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Clandestini, non clientes

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Venerdi 16 Maggio 2008 – 14:53 – Paolo Emiliani stampa
Clandestini, non clientes

Dopo le parole, tante, della campagna elettorale, arrivano i primi fatti. Gli italiani con il loro voto avevano chiesto un’azione decisa per arginare l’immigrazione clandestina ed affrontare il problema sicurezza che in gran parte ne deriva, così, nella notte tra mercoledì e giovedì, sono scattati, un po’ in tutta Italia, i blitz che hanno concluso un’operazione già avviata, in modo meno spettacolare, dal 7 maggio scorso e coordinata dal Servizio operativo centrale (Sco) della Direzione centrale anticrimine (Dac), coinvolgendo nove regioni e quindici province.
Questi i numeri dell’intera settimana di operazioni: 383 le persone arrestate, ma solo 268 gli stranieri, gli altri sono italianissimi. Quelli coinvolti in reati correlati all’immigrazione clandestina sono stati 111, 92 persone sono state arrestate per spaccio di stupefacenti, 177 per furti e rapine e solo 3 per lo sfruttamento della prostituzione. Le espulsioni sono state 118, ma solo 53 persone sono state accompagnate alla frontiera, altre 65 sono state invece portate nei Centri di permanenza temporanea.
Un’operazione tanto vasta e che ha utilizzato un così imponente dispiegamento di uomini e di mezzi ha in fondo prodotto un risultato modesto, resta però importante il segnale mandato sia ai clandestini già presenti in Italia sia a coloro che sono intenzionati a venire nel nostro Paese. In questo senso vanno interpretati anche gli ultimi blitz notturni nei campi rom, con tanto di telecamere al seguito. Un segnale che sarà però inutile se rimarrà isolato. Del resto operazioni complesse possono essere indispensabili per colpire il crimine organizzato legato al traffico di stupefacenti, ma per sconfiggere la clandestinità serve molto meno visto che la localizzazione degli accampamenti sorti come funghi in ogni città è ben nota a tutti. Bisogna però provvedere all’espulsione immediata con accompagnamento alla frontiera, altrimenti non si farà altro che spostare da un punto all’altro della città, da un campo ad un altro, proprio come succedeva fino a ieri quando le amministrazioni di centrosinistra volevano gettare un po’ di fumo negli occhi dell’opinione pubblica, cioè facendo finta di intervenire.
Non dubitiamo che questo governo o almeno parte di esso abbia la voglia di fare qualcosa, bisogna però vedere quali saranno le pressioni che verranno esercitate per impedire una reale azione dissuasiva verso la clandestinità.
Ieri è puntualmente arrivato un primo inquietante intervento, quello di papa Ratzinger. Parlando ai partecipanti alla 18esima assemblea plenaria del Pontificio consiglio per i migranti e gli itineranti, dedicata alla famiglia, Ratzinger ha lanciato un appello per risolvere il “grave problema del ricongiungimento familiare” degli immigrati. In pratica un appello alle frontiere colabrodo. Non c’è da stupirsi, la chiesa cattolica in questi anni ha messo in piedi una vera e propria industria dell’accoglienza che produce profitti miliardari e il Vaticano vuole difendere la sua “clientela”. Bisognerà ora valutare quale sarà il peso politico di Oltretevere su questo governo, su quello Prodi era certamente molto alto.
Insomma resta ancora da capire se abbiamo assistito al prologo di una nuova stagione oppure ad uno spettacolo post elettorale fine a se stesso.

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