Dopo che l’ambasciatore russo Vitali Churkin ha chiesto le dimissioni dell’Alto rappresentante dell’Onu Miroslav Lajcak (nella foto) in Bosnia-Erzegovina, scoppiano le polemiche all’interno dello stesso ufficio delle Nazioni Unite. La Russia ha infatti chiesto che i poteri dell’organismo degli Alti Rappresentanti internazionali siano al più presto trasferiti alle istituzioni locali della Bosnia-Erzegovina, che non si trova oggi in una situazione civile peggiore rispetto a quella di altri Paesi della regione che non hanno alcun alto rappresentante. Il mandato di tra l’altro scade il 30 giugno e la sua permanenza viene ritenuta ormai superflua, soprattutto in vista dell’imminente ratifica dell’Accordo di stabilizzazione e di sssociazione con l’Europa entro la fine del prossimo mese. Lajcak si difende, e nel rapporto presentato presso il Consiglio di Sicurezza sottolinea che “la presenza dell’Alto Rappresentante è necessaria”, considerando l’esistenza di un forte nazionalismo, che aumenterà sempre di più il prossimo ottobre quando vi saranno le elezioni locali. Uno dei suoi compiti sarà proprio quello di “calmare la situazione di crisi politica che si verrà a creare”. A dimostrazione dei suoi timori, Lajack ricorda che, dopo l’indipendenza del Kosovo alcuni politici della Republika Srpska hanno collegato la situazione della provincia serba secessionista a quella dell’entità serba, facendo la stessa richiesta. L’Ufficio dell’Onu allora rispose che la situazione kosovara non poteva essere riportata al contesto della Bosnia-Erzegovina, che è uno Stato riconosciuto dalla comunità internazionale la cui integrità e sovranità è garantita dall’Accordo di Dayton. Allo stesso modo, critica anche i leader bosniaci che vogliono cancellare l’entità serba della RS e vogliono un status speciale per Srebrenica, affinché non faccia più parte del territorio serbo. Lajcak inoltre dichiara che il Consiglio per l’implementazione della pace nel mese di febbraio ha chiarito che verrà elaborata una nuova strategia per la trasformazione dell’Ufficio dell’Onu in europeo, ma solo nella misura in cui la Bosnia raggiunga determinati obiettivi, come la suddivisione dei beni dello Stato e delle forze militari, una decisione per l’arbitraggio di Brcko, e l’implementazione di leggi nel contesto economico e sociale. Dinanzi alla Bosnia-Erzegovina vengono così posti due obiettivi per raggiungere l’obiettivo finale dell’Europa, quali l’ASA e un rapporto positivo del Consiglio di Implementazione della pace. Oleg Milisic, portavoce di Lajcak, ha sottolineato che anche la Russia era inizialmente d’accordo all’ipotesi di trasformare l’attuale Ufficio degli Alti Rappresentanti Onu una volta raggiunti i due obiettivi fondamentali. L’idea che Churkin ha della Bosnia è dunque molto ambigua. La portavoce del premier della RS Milorad Dodik, Biljana Bokic, rende noto che la notizia che l’ufficio elle Nazioni Unite doveva essere chiuso circolava ormai da tempo, e dalla dichiarazione di Miroslav Lajcak secondo cui l’Ue pianifica la conversione del suo ruolo in BIH, sembra che lui sia d`accordo con tale idea. Secondo invece la parte bosniaca, la riforma può avvenire solo attraverso una riforma dell’atto costitutivo, mentre i rappresentanti della comunità croata hanno esitato prima di dire che è giunto il momento di chiudere la missione Onu e di Miroslav Lajcak in Bosnia. Infatti affermano che quanto prima si raggiungeranno tali scopi, più velocemente sarà trasformato in una rappresentanza della Ue, tale che potrà essere raggiunta un’autonomia locale in Bosnia-Erzegovina, per mettere così fine ai tempi in cui “gli Alti Rappresentanti potevano rassegnare le dimissioni di tutte le strutture politiche legittimamente elette dal popolo”. Sembra chiaro che Miroslav Lajcak è convinto che solo la Bosnia abbia bisogno di un tutore perché vi sono le forze nazionaliste, ma forse farebbe bene a dare uno sguardo a tutta l’Europa per notare che un “vento di nazionalismo” si sta abbattendo su tutti i governi, e allora occorrerà cambiare ottica.
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