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Industria: fatturato in caduta dell'11% annuo ad agosto

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Sabato 18 Ottobre 2008 – 12:51 – Sabrina Lauricella stampa
Industria: fatturato in caduta dell'11% annuo ad agosto


Non nascondiamo la testa sotto la sabbia: la recessione è vicina e sarà tanto più grave quanto più le misure anticicliche, quelle cioè capaci di ostacolare l’andamento negativo del ciclo economico, saranno rimandate. E in quest’ottica, è giusto ricordarlo, suicida è risultata la politica del governo Prodi che, invece di cavalcare l’onda positiva del ciclo con misure espansive ha perso due preziosi anni, aumentando la spesa - in nome di un frainteso senso di giustizia sociale - e attuando una politica fiscale restrittiva che oggi costa moltissimo al Paese. Ma tant’è: il passato non si può cambiare, neppure quando è il prodromo dei sempre più preoccupanti dati economici diffusi dagli istituti di analisi statistiche ed economiche.
L’ultimo, diffuso ieri dall’Istat, relativo all’andamento dell’indice del fatturato dell’industria ad agosto, è risultato in caduta libera sia rispetto a luglio (-3%) sia rispetto allo stesso mese del 2007 (-11%). Finora a trainare il fatturato delle imprese dello Stivale, come è noto, era stata soprattutto la domanda estera; ma la crisi ha cambiato le coordinate: dilagando in tutti i principali Paesi, il contagio ha contratto la domanda proveniente dai principali mercati dell’export italiano, facendo crollare il fatturato sul mercato estero del 12,9%, mentre quello interno continua a scendere, segnando un meno 10,2%. Confrontando i primi otto mesi del 2008 con lo stesso periodo del 2007, l’andamento del fatturato dell’industria è a ben vedere più favorevole (più 2,6%, frutto di una crescita del 2,5% sul mercato interno e del 3,1% su quello estero) perché il dato ingloba i buoni risultati registrati nei primi mesi del 2008 e quelli di luglio (+4,7% annuo). L’improvvisa caduta di agosto però non lascia dubbi: la crisi e i suoi effetti sono è ormai tangibili. Tanto più che, analizzando i risultati dei principali raggruppamenti di industrie, emerge che solo l’energia ha fatto registrare nell’ottavo mese del 2008 un andamento annuo positivo (+14,9% rispetto allo stesso mese del 2007), peraltro in parte imputabile ai prezzi ancora sostenuti del greggio; si sono contratti invece, sempre rispetto ad agosto 2007, tutti gli altri raggruppamenti, dai beni intermedi (-17,2%) a quelli strumentali (-15,7%) e di consumo (-9,4%), il cui fatturato è sceso del 23,8% per i beni durevoli e del 7,5% per quelli non durevoli.
Ancor più indicativo della contrazione l’andamento degli indici destagionalizzati del fatturato, vale a dire le variazioni rispetto al mese di luglio, negative per tutti i raggruppamenti: dall’energia (-4,7%) ai beni intermedi (-4,5%), dagli strumentali (-0,6%) a quelli di consumo (-2,5%, di cui -7,7% per i beni durevoli e -1,3% per quelli non durevoli).
Ancor più grigie le nuvole all’orizzonte: rispetto allo stesso mese del 2007, gli ordinativi dell’industria, che anticipano l’andamento del fatturato nei prossimi mesi, sono scesi ad agosto del 5,2% a seguito di un calo dello 0,5% sul mercato interno e del 12,8% su quello estero. Rispetto a luglio, la riduzione è stata invece dello 0,3%.
A conferma della brusca frenata registrata ad agosto, ha sottolineato l’Istituto guidato da Luigi Biggeri, il mese precedente entrambi i dati erano stati invece positivi, rispettivamente pari a più 5,5% annuo e più 2,6% mensile. Complessivamente, nei primi otto mesi del 2008 l’andamento è risultato invece positivo: rispetto allo stesso periodo del 2007 gli ordinativi sono cresciuti del 2,2%, soprattutto grazie all’aumento del 4,2% registrato sul mercato interno, solo parzialmente ostacolato dal calo dell’1,5% registrato su quello estero.
Una ulteriore conferma delle difficoltà della nostra produzione emerge analizzando i risultati industriali alla luce dei dati sul commercio estero di agosto, che rivelano una contrazione della domanda proveniente dal principale mercato italiano, l’Ue, dove le esportazioni sono scese del 12,4% (import -10,3%) portando il saldo commerciale in passivo di 25 milioni di euro, a fronte di un attivo di 294 milioni registrato ad agosto 2007. In calo dell’8% anche la domanda estera comprensiva dei Paesi extra-Ue e in peggioramento il corrispondente deficit commerciale, salito dai 687 milioni di euro di agosto 2007 ai 2.116 milioni di euro dello stesso mese del 2008.
Anche se nei primi otto mesi dell’anno l’export è cresciuto del 2,6% e l’attivo è migliorato, nell’ultimo trimestre 2008 gli ordinativi lasciano prevedere purtroppo un peggioramento. Come ha spiegato due giorni fa il sottosegretario allo Sviluppo Economico, Adolfo Urso, “è allarme recessione anche per il nostro export” e l’autunno si profila “molto difficile” per il crollo dei consumi negli Usa e in Europa.
La settimana prossima, per contrastare questo preoccupante rallentamento, l’esecutivo approverà misure a sostegno dello sviluppo, misure che però rischiano di non bastare. Il ritardo accumulato nell’affrontare la crisi, infatti, rende necessaria una politica fiscale di stimolo dei consumi interni e di aiuto alle imprese, nonché di sostegno dell’export in quei (pochi) Paesi che non hanno risentito eccessivamente della tempesta. Tanto più che, per Confesercenti, “nell’ultimo trimestre il calo dei consumi potrebbe aggirarsi attorno allo 0,4%”, portando il Pil 2008 “ad un inquietante -0,1%”.
Non sbagliano dunque i commercianti quando dicono che “questi sono i mesi decisivi per impedire la recessione” e che, per far ripartire l’economia ed evitare “tracolli occupazionali”, si devono varare subito “interventi urgenti e mirati sulle pmi”, facilitando l’accesso al credito e alleggerendo il carico fiscale magari rateizzando gli acconti, nonché sui consumi, magari detassando le tredicesime. Ma soprattutto, ha sottolineato non senza ragioni Confesercenti, “basta polemiche”: un allarme economico così serio impone “più coesione ad ogni livello, politico e sociale”. Le proposte concrete ci sono ed “è tempo che tutti remino nella stessa direzione”. A buon intenditor…

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