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Politica ed affari in Sicilia sull'oro blu

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Domenica 10 Agosto 2008 – 13:03 – Giacomo Faso stampa
Politica ed affari in Sicilia sull'oro blu



Sono più di una trentina le società, vincitrici di gare pubbliche, che gestiscono gli Ato idrici, gli ambiti territoriali ottimali nati in sei province su nove: all’appello mancano Mes-sina, Ragusa e Trapani. “Negli altri sei Ato i gestori sono al lavoro, stanno presentando i progetti per compartecipare alla spesa per gli interventi previsti dai Por. Siamo quasi pronti per una regia unitaria”, spiega il direttore dell’Agenzia regionale per le acque e i rifiuti Felice Crosta.
L’affaire acqua in Sicilia è un vortice miliardario di multinazionali e piccole aziende, politica e lobby.
Per i cittadini la parola “Ato” ha un solo significato: l’aumento delle tariffe dell’acqua, con i nuovi prezzi praticati dai nuovi protagonisti dell’era della privatizzazione. Tanti i tavoli aperti, con trattative per gestire gli appalti e stabilire il numero dei dipendenti da assumere. Tra gli stranieri, a spartirsi la fetta più grossa del business idrico siciliano, è la francese Vivendi, socia assieme alla Idrosicilia e alla Regione (in quota di minoranza) di Siciliacque, società pubblica nata dopo la liquidazione dell’ente regionale Eas. Un piccolo colosso, con 193 dipendenti, che gestisce condotte e dighe come la Fanaco-Leone, il potabilizzatore di Sambuca, la diga Blufi, il dissalatore di Trapani. E vende l’acqua agli Ato. “Come Filcem, Femca e Uilm abbiamo chiesto a Siciliacque di stipulare un protocollo di legalità per vigilare sugli appalti milionari per le infrastrutture in cantiere. Ma non ci siamo ancora riusciti”, dice il segretario regionale della Filcem Cgil Carmelo Diliberto. Il gigante madrileno Aqualia opera invece a Caltanissetta.
È tra i soci di Caltaqua, Acque di Caltanissetta spa, il gestore del servizio idrico integrato dei 22 comuni della provincia. Gli altri componenti sono Galva (Pomezia) Conscoop Gate e Aiem (Rovigo). A Enna la società d’ambito è di proprietà della capofila Agac (Reggio Emilia), che opera con Smeco (Roma) Siciliambiente e Ggr (Enna).
Il consorzio Ato Acque di Catania, nato dalla trasformazione in spa dell’acquedotto etneo, ha come capofila l’Acoset e allinea tra le imprese Sidra (Catania), Acque Carcaci del Fasano, Acque di Casalotto, Ama, Consorzio stabile infrastrutture, Sidi e Sielte. Girgenti Acque, ultima nata, ha in programma investimenti per 300 milioni di euro (dei quali 200 milioni interamente a carico della società). A Palermo l’appalto per l’Ato, ancora oggetto di forti contestazioni, è stato vinto da “Acque Potabili Siciliane Spa”, società controllata dalla “Smat” di Torino e da “Genova Acqua”, le ex municipalizzate delle due città. Del raggruppamento fanno parte altre otto imprese tra cui la palermitana “Studio applicazioni idrauliche Sais” degli ingegneri Arici e Di Trapani, progettisti delle reti idriche di Palermo. A distanza di 13 mesi dall’aggiudicazione della gara avrebbe dovuto prendere la gestione del servizio idrico di 81 comuni (tranne Palermo, in mano all’Amap). Ma ne ha acquisiti solo 32. Ed è guerra sui costi del servizio. A Palermo la tariffa toccherà quota 1,34 euro, di cui 17 centesimi finiranno a Acque Potabili spa che però su Palermo non offre alcun servizio.

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