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Divise arancioni stile Guantanamo per i detenuti palestinesi

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Sabato 18 Ottobre 2008 – 13:02 – Tommaso Della Longa stampa
Divise arancioni stile Guantanamo per i detenuti palestinesi


Per i detenuti politici anche il colore della divisa può diventare un nuovo strumento di vessazione e di umiliazione. Se poi dal marrone scuro si passa a quell’arancione che ricorda tristemente il carcere statunitense di Guantanamo o i condannati nel braccio della morte nelle carceri Usa, si tratta di una vera e propria nuova forma di punizione. Ecco la nuova trovata della direzione delle prigioni israeliane per schiacciare ogni resistenza morale e psicologica dei prigionieri e che, invece, rischia di scatenare una rivolta nelle carceri. I numeri parlano chiaro: 11.700 palestinesi, tra cui 274 minori e 88 donne che vivono quotidianamente una situazione al limite dell’emergenza umanitaria, con direttori delle strutture penitenziarie che studiano ogni tipo di mezzo per nuocere ai detenuti, tra cui il più noto è quello di installare telecamere a ogni angolo.
Sull’agenzia italiana Infopal, si legge che Abdelnaser Farawneh, esperto in diritti dei prigionieri politici palestinesi, ha affermato che la decisione israeliana di imporre la nuova divisa arancione “è ingiusta e dannosa per il movimento nazionale e per le lotte dei detenuti, perché è un nuovo modo di opprimere e umiliare”. E i prigionieri avrebbero minacciato di avviare un periodo di lotte per affrontare il nuovo abuso che viene da Tel Aviv. Questa nuova imposizione, di fatto, accosta i detenuti palestinesi a criminali comuni. Ma non solo: per l’immaginario collettivo chi indossa l’arancione è un criminale o un terrorista, per colpa della campagna mediatica di Washington sulla prigione illegale di Guantanamo.
“La storia del colore arancione – si legge su Infopal - risale al 1967 quando, in seguito all’occupazione della Cisgiordania e della Striscia di Gaza, le forze israeliane imposero ai detenuti le divise arancioni. Negli anni ‘80 venne sostituito dal marrone e dall’azzurro”. 
E il colore arancione, secondo gli esperti, sarebbe una “tortura psicologica per associazione”. Lo psicologo Fadel Abu Hein in un’intervista ha spiegato: “In generale, i colori hanno degli effetti sulla psiche delle persone. Questa scelta peggiorerà la vita dei detenuti. Parlo in base ad un’esperienza personale nelle prigioni israeliane: ci si sente forzati in tutto, anche nel mangiare e nel bere. Si tratta di interferenze nella volontà dell’uomo”.
Ma nelle carceri israeliane si vive anche un altro dramma: ci sono almeno 1500 detenuti malati che in molti casi hanno bisogno di operazioni chirurgiche. L’associazione Waed per la difesa dei detenuti ha confermato che “le condizioni di salute dei prigionieri palestinesi stanno peggiorando: non ci sono cure adeguate a causa della politica di abbandono sanitario programmato e intenzionale”. Inoltre, alcuni, a causa delle torture, stanno perdendo la vista o l’udito: “Nessuno risponde al richiamo d’aiuto. I medici delle prigioni somministrano solo dei calmanti, l’Akamol. Il disinteresse per la sopravvivenza dei malati è totale”. Solo nel 2007 sono deceduti 9 prigionieri, 7 di loro per mancanza di cure. Proprio per salvare una vita umana, il direttore di Ward, Saber Abu Karsh, ha lanciato un appello alle organizzazioni umanitarie e alla Croce rossa internazionale, per il prigioniero Mohammad Awad ash-Shaer, della città di Rafah, malato di cancro ai polmoni e di recente colpito da infarto. Una situazione tragica, che va avanti nel silenzio dei media embedded internazionali.

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