse in modo proficuo come il Paese necessiterebbe. È infatti noto che molte delle risorse comunitarie, pur escludendo le vere e proprie truffe, sono state spesso impiegate in modo poco fruttuoso, perdendosi in rivoli e rivoletti, spesso di natura politica, che non hanno portato ad una effettivo miglioramento e sviluppo delle realtà destinatarie degli investimenti. I furbetti italiani, infatti, sono sempre pronti all’opera. Eccessivi abbattimenti degli oneri burocratici e la mancanza di una efficace opera di controllo, non potrebbe che rendere più facili tali eventualità, sollevando peraltro forti dubbi sulla buona fede del governo e sulle sue ‘vicinanze imprenditoriali’. |