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"Effetto Mumbai" sull'occupazione dell'Afghanistan

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Sabato 29 Novembre 2008 – 19:17 – Matteo Bernabei stampa



L’ipotesi diffusa dei media occidentali che a compiere gli attentati terroristici di Mumbai siano stati alcuni militanti di al Qaida, la rete terroristica di Osama Bin Laden, ha già dato i suoi frutti. Il ministro degli Esteri britannico, David Miliband, ha annunciato ieri che il Regno Unito sta valutando con attenzione l’ipotesi di inviare altre truppe in Afghanistan, per andare incontro alle future richieste della nuova amministrazione nordamericana. “Attendiamo di vedere quale sarà la strategia di Obama. Se ci sarà una richiesta di aiuto economico, sociale, militare, noi la esamineremo con la massima attenzione”, ha detto il responsabile della politica estera britannica sottolineando, però, la necessità che anche gli altri alleati nella forza Isaf (International Security Assistance Force) si impegnino attivamente nella lotta contro i Talibani. Miliband ha poi ribadito che i britannici “non vogliono avere la sensazione che tocca sempre a loro fare il lavoro duro, ma vogliono sapere che saranno anche le altre forze internazionali per il mantenimento della pace in Afghanistan a farlo”. Richiesta prontamente accolta dai politici nostrani. Il presidente dei deputati del Popolo della Libertà, Fabrizio Cicchitto, ha infatti confermato la necessità di un incremento delle forze Nato in Afghastinan. Dove, secondo l’esponente del Pdl, si starebbe concentrando il pericolo del terrorismo dopo essere stato scacciato e contenuto dall’Occidente. Anche stavolta però il tempismo con il quale questa serie di eventi e prese di posizione si è verificata lascia qualche dubbio. Nei giorni scorsi il neo presidente degli Stati Uniti, Barack Obama, aveva ribadito la volontà di spostare il fronte della lotta la terrorismo da Bagdad a Kabul. Dichiarazioni alle quali erano seguite le parole del numero due di al Qaida, il medico egiziano al Zawahiri, che in un video intimava agli Usa di non inviare altre truppe in Afghanistan. Successivamente il presidente afghano Hamid Karzai, chiedeva alle forze internazionali presenti sul territorio di stilare un calendario per il ritiro delle truppe. Ritiro, che se non fosse avvenuto, lo avrebbe costretto a trattare direttamente con i Talibani. Ora, a solo una settimana da tutto questo, Washington ha una nuova scusa per rafforzare la propria presa sul Vicino Oriente e poco importa se sia stato possibile solo grazie alla manipolazione della verità sulla morte di centinaia di persone in India. Nel frattempo il presidente eletto sta già pensando di inviare un nuovo contingente di ventimila soldati in Afghanistan.
Intanto anche il Giappone potrebbe inviare altre truppe a Kabul. L‘idea si sta facendo largo nel Paese del sol levante anche in seguito alla conclusione della missione militare in Iraq, attualmente limitata ai rifornimenti portati alle truppe americane. Il premier Taro Aso ha confermato che il contingente giapponese si ritirerà completamente entro la fine dell’anno, si è detto orgoglioso del lavoro svolto e ha assicurato che continuerà a sostenere Baghdad con prestiti, trasferimenti di tecnologie e cooperazione politica. Ma la nuova alleanza tra Tokio e Washington va ancora oltre. Il governo di Aso, infatti, sta cercando di far approvare una legge che proroghi la missione navale di rifornimento nell’Oceano Indiano proprio su richiesta degli Stati Uniti.

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