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La "Grande Albania" incombe

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Mercoledì 26 Marzo 2008 – 16:21 – Andrea Perrone stampa
La

Intervista all'ambasciatrice serba Sanda Raskovic-Ivic sui pericoli della secessione del Kosovo

Con le dimissioni del governo guidato dal primo ministro Vojislav Kostunica e la decisione di indire elezioni per il rinnovo del Parlamento, ritiene che un nuovo governo più forte (forse Kostunica con Nikolic), possa avere un approccio migliore sulla questione del Kosovo indipendente?
“Il primo ministro, Vojislav Kostunica ha detto di aver perso fiducia nei partner della coalizione di governo riguardo alla lotta per il Kosovo e Metohija, mentre il presidente Boris Tadic ha osservato che non si tratta della questione del Kosovo, ma riguarda l’approccio da tenere per l’adesione all’Unione europea. Quasi tutti i partiti non vogliono riconoscere l’indipendenza del Kosovo, e dall’altra parte non vi è nessuno che sia completamente contro l’Ue. Mancano 7 settimane al voto e speriamo che i partiti mostrino in modo chiarissimo la loro ottica su questi problemi”.

Ogni giorno si aggiungono nuovi Paesi alla lista di quelli che approvano l’illegale dichiarazione d’indipendenza del Kosovo. Ritiene che il prossimo governo continuerà a lottare per impedire che la secessione di Pristina da Belgrado sia sempre più una realtà? E ipotizza che il nuovo esecutivo serbo continuerà a richiamare i suoi ambasciatori da quei Paesi che riconoscono lo staterello fantoccio del Kosovo, oppure vi sarà un cambio di rotta?
“Per la Serbia la secessione di Pristina da Belgrado non sarà mai una realtà accettabile. Il richiamo degli ambasciatori da quei Paesi che riconoscono lo staterello fantoccio del Kosovo è un atto diplomatico. Se qualcuno pensa che può togliere alla Serbia il suo storico territorio senza conseguenze sbaglia di grosso. Non penso che vi sarà un cambio di rotta a riguardo. Il riconoscimento del Kosovo non può essere trattato in alcun modo come un atto di amicizia”.
Dopo le legittime manifestazioni dei lavoratori serbi licenziati a Kosovska Mitrovica per ribadire il diritto al lavoro nel rispetto della sovranità e dell’integrità territoriale della Serbia, potrebbero verificarsi, secondo lei, altri episodi analoghi in Kosovo?
“La comunità internazionale deve rispettare la risoluzione 1244 del Consiglio di Sicurezza dell’Onu. In questo modo avrebbe dovuto reagire il 17 febbraio scorso e impedire la dichiarazione d’indipendenza dell’Assemblea di Pristina. I lavoratori serbi sono stati ammanettati e colpiti con lo sfollagente, il lancio di gas lacrimogeni, per poi essere portati in prigione a Pristina, mentre i leader kosovaro-albanesi sono stati premiati e salutati per non avere rispettato la 1244”.

Ritiene che il governo italiano possa tornare sui suoi passi, favorendo così il suo ritorno a Roma?
“Quando ero a Roma avevo chiesto che l’Italia non si affrettasse a riconoscere il Kosovo. Purtroppo l’Italia si è affrettata molto, proprio come quando giovedì il governo dimissionario ha annunciato l’apertura dell’ambasciata italiana a Pristina. Speriamo che il nuovo esecutivo italiano abbia altre idee”.

Cosa pensano i serbi dell’Italia e degli italiani dopo l’atteggiamento assunto dai nostri governi nel 1999 e via via sino ad oggi, con l’assenso dato all’indipendenza della regione serba?
“I Serbi sono delusi. Comprendono che l’Italia subisce una pressione grandissima. Ma l’Italia è uno Stato democratico e grande, e dopo il bombardamento del 1999 i serbi hanno continuato a sperare che l’Italia resistesse e avesse una politica estera autonoma”.

Ritiene che il ruolo di Mosca e le sue future decisioni a riguardo saranno veramente importanti per trovare una soluzione alla secessione di Pristina da Belgrado?
“La Russia è un nostro alleato e ha un ruolo importantissimo per la Serbia. Questo si può vedere ogni giorno”.

Ritiene che la pretestuosa idea di una Grande Albania possa mettere in crisi anche la Macedonia, il Montenegro e in generale tutta l’area dei Balcani? E quale ruolo ritiene abbia in tutto questo Washington e la Nato?
“L’idea della Grande Albania è viva e si è rinvigorita con l’indipendenza del Kosovo. Il presidente Usa, George W. Bush ha deciso di inviare armi al Kosovo. Queste armi saranno usate contro le nazioni vicine, in Macedonia, Serbia, Montenegro e Grecia con lo scopo di costruire la Grande Albania. Washington e la Nato devono ammansire gli albanesi kosovari, convincerli a comportarsi in modo differente e soprattutto smettere di fornire loro gli armamenti, se vogliono evitare un nuovo conflitto”.

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