I parlamentari nazionali e regionali del Pd e del Pdl festeggiano il “doppio successo” ottenuto dopo il voto bipartisan all’Assemblea Regionale Siciliana. Ma basta scendere di categoria, farsi un viaggio nelle assemblee elettive più piccole per scoprire che non tutti sono così felici. Non lo sono tanti consiglieri comunali, provinciali e circoscrizionali che dalle prossime elezioni dovranno confrontarsi con lo sbarramento del 5%. Il voto trasversale dell’Ars è una ulteriore dimostrazione del fatto che i partiti hanno tradito i principi costituzionali e, pertanto, non sono più rappresentativi né di valori culturali, né di precise ideologie, né di obiettivi politici ben definiti e riconoscibili dagli elettori. Il voto trasversale espresso all’Assemblea regionale siciliana per l’approvazione di ben cinque leggi, è una ulteriore dimostrazione del fatto che i partiti non sono più rappresentativi né di valori culturali, né di precise ideologie, né di obiettivi politici ben definiti e riconoscibili dagli elettori. La commistione di ruoli e posizioni che il voto trasversale implica, sia dentro l’Assemblea regionale ma spesso anche dentro le amministrazioni locali, espressione dell’assenza di una vera identità politica dei partiti, mal si concilia e contraddice il ruolo che gli stessi partiti hanno in occasione delle elezioni, quando è il partito a decidere e ad imporre le candidature senza che il cittadino possa esprimere alcuna preferenza. In altre parole, si pretende che l’elettore esprima un voto di adesione politica ad un partito che non ha più alcuna ideologia politica precisa, tant’è che sistematicamente raggiunge accordi di tipo trasversale. In questo modo vengono traditi gli stessi valori democratici ed è violata anche la Costituzione che riconosce ai partiti il ruolo di portatori di ideologie politiche. In tale contesto deve essere letto anche lo sbarramento al 5% necessario per l’eleggibilità all’interno di una competizione amministrativa, che determinerà un ulteriore allontanamento del rapporto tra l’eletto e la città e comporterà una imposizione dall’alto dei soggetti politici candidabili. Non si riesce ad immaginare e sarebbe stato impensabile in altre epoche storiche meno confuse della nostra, come schieramenti di “sinistra e di destra” abbiano potuto, votando lo sbarramento del 5%, consentire l’eliminazione di un sistema che garantiva la rappresentanza di minoranze politiche costituzionalmente garantite, con ciò violando i più elementari principi di uguaglianza e di tutela democratica e politica delle minoranze. |