La vicenda Alitalia ha cambiato decisamente rotta con l’entrata in campo di Silvio Berlusconi che ha prospettato l’esistenza di una cordata italiana alternativa in funzione anti Air France-Klm e con la marcia indietro di Romano Prodi che dopo aver sponsorizzato per un anno e mezzo i francesi e solamente i francesi, e dopo essere stato obbligato a prendere atto della protesta montante in tutto il Paese, ha definito “auspicabile” che, se esiste davvero, questa cordata italiana si faccia avanti con una offerta concreta. L’uscita di Berlusconi, che dai critici è stata definita “elettoralistica e strumentale”, secondo i sondaggi avrebbe invece portato un ulteriore 1,5% di consensi alla lista del Popolo della Libertà. Allo stesso tempo un apprezzamento, più alla nuova ipotesi prospettata che al Cavaliere come proponente, è arrivato dal sindacato, specie la Cisl, che non può accettare i 2.100 esuberi, tra licenziamenti e prepensionamenti, annunciati da Air France. Per non parlare poi di tutti quelli che si avranno nell’indotto di uno scalo come Malpensa dove Alitalia ha già tagliato di suo quasi tutti i collegamenti intercontinentali, considerati non redditizi per l’azienda, ma anche concorrenziali di quelli che Air France-Klm gestisce dai suoi due Hub di Parigi (Charles De Gaulle-Roissy) e Amsterdam (Schiphol). Una nuova cordata significa però un insieme di soggetti economici. In primo luogo una compagnia aerea che sia in grado di operare la salvezza, il rilancio, il successo e la redditività della nuova Alitalia. Come l’italiana AirOne che aveva già partecipato, unitamente a Intesa-San Paolo, alla prima asta per Alitalia, quella con 11 concorrenti alla fine del 2006, salvo poi ritirarsi, come gli altri, per le condizioni poste dal Tesoro per vendere la propria partecipazione del 49,90%. Guarda caso proprio le condizioni che nella successiva trattativa a quattro erano state tolte. Come la garanzia di mantenere un certo numero di collegamenti internazionali. Guarda sempre caso proprio i collegamenti che l’attuale direttivo di Alitalia ha cancellato per venire incontro ai desiderata di Air France-Klm con la quale la stessa compagnia di bandiera e il Tesoro avevano deciso di avviare una “trattativa in esclusiva”. C’è da dire, ad onore del vero, che AirOne non aveva fatto molto per rendere appetibile la propria “manifestazione di interesse” arrivando ad offrire appena un centesimo di euro per azione. Eppure, dentro la cordata di Ap Holding, oltre a Intesa-San Paolo c’erano banche come Goldman Sachs, Morgan Stanley e Nomura. La decisione di Prodi, Tomaso Padoa Schioppa (Tesoro) e Maurizio Prato (Alitalia) di trattare solo con i francesi era stata originata da tutta una serie di considerazioni. La prima, e più importante, era rappresentata da accordi a livello intergovernativo con il presidente francese Nicolas Sarkozy che avevano contemplato, tra l’altro, l’ingresso dell’Enel nel capitale della consorella francese Edf, con la collegata possibilità di controllare ed utilizzare l’energia prodotta da centrali nucleari in Francia e nell’Europa centrale. La seconda era l’inadeguatezza della cifra offerta da AirOne rispetto a quella dei francesi. La terza, la dimensione inadeguata di AirOne focalizzata soprattutto sulle rotte interne dove copriva il 30% contro il 50% di Alitalia. La quarta il notevole indebitamento recentemente raggiunto dalla compagnia di Carlo Toto per l’acquisto di nuovi aerei per i collegamenti a medio raggio. Quinta ed ultima considerazione, ma sicuramente non irrilevante, il fatto che AirOne faccia parte della alleanza commerciale di Star Alliance, mentre Alitalia, come peraltro Air France, è socia di SkyTeam. Di conseguenza una rottura dell’alleanza da parte di Alitalia comporterebbe il pagamento di una penale di circa 300 milioni di euro che andrebbero a carico dei nuovi padroni della compagnia di bandiera. Resta il fatto che per sponsorizzare Air France-Klm contro AirOne, Romano Prodi ha dovuto superare non poche ostilità all’interno della sua maggioranza, dove in diversi, ad incominciare da Massimo D’Alema, spingevano per la compagnia di Carlo Toto. Per superare tutte queste obiezioni, una nuova cordata che includesse AirOne, dovrebbe allora raggruppare una larga schiera di banche ed imprese nazionali che complessivamente si troverebbero a sborsare ed investire una bella quantità di quattrini ma che sarebbero una cifra accettabile se distribuita su più soggetti. Si tratterebbe infatti di un’operazione da 2,5 miliardi tra acquisto delle azioni, pagamento delle obbligazioni in circolazione e dei debiti più la necessaria ricapitalizzazione. L’iniziativa di Berlusconi, seppure tardiva, è stata dettata da alcune ovvie considerazioni. La prima il fatto che un Paese come l’Italia non può permettersi che il nostro Paese, unitamente alla nostra compagnia di bandiera e ai nostri scali aerei, sia ridotto ad una succursale della Francia. L’Italia non può insomma accettare che in futuro, come previsto da Air France, il nostro traffico commerciale con l’estero debba passare attraverso gli scali francesi, Non se lo può permettere perché la Francia è un nostro diretto concorrente e di conseguenza Air France potrà essere tentata di mettere in piedi misure o trucchetti tali da penalizzare le nostre esportazioni. Nello