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Economia
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Forte calo sui mercati per petrolio e oro

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Domenica 23 Marzo 2008 – 14:38 – Rinascita stampa

Sembra aver avuto inizio la prima ondata di vendite sulle materie prime. Il sell off dei grossi investitori ha infatti colpito il petrolio, l’oro, ma anche il rame ed altri beni che durante l’attuale crisi dei mercati stanno fungendo da rifugio per i grandi capitali. L’ultimo giorno di contrattazione prima della pausa pasquale, ovvero giovedì, ha visto infatti un netto ridimensionamento dei prezzi delle materie prime: la prova generale per un inevitabile grande crollo dei prezzi che potrebbe essere vicino.
Il contratto di maggio sul crude oil scambiato sui mercati americani, ha segnato segna un calo dell’1,95% a 100,55 dollari al barile, dopo aver toccato un minimo intraday a 99,60 dollari al barile. Le vendite, spiegano i trader, sono state determinate dopo che il dipartimento statunitense per l’Energia ha reso noto come la domanda di carburante sia scesa nelle ultime 4 settimane del 3,2%, spingendo così molti fondi a fare profitto dopo la recente corsa dei prezzi.
Le vendite sul petrolio hanno contagiato l’intero mercato delle materie prime.
In primis l’oro, che è arrivato a segnare un calo del 2,8% a 9197,91 dollari all’oncia nel corso delle contrattazioni asiatiche.
Sprofonda anche il rame che ha toccato il minimo mensile sul mercato londinese a 7.720 dollari la tonnellata.
“Alcuni analisti legano il calo dell’oro al fatto che la Fed abbia tagliato i tassi ‘solamente’ di 75 punti base e non 100 punti base - spiega un trader - quindi in base a questa visione ci dovrebbe essere meno liquidità in giro e quindi meno rischi inflazionistici. Io però credo che una spiegazione più plausibile sia che è iniziata una correzione dei prezzi che potrebbe durare fino all’inizio delle Olimpiadi di Pechino”.
A prevedere il calo dei prezzi delle materie prime dalle colonne del Financial Times di martedì scorso, è stato il presidente della società di consulenza Independent Strategy, David Roche, secondo cui saremmo in prossimità di un collasso delle quotazioni. “I prezzi delle materie prime segnano giorno dopo giorno nuovi massimi - ha scritto - sembra non ci siano più limiti ai rialzi. Ma state pronti, il grande crollo arriverà presto”.
Stando a Roche, la crescita dell’economia mondiale sta calando molto velocemente sia in Usa che in Europa, mentre la Cina dovrà necessariamente frenare la propria economia al fine di contenere l’inflazione proprio in una fase in cui le esportazioni si ridurranno. Secondo Roche, “la crescita cinese si abbasserà dall’11% all’8% e questo è sufficiente per spingere al ribasso i prezzi del petrolio e dei metalli tra il 20% e il 30%”.
Anche Goldman Sachs ha una visione bearish sul settore, ovvero è convinta della tendenza alla vendita nel medio termine.
In una nota inviata alla clientela, la banca d’affari evidenzia come “se da un lato rimaniamo ottimisti sui prezzi nel lungo termine, riteniamo che il mercato si sia mosso in anticipo rispetto ai nostri target di fine anno, lasciando così che i rischi di breve termine virassero al ribasso e rendessero il mercato vulnerabile a liquidazioni speculative”.
Altri analisti della banca d’affari, infine, fanno notare come ad aver accentuato il ribasso delle materie prime sia stato anche il forte apprezzamento del dollaro che scambia sotto il livello di 1,55 nei confronti dell’euro. Essendo prezzate in dollari, le materie prime diventano infatti meno convenienti per i compratori in valuta locale man mano la divisa statunitense si deprezza.
Quest’insieme di fattori fa dunque ormai pensare senza troppi dubbi che le quotazioni sono ormai prossime ad un forte ridimensionamento.
Molti dei capitali utilizzati per le speculazioni sulle materie prime potrebbero a questo punto essere rigirate sui listini ordinari, ridando fiato al comparto finanziario: un segnale positivo per la tenuta economica delle nazioni più colpite dalla crisi dei subprime.

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