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All'ombra dell'ombra

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Giovedì 15 Maggio 2008 – 15:28 – Michele Mendolicchio stampa
All'ombra dell'ombra



L’ombra di D’Alema condiziona pesantemente il cammino del partito ombra di Veltroni. La nascita della Fondazione Italianieuropei sponsorizzata da Baffino col pretesto di un allargamento del consenso attorno al Partito democratico sta creando un certo malumore tra i veltroniani, contrari ad un ritorno delle correnti. Ma l’ex ministro degli Esteri, in una intervista al Corriere, esclude che in questa operazione ci sia la volontà di mettere il bastone fra le ruote del carro democratico ma di mettere assieme persone proveniente da esperienze politiche le più disparate. Insomma, per Baffino si tratta di tutto il contrario di vecchie logiche partitiche e che la ricerca della coesione si centra sui problemi.
“Abbiamo già una rivista -ha chiosato l’ex della Quercia- vogliamo poi creare un’associazione di personalità politiche, del mondo della cultura e della società civile che affianchi il lavoro della fondazione.
Vogliamo arricchire il patrimonio, già straordinario, di collegamenti internazionali con i think thank progressisti e riformisti dell’Europa, degli Usa e di altri continenti”. Questo è un chiaro segnale di quanto sia forte in D’Alema la voglia di globalizzazione. Anche per esorcizzare il fallimento italiano della sua politica. L’ex del Botteghino intende rifarsi una verginità a livello globalizzato affrancandosi dai partiti tradizionali. Ma l’obiettivo di tutta questa operazione oltre i confini è collegato alla costruzione del Pd che prevede tra l’altro di dialogare con tutti, compreso il governo. Ovviamente, questa operazione dà la percezione che stia per nascere un partito a sua immagine ma Baffino lo esclude sdegnosamente. “Sarebbe un commento sbagliato da parte di chi pensa -ha ammonito l’ex della Quercia- che la politica si faccia solo con i partiti e forse non conosce il modo in cui i grandi partiti democratici e riformisti, dagli Usa all’Europa, elaborano le loro politiche e costruiscono il loro rapporto con la società”.
E’ paradossale la metamorfosi di D’Alema da paladino della ombra comunista a paladino di quella amerikana della globalizzazione. Anche la percezione di una resa dei conti dentro il Partito democratico viene del tutto esclusa dal nuovo vate del mercato unico. Eppure, dopo le parole di Veltroni contro la logica delle vecchie correnti, la nascita di questa Fondazione targata D’Alema va in senso contrario a questa volontà.
“Da parte mia -ha precisato- ci sono state semplicemente due preoccupazioni. La prima, che ci fosse una discussione vera, all’altezza di una sconfitta di questa portata. Una sconfitta che si legge anche nel discorso di Berlusconi, che ha dato il senso di una fase che si chiude e di un’ambizione di egemonia di lungo periodo”. Insomma, dopo il tentativo della Bicamerale che apriva ad una nuova fase dei rapporti tra maggioranza e opposizione, adesso D’Alema riprende il filo interrotto, appoggiato in questo dallo stesso segretario del Pd Veltroni. Se poi qualcuno parla di inciucio non ci si può inalberare.
La sconfitta di Veltroni nella sfida elettorale con Berlusconi aveva fatto pensare ad una imminente resa dei conti dentro il Pd anche per via dell’esclusione di D’Alema dal governo ombra. E a questa congettura Baffino risponde che è stato proprio lui a declinare l’invito rivoltogli da Veltroni ad entrare nell’ombra per essere libero di operare a tutto campo.
“Io non voglio incarichi -ha osservato- perché penso di fare altro, di fare cose diverse ma utili.
E non è vero che le personalità contano se stanno in un organismo dirigente. Tra l’altro, è giusto che chi ha la responsabilità di guidare il Pd metta alla prova forze nuove e non sempre le stesse persone”.
Quindi, nessuna volontà di dar vita a correnti, a partiti o a ombre proprie antitetiche al Pd e all’ombra del governo ombra. Ma la rivalità tra D’Alema cresciuto all’ombra delle Frattocchie e Veltroni venuto su tra un we can e un volemose bene resta tale tant’è che i due si fanno ombra vicendevolmente.

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