specifico poi, a giudizio di Berlusconi, come ha fatto Alitalia e come vorrebbe fare Air France, non si può penalizzare il ruolo di Malpensa che è piazzata al centro della pianura padana ossia del cuore del sistema industriale del nostro Paese, quello che produce la maggior parte della ricchezza nazionale. Le stesse valutazioni che valgono per il nostro export varrebbero per il settore turistico che rappresenta per il nostro Paese una costante fonte di entrate e che i francesi potrebbero ugualmente essere tentati di penalizzare. Quella di Berlusconi è stata un’iniziativa che avrà pure implicato un risvolto elettorale, visto che il centrodestra vanta il suo principale bacino di voti al Nord e che tutti i suoi maggiori esponenti padani (come Bossi, Formigoni e Moratti) hanno manifestato con forza il proprio no al ridimensionamento di Malpensa, ma al tempo stesso è una presa di posizione più che fondata in nome della difesa dell’interesse nazionale. Resta però il fatto che nei suoi cinque anni di governo nemmeno il centrodestra si è preoccupato molto della maniera in cui veniva gestita Alitalia, preferendo invece concentrarsi sullo sviluppo di Malpensa che nonostante tale impegno, non è ancora stata dotata di adeguati collegamenti autostradali e ferroviari da Milano. Si è data insomma l’idea che prima di tutto dovesse venire Malpensa dove sono stati trasferiti molti collegamenti prima in carico a Linate. A nessuno è mai venuto in mente prima che i destini di Alitalia e Malpensa dovessero essere strettamente legati visto che lo scalo varesino era stato scelto per diventare il fulcro (Hub) del traffico aereo nazionale. Tanto è vero che molti imprenditori lombardi e veneti, che considerano Malpensa quasi una cattedrale nel deserto perché scomoda da raggiungere, dovendosi recare oltreoceano, preferiscono prendere un volo da Verona fino a Monaco o Francoforte e da lì volare in America. Se si parte da tali premesse, non è una sorpresa scoprire che tra i soggetti che potrebbero tornare in gara, e che già si erano ritirati, c’è anche Lufthansa che potrebbe sfruttare, affiancandosi ad AirOne, il comune legame con Star Alliance. Ma a quel punto, le obiezioni che valgono per Air France-Klm varrebbero anche per Lufthansa che vedrebbe in una Malpensa, seppure servita da una adeguata rete di infrastrutture, un rivale dei suoi Hub di Francoforte e di Monaco di Baviera. Ed in Alitalia una potenziale succursale. I tempi comunque stringono. Nella prossima assemblea degli azionisti chiamati ad approvare il bilancio, il consiglio di amministrazione di Alitalia, come già annunciato, chiederà infatti ai soci di sottoscrivere una ricapitalizzazione di almeno 750 milioni di euro visto che le perdite dei precedenti esercizi si sono divorate il capitale sociale. In assenza di novità, cioè dell’arrivo di un nuovo padrone, Air France o altri, quella occasione potrebbe essere l’anticamera del fallimento come peraltro alcuni esponenti del governo hanno già minacciato, ventilando l’ipotesi di portare i libri contabili in tribunale. Una minaccia che lavora tutta a favore dell’opzione francese.
Spinetta conferma i licenziamenti Nell’atteso incontro con i sindacati, il presidente di Air France-Klm, Jean-Cyril Spinetta, ha annunciato che entro venerdì invierà una proposta di accordo quadro che modifica solo in parte l’annunciata ristrutturazione di Alitalia, per la quale sono stati previsti 2100 esuberi tra licenziamenti e prepensionamenti. Di cui 1600 per Alitalia Fly (piloti, assistenti di volo e lavoratori terra) e 500 per Alitalia Service. Ma tali tagli di personale rimarranno perché, ha spiegato, sono “l’unico modo per avere la redditività e la profittabilità tali da garantire gli altri posti di lavoro”. Unica concessione fatta è stata l’offerta di trasferire entro 3 anni da Alitalia ad Air France su base volontaria circa 180 giovani piloti. Ma questo significa ammettere che i francesi vogliono disarmare Alitalia e di fatto privarla di un patrimonio umano e professionale, il solo in grado di permetterle di sopravvivere. Da parte sua Prato ha confermato che per il Tesoro la scadenza per accettare il nuovo piano industriale resta il 31 marzo. “Non accettiamo ricatti”, hanno replicato i sindacati. La speculazione festeggia in Borsa L’intervento di Berlusconi e le aspettative su un rialzo delle quotazioni del titolo hanno alimentato le speculazioni in Borsa. L’azione ordinaria di Alitalia dopo aver superato il limite di 0,5 euro, obbligando la Consob a sospendere le contrattazioni, si è stabilizzato in mattinata a 0,45 euro con un aumento di oltre il 30% su venerdì scorso. Quotazioni confermate pure in chiusura a 0,4578 euro con un rialzo del 32,35%. Durissimo il commento di Luca Volonté, capogruppo dei deputati dell’Udc: “Sono gravissime le speculazioni sul titolo Alitalia. La Consob deve aprire subito una seria indagine…Non è accettabile che sul titolo della compagnia di bandiera si giochi come alle slot machine. In queste ore l’Italia dimostra di essere un Paese allo sbando, terra di scorrerie di predoni senza scrupoli. Ragione in più per chiudere una querelle che ingrassa solo i conti dei pirati finanziari…Se esistono offerte – ha intimato - vengano a galla e la vendita si concluda prestissimo”.
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