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Lascia o raddoppia?

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Mercoledì 19 Novembre 2008 – 9:24 – Decio Siluro stampa
Lascia o raddoppia?

C’era una volta “lascia o raddoppia?”. Sembra essere tornato di moda dalle parti del centrosinistra, con qualche piccola variazione. Così succede che Villari non lascia la poltrona alla Vigilanza Rai e Di Pietro raddoppia la dose di polemiche, annunciando il ritiro dell’Idv dalla Commissione. E Veltroni precipita sempre più in una condizione di imbarazzante debolezza. Il segretario del Pd non ha la forza per espellere dal partito il senatore “ribelle”, ma non ha nemmeno la forza per convincere Di Pietro ad abbandonare Orlando e fornire una rosa di nomi tra i quali il centrodestra potrebbe scegliere, costringendo così nella sostanza Villari a mollare l’osso. Così alla fine, ieri è spuntato a sorpresa il nome di Sergio Zavoli (Pd), ultimo inciucio per cercare di salvare... capra e cavoli. La debolezza di Veltroni è la vera fortuna di Berlusconi che riesce così a vivacchiare nella bufera generale a livello internazionale dovendo in Italia affrontare solo polemiche di bottega. Per il resto il Cavaliere non può dirsi baciato dalla dea bendata visto che la precedente esperienza di governo ha coinciso con il dopo 11 settembre e l’attuale con la recessione più grave della storia, considerando anche quella del ’29. Le ricette anticrisi del governo sono però comunque insufficienti, ma non c’è nessuno a Palazzo in grado di incalzare questo esecutivo da sinistra, un termine che suona persino beffardo visti i personaggi in campo. Se Berlusconi è ormai noto per le sue promesse quasi mai mantenute, almeno completamente, qualcuno dovrebbe cominciare a chieder conto anche a Veltroni per la sua grande promessa elettorale ampiamente smentita dai comportamenti successivi. Il segretario del Pd, probabilmente conscio del risultato dell’urna, scelse di correre da solo promettendo che mai più ci sarebbero state confuse ammucchiare della sinistra, considerando quindi, almeno potenzialmente, il Pd una forza di maggioranza. Tutto il contrario di quanto sta succedendo. L’Idv non solo non è mai confluita nel Pd, nemmeno a livello di gruppi parlamentari, ma sta pesando in modo più che proporzionale nella vita del centrosinistra, anche se ieri ha dovuto masticare amaro. Basta poi dare uno sguardo alla lista elettorale delle regionali abruzzesi per scoprire come si sia messo insieme ancora una volta il mucchio selvaggio, con tanto di appendice pseudo radicale di Rifondazione. E tutto per sostenere un candidato presidente dell’Idv. Come facciano poi certi comunisti autoproclamati duri e puri a sostenere l’esponente di un partito dichiaratamente forcaiolo, praticamente la peggiore destra conservatrice, resta un mistero. In effetti non possono esistere parole d’ordine comuni e così Veltroni rispolvera il vecchio armamentario dell’antiberlusconismo per tenere unita la baracca ed il primo a trarne giovamento è proprio il Cavaliere, che può così svicolare il confronto sui temi concreti. Questo mentre qualche altro, che vive sotto lo stesso tetto politico di Veltroni, attende che sia terminata “la cottura” per cominciare ad affettare il segretario. La questione Rai è solo l’ultima tessera di un mosaico complesso nel quale fra l’altro Berlusconi è solo un attore non protagonista. Al massimo potrebbe essere colui che rivolge la fatidica domanda al concorrente Veltroni: “Che fa, lascia o raddoppia?”.

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