È tornato ieri a far bella mostra del suo operato il ministro della Difesa, Ignazio La Russa, ricorrendo spesso però alla fantasia più che ai fatti concreti. È questo il caso dell’affermazione del ministro sull’invio dei militari nelle città, nella quale l’alleanzino parla di un “imbarazzante successo” riscosso dall’iniziativa, dichiarando addirittura: “Quando la proposi non venne accolta da tutti molto bene, non da parte dei cittadini che l’hanno sempre, io credo, apprezzata, ma ci fu una certa reazione figlia di una cultura di sinistra, che parlava ci militarizzazione del territorio, di cose terribili” poi, invece, ha aggiunto “si è visto come i risultati siano arrivati, come la percezione di sicurezza nelle non tantissime città dove sono schierati i soldati, soprattutto nei pattugliamenti, è aumentata”. L’inquilino di Palazzo Baracchini ha quindi ribadito la sua idea, enunciata la scorsa settimana, di estendere l’iniziativa dell’invio dei militari “almeno a tutti i capoluoghi di provincia” ed ha giustificato questa sua proposta dichiarando ancora che “i cittadini hanno percepito che con in piazza forze dell’ordine, agenti di polizia, carabinieri e soldati insieme è aumentato il controllo del territorio da parte dello Stato”. Quindi il reggente di An ha assicurato che l’iniziativa proseguirà per i prossimi sei mesi e ha annunciato anche di aver proposto a tutto il Pdl, che ha accettato, di vagliare un’idea di mettere insieme tutte le forze dell’ordine, “che potrebbero da sole bastare, quando necessario con le Forze Armate, con la Guardia di Finanza, con gli altri corpi dello Stato”: “Dobbiamo porci l’obiettivo - ha aggiunto La Russa - di avere almeno in tutte le città capoluogo dei pattugliamenti nei quartieri a rischio. Pattugliamenti di uomini dello stato, in divisa, che aiutino la gente a sentirsi ancora più sicura”. Insiste quindi il ministro sull’importanza della “percezione” della sicurezza che è assai lontana dall’essere effettivamente sicuri. Forse sarà per il fatto che il ministro ama crogiolarsi nelle illusioni che spera che lo facciano anche gli italiani. Spostando poi l’attenzione sulla presenza dei militari italiani nelle missioni all’estero, l’ex missino ha dichiarato che l’Italia non è disponibile ad aumentare il proprio contingente militare in Afghanistan, ricordando il chiarimento in questo senso già avuto con gli Usa. “A Robert Gates, di cui saluto la riconferma a segretario alla Difesa, evidente segno di continuità, che in un incontro che ho avuto a Washington ci aveva chiesto se eravamo disponibili a un rafforzamento delle nostre forze in Afghanistan noi rispondiamo che riteniamo giusto immaginare un rafforzamento delle truppe in Afghanistan ma che l’Italia è già tra i paesi più impegnati” ha rammentato il titolare della Difesa, che ha precisato che si potrebbe tuttavia prevedere una modifica del modo di schierare le forze in campo, “ad esempio spostandole da una zona all’altra”, aggiungendo comunque che l’orientamento del governo è quello di non accrescere, in linea di massima, il numero di soldati impiegati. Infine il membro del Pdl ha voluto “tranquillizzare” i giornalisti che gli domandavano se dopo gli attenti in India ci sono dei pericoli di terrorismo anche per l’Italia, rispondendo che “ci sono sempre stati e continueranno a esserci, noi non ci limitiamo a schierare nei teatri lontani i nostri soldati, a difendere i confini della civiltà contro il terrorismo, ma abbiamo un sistema di allerta anche, naturalmente, interno”. Il ministro ha infine enunciato l’assurda tesi per cui continuando ad essere l’Afghanistan “la madre di tutte le battaglie contro il terrorismo”, allora “il processo di ‘afghanizzazione’, di consentire cioè che sia il governo afgano a dare da solo le risposte necessarie deve concretizzarsi al più presto, ma finché non si arriverà a questo sarà nostro impegno continuare la presenza in armi in Afghanistan per - ha terminato La Russa - fare un’azione di ricostruzione ma anche di uso della forza giusta contro il terrorismo”. Nulla cambia dunque: i militari italiani non saranno aumentati , ma continueranno a rimanere sul territorio afghano in nome dell’insostenibile principio di esportazione della democrazia a stelle e strisce a suon di bombardamenti e occupazioni.
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