Dove si siederanno i parlamentari che il Partito democratico riuscirà a portare a Strasburgo nella prossima primavera? Questo il grande interrogativo che sta letteralmente lacerando il già fragile movimento di santa Anastasia. Quattro sono allo stato attuale le possibilità: Pse, il gruppo dei socialisti dove però non vorrebbero approdare gli ex diellini, il Ppe, formazione europea dei cristiano democratici troppo invisa agli ex comunisti, l’Alde, la pattuglia dei liberal democratici dove attualmente siedono Rutelli ed i suoi sodali, oppure la realizzazione di un nuovo movimento transnazionale. Nei giorni scorsi l’ultimo segretario della Quercia, Piero Fassino, ha sottoscritto il manifesto del Pse, gesto questo che gli ha portato in dote più critiche che altro. L’ex diellino Gianni Vernetti anche venerdì ha duramente contestato questa scelta sottolineando: “Non esistono, in Europa, solo i socialisti e i conservatori, come si vuol far credere. Esiste il gruppo dell’Alde, che con i suoi cento deputati è il terzo gruppo del parlamento europeo. Se si vuole davvero riunire i riformisti in Europa, il Pd non deve certo federarsi solo con il Pse ma tentare una strada più ambiziosa”. Contrario alla possibilità di aderire al Pse anche l’europarlamentare Gianluca Susta che ammonisce: “Imparino i socialisti dai liberaldemocratici l’europeismo, il multilateralismo e l’impegno per la pace, temi sui quali il Pse non ha nulla da insegnare”. Usa toni da guerra civile anche l’ex democristiano Giorgio Merlo (foto) che ha ribadito per l’ennesima volta che il profilo del Pd non può essere confuso e tanto meno confluire, com’è ovvio, con la storia, l’esperienza e il progetto del Partito socialista europeo. “Su questo versante - continua - gioca una partita politica decisiva per la stessa costruzione del suo progetto politico. Per questo vanno banditi, anche se comprensibili, gli atteggiamenti nostalgici con lo sguardo rivolto all’indietro”. La situazione è molto ingarbugliata, i post democristiani non vogliono morire socialisti ma ugualmente gli ex comunisti non hanno intenzione di rinunciare alla loro pseudo identità. A far sbloccare la situazione però potrebbero essere l’euroregolamento, obbligando i bianco-rossi a dar vita ad nuovo gruppo. Secondo le leggi vigenti a Strasburgo un nuovo partito può aderire ad un eurogruppo solo se gli altri partiti di quella nazione, già presenti nel raggruppamento, sono favorevoli. Attualmente nel Ppe ci sono Forza Italia ed Udc, e sarà interessante vedere come il Cavaliere si comporterà, inoltre l’Udc potrebbe dare il proprio assenso solo se evolvesse il rapporto con il Pd. Nell’Alde trovano attualmente posto i portavalori di Di Pietro e dopo la sceneggiata sulla Vigilanza Rai facile prevedere una resa dei conti tra Veltroni e l’ex pm. A quel punto quindi due le soluzione o il Pse, ma in quel caso sarebbero i socialisti di Angius e soci a potersi opporre, oppure realizzazione di una nuovo eurogruppo. Sempre che il Pd arrivi alla europee della prossima primavera ancora in vita.
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