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Misteri campani

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Mercoledì 3 Dicembre 2008 – 17:55 – Nando de Angelis stampa
Misteri campani



Il territorio di Persano, situato lungo le rive del fiume Sele, dista da Serre circa 12 km. La zona, ricca di vegetazione e di fauna copiosa, fu scelta da Carlo III di Borbone per l’insediamento di una tenuta di caccia. Nel 1752 il re di Napoli vi fece costruire, come da progetto dello spagnolo Juan Domingo Piana, ingegnere del genio militare, la Real Casina di Caccia. L’edificio, a pianta quadrata e quattro torri ottagonali, fu ristrutturato l’anno successivo da Luigi Vanvitelli che rimediò ad alcuni dissesti statici presenti nella struttura facendovi operare le maestranze del cantiere della Reggia di Caserta. Nel corso degli anni la Real Casina ospitò artisti e politici del tempo. In essa dimorarono, fra gli altri, lo scrittore Goethe, lo zar delle Russie, il Metternich ed il pittore Hackert, che vi concluse il ciclo pittorico delle quattro stagioni ambientando l’inverno, un meraviglioso dipinto riproducente una scena di caccia nella tenuta reale, con vista sulla collina di Altavilla e sull’Alburno imbiancato di neve. Nella tenuta di Persano, sempre per volontà di Carlo III, venne realizzato un allevamento equino selezionato di razza napoletana, con l’acquisto di stalloni andalusi e del vicino oriente per creare una razza pregiata. Il prestigio della razza raggiunse l’apice ad inizio Ottocento, quando la cavalleria napoletana guidata da Gioacchino Murat partecipò alle campagne napoleoniche. Lo stesso imperatore corso, lodò più volte i cavalieri nostrani definendoli “diavoli bianchi” dal colore delle caratteristiche uniformi. A seguito dell’unità d’Italia, il territorio conobbe il suo ineluttabile declino: la Real Casina e la relativa riserva di caccia furono trasformate in un’area militare e vi fu insediato il X Reggimento di Manovra, Battaglione Logistico afferente all’VIII Brigata Meccanizzata “Garibaldi”.
Oggi l’area ospita tre caserme e duemila soldati e si è trasformata, incredibilmente, nel sito di stoccaggio di una buona parte delle balle prodotte quotidianamente negli impianti che triturano la metà dei rifiuti campani. E’ questo il segreto che permette al nano di Arcore ed al suo fido collaboratore, il sottosegretario Bertolaso, di mantenere relativamente pulite le strade della città partenopea. Ma nella base-discarica di Persano, che prevede lo stoccaggio di ecoballe per altre centomila tonnellate di rifiuti, si è drammaticamente vicini all’esaurimento delle aree adibite. Il clima è rovente ed in pochi, tra soldati e cittadini residenti, credono alle assicurazioni che le balle stoccate saranno le prime ad essere incenerite nel termovalorizzatore di Acerra.
A maggio il governo aveva indicato una data precisa per il definitivo ritorno alla normalità: il 31 dicembre 2009. A circa un anno da quella scadenza, l’avvio di un ciclo integrato dei rifiuti in Campania, l’inizio della normalità, ci appare molto lontano ed i segnali di una nuova crisi sempre più evidenti. Nonostante i proclami, questo governo continua sulla falsa riga dei precedenti, 14 anni di allegro commissariamento per risolvere il problema non sono bastati… si persevera nello spacciare come soluzioni definitive del problema la comparsa di altre “montagne” di eco “balle” e la sepoltura indifferenziata di rifiuti solidi urbani in discariche che si avviano ad esaurimento. E continuano i viaggi dei “treni della vergogna” stracolmi di rifiuti verso la Germania e gli spostamenti nelle altre regioni a suon di milioni di euro. Continua la scellerata “corsa al buco della Cupa del Cane” da 700mila tonnellate nelle Cave di Chiaiano. I rifiuti debbono scomparire e poco importa se 10mila tonnellate di amianto e rifiuti tossici sono stati trovati sepolti proprio dove il commissariato e i tecnici regionali avevano escluso contaminazioni, se la magistratura vuole fare chiarezza su come ciò sia stato permesso.
Ed affiorano particolari inquietanti sui terreni espropriati che risultano essere proprietà di una potente associazione di culto, l’Arciconfraternita dei Pellegrini e dei Carandente Tartaglia, famiglia della zona con forti interessi nel settore dei rifiuti. Così come per le gare di appalto per la futura gestione della discarica: dopo l’apertura, ad agosto, delle buste d’offerta si è assistito ad uno strano fenomeno di “rinuncia a catena” delle ditte che se la erano aggiudicata. “È un fatto curioso, credo senza precedenti”, ha osservato l’ex presidente della commissione ambiente del Senato, Tommaso Sodano: “Quel che è certo, è che questa rinuncia a catena ha fatto allungare i tempi e lievitare ancora di più i costi”. Alla fine, l’incarico è andato ad un’azienda napoletana, la Ibi, che, nonostante avesse presentato l’offerta più alta, curiosamente veniva data già per favorita tra le ditte partecipanti… I soliti misteri campani.

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