Sempre al lavoro i politici italiani. In attesa di una autunno che si preannuncia caldo, il governo di centrodestra, con la complicità dell’opposizione, si prepara a varare tutta una serie di riforme bipartisan, su tutte quella relativa al federalismo fiscale tanto inseguita dal Carroccio. Legge che potrebbe essere varata presto visto che ieri il titolare del dicastero per la Semplificazione legislativa ha annunciato: “Credo che ci siano le premesse per il federalismo fiscale perché la richiesta non viene solo dalla Lega ma anche da un sud che vede i conti pubblici saltare. Dopo ci sarà il federalismo costituzionale con il venir meno del bicameralismo perfetto e finalmente il Senato federale della Repubblica”. Sui tempi previsti il ministro ha poi ricordato che il tutto è stato collegato alla manovra di bilancio, quindi ci sarà l’approvazione della legge delega entro il 2008 e i decreti legislativi attuativi nell’anno successivo. Per confermare le intenzioni dell’esecutivo il ministro già pregusta la sfida che gli si para davanti ha annunciato: “Questa volta le riforme devono essere quelle necessarie e le migliori possibili”, confessando che tutto ciò che ha fatto fino ad oggi lo ha “sempre condiviso con le teste pensanti del Pd”. L’esponente della Lega ha poi difeso il contributo che è venuto dagli uomini di Veltroni, definito “determinante”, asserendo che la tanto osannata commissione Attali di Alemanno, lui l’ha realizzata immediatamente dal momento che “ci vediamo tutti i giovedì, ci sono Bassanini, Paino e altri. E dopo ogni riunione del pensatoio mi dico sì, sono cresciuto di un metro”. Inutile dire che dopo questa confessione in piena regola si comprende molto bene l’atteggiamento del Pd che nonostante alcune sterili polemiche non sta facendo una grande opposizione al governo, avendo preferito lasciare la ribalta all’Idv di Antonio Di Pietro. Per sottolineare meglio il concetto appena espresso il padano ha poi spiegato: “Del colore delle maglie non me ne frega nulla. È assurdo bruciare questo patrimonio di competenze ragionando in termini di maggioranza e opposizione”, spendendo poi fin troppe parole d’elogio per l’ex comunista Massimo D’Alema che a suo dire “ha delle capacità politiche notevoli, è preparato. Sa sempre cosa si deve fare e sa come farlo”, l’esatto contrario di Walter Veltroni che invece “è una scatola vuota”. Le parole del ministro che ha anticipato riforme ampiamente condivise dalla casta, e quindi difficilmente funzionali ai cittadini, hanno trovato vasto eco ed apprezzamento tra gli eletti. Soddisfatti i componenti della maggioranza che con Italo Bocchino, vice capogruppo del Popolo della libertà a Montecitorio, chiosano: “Le parole di Calderoli sono confortanti perché fanno emergere la volontà di dialogare della maggioranza, al fine di approvare nei tempi necessari e con spirito bipartisan la legge elettorale per le europee, le riforme costituzionali ed i nuovi regolamenti parlamentari”, auspicando che il centrosinistra però alla prova dei fatti non si tiri indietro ed assecondi la voglia di nuovo manifestata da Berlusconi e soci. Spera che il clima di collaborazione tra le parti di cui parla l’autore del Porcellum possa dare numerosi frutti anche l’ex presidente della Camera, oggi pensionato di lusso, Luciano Violante. Secondo l’ex togato, a suo tempo entrato in Parlamento con il Pci, “Il federalismo fiscale è essenziale per far funzionare il federalismo”; bisogna comunque tenere ben presente il fatto che un esponente di spicco della coalizione che ha iniziato a smantellare l’unità nazionale con la riforma del Titolo V della Costituzione non poteva certo esprimersi diversamente. Per l’ex presidente della commissione Affari costituzionali c’è ancora molto da lavorare, tanto che la proposta dell’esecutivo deve ancora essere studiato nei minimi dettagli, pur confidando nel fatto che “siamo tutti quanti d’accordo che si debba rafforzare la struttura federale dello Stato, è evidente che ci vuole anche il federalismo fiscale”, anche se poi a ben vedere su questo punto sembra incontrarsi solo la casta. “L’importante - prosegue l’ex diessino - è fare una cosa seria e soprattutto che non spezzi il Paese in due, con il centro nord da una parte e il sud dall’altra. Federalismo fiscale vuol dire anche responsabilità per la spesa, non solo ripartizione delle risorse. E questo vale soprattutto per quelle Regioni che sono male amministrate”. Mentre Calderoli e Violante brindano al nuovo corso della politica nostrana la sinistra extraparlamentare, evidentemente ancora in balia della disfatta elettorale dello scorso aprile, cerca di smontare questo idillio tra maggioranza ed opposizione asserendo che “il solo sedersi al tavolo delle trattative con chi ha un’idea personalistica e antidemocratica del governare dovrebbe far inorridire le coscienza democratiche del Paese”, almeno a detta dell’italico comunista Pino Sgobio. Che ormai tra le due grandi ali del Parlamento non ci fosse una grande differenza è lampante ma che addirittura nell’ultimo periodo maggioranza ed opposizione si vedessero regolarmente per cambiare in peggio la situazione dell’Italia appare davvero troppo. Forse sarebbe ora che qualcuno tornasse a pensare agli interessi ed ai bisogni dei cittadini impedendo che si arrivi a quel federassimo fiscale destinato a spaccare in due lo Stivale.
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