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Querelle alla Camera tra Fini e Di pietro

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Giovedì 15 Maggio 2008 – 15:56 – Patrizia G. Spinola stampa
Querelle alla Camera tra Fini e Di pietro

Il copione recitato dall’ex pubblico ministero Antonio Di Pietro è sempre lo stesso: nell’aula di Montecitorio, nel corso delle dichiarazioni per il voto di fiducia al Governo alla Camera dei deputati, l’ex ministro delle Infrastrutture si è scagliato contro Berlusconi. Dopo aver ascoltato il discorso del Cavaliere, l’ex superpoliziotto ha sentito la necessità impellente di prendere la parola per attirare i riflettori mediatici su di sé, cosa nella quale è particolarmente abile, col fine ultimo di mantenere alta l’attenzione sul suo partito, consapevole del fatto che l’Italia dei valori ha il suo collante più in un antiberlusconismo sterile e fine a se stesso piuttosto che in un programma serio e ben definito. L’ex togato, per replicare alle parole pronunciate dall’uomo di Arcore, ha preso la parola tirando fuori dal cilindro le solite argomentazioni ormai stantie e dichiarando: “ Noi conosciamo bene la sua storia politica, e soprattutto conosciamo bene la sua storia personale giudiziaria e quella dei tanti suoi dipendenti e sodali” e poi ha proseguito “noi non abbocchiamo, non intendiamo cadere nella tela del ragno che lei intende tessere con le pacche sulle spalle”.
Nel corso del suo intervento alla Camera, si sollevano rumorose proteste dai banchi del centrodestra, rendendo necessario l’intervento, comunque a sproposito secondo il regolamento, del neo presidente della Camera, Gianfranco Fini, intenzionato a normalizzare la situazione. Ma il grande inquisitore di mani pulite bacchetta anche la terza carica dello Stato, richiamandolo al suo compito : “Spetta a lei consentirmi di parlare”. L’ex presidente di Alleanza nazionale si difende e replica : “lei conosce bene quest’Aula, ed è naturale che possano esserci delle interruzioni, dipende da ciò che si dice”. Ma l’uomo di punta del Gabbiano vuole per forza avere l’ultima parola e chiosa: “ha proprio ragione Presidente, dipende da quello che si dice, qui non bisogna disturbare il manovratore”. Ormai Tonino sembra un disco rotto che sa solo inveire contro il passato e le amicizie del Presidente del consiglio, ma alla fase destruens dovrebbe seguirne una construens, con proposte alternative intelligenti e fattibili; invece l’eterno giustizialista si limita a demolire, come nel caso dell’apertura di Berlusconi sulla giustizia, parlando di “falso storico”e tacciandolo di odiare i giudici che fanno il loro dovere, perché “vuole una giustizia forte con i deboli e debole con i forti, e quando serve fa leggi ad personam”. Ma la sua malafede emerge appieno quando, di fronte a un tema importante per l’Italia come la sicurezza, riferendosi al decreto legislativo annunciato dal governo Berlusconi asserisce : “Prima voglio leggerlo per tutta la notte, per capire dov’è la fregatura, poi, se c’è scappata una norma a favore dei cittadini, voto si”, velata accusa al centrodestra di non saper legiferare.
Quest’affermazione, inoltre, è la dimostrazione che il leader di Idv parte sempre prevenuto, dando per scontato che nelle proposte del Cavaliere sia insito qualche inganno. E’ la sua sempreverde teoria dell’eterno complotto. Ma un simile atteggiamento non è produttivo e lo rende cieco, impedendogli di cogliere alcuni aspetti positivi del futuro pacchetto sicurezza e, più in generale, di qualsiasi altra proposta provenga dallo schieramento a lui avverso. Ma per chi, come lui, è abituato ad agire per partito preso, questa non è certo una novità.

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