Da circa due anni Ettore Fortuna (nella foto), presidente nazionale di Mineracqua, la Federazione italiana delle industrie delle acque minerali naturali, delle acque di sorgente e delle bevande analcoliche, sta battagliando contro la Regione Veneto per far diminuire il diritto proporzionale sull’acqua imbottigliata, triplicato con la Finanziaria regionale 2007 da un euro a tre euro al metro cubo, ovvero mille litri di acqua. “Non è che non vogliamo pagare - ribadisce - ma non possiamo pagare in Veneto tre euro, quando nel Lazio l’acqua è gratis e in Lombardia la paghiamo 50 centesimi al metro cubo: le imprese venete vanno fuori mercato”. Fortuna spiega che la concorrenza tra le varie aziende si gioca sul filo dei centesimi per cui anche le 9 vecchie lire di una volta sulla bottiglia da un litro e mezzo possono alla fine fare la differenza. E poi anche la congiuntura economica sta pesando sul settore. “I consumi di quest’anno sono calati del 4 per cento rispetto a quelli del 2007”, precisa il presidente Fortuna per il quale è “una diminuzione che va a penalizzare soprattutto le acque di marca in quanto i consumi, nei periodi di crisi, si concentrano generalmente nei prodotti a più basso prezzo”. Gli obiettivi principali di Mineracqua sono due: riallineare il diritto proporzionale con quanto avviene nelle altre regioni e trovare un accordo sul pagamento degli arretrati del 2007 e sul dovuto del 2008. E visto che in Veneto vengono imbottigliati 2,6 milioni di metri cubi di acqua, le aziende devono alla Regione qualcosa come 5,2 milioni di euro. Gli uffici regionali hanno più volte sollecitato i pagamenti arrivando anche a ingiunzioni con la minaccia di revoca delle concessioni, potere che può però esercitare solo la giunta. Le ingiunzioni di pagamento riguardano anche il primo semestre dell’anno in corso, per il quale le aziende sono chiamate a pagare altri 3,9 milioni di euro (quasi 10 milioni in tutto per il momento), che raddoppieranno con il secondo semestre. Ricordiamo inoltre che nell’aprile 2007 l’assessore Renato Chisso aveva proposto di ridurre il diritto proporzionale a 1,10 euro il metro cubo sul presupposto che comunque si trattava della tariffa più alta in Italia. In commissione è passata a dicembre con la maggiorazione della tariffa a 1,50 euro, ancora in tempo comunque per essere approvata in consiglio entro l’anno e avere effetto quindi dal primo gennaio 2008, ma la maggioranza che ha raccolto non è stata troppo convincente: favorevoli Forza Italia, Partito Democratico e Udc; astenuti Lega Nord, Progetto Nordest e Comunisti italiani. Ma ora Mineracqua sta tentando di lavorare a un altro progetto e per questo alcuni giorni fa il presidente della Federazione è stato ascoltato, assieme ai sindacati, dalla terza commissione consiliare. Fortuna ha poi scritto alla presidente della commissione Giuliana Fontanella (Forza Italia) per precisare i termini della sua proposta: riportare la tariffa a 1,10 euro con la legge di assestamento del bilancio in modo che vada in vigore dal primo gennaio scorso e rateizzare il maggior importo dovuto per il 2007 (il saldo di 5,2 milioni di euro) in quattro rate annuali (2008-2009-2010-2011) senza l’applicazione degli interessi. Sul presupposto che la responsabilità della triplicazione della tariffa sarebbe della Regione e non delle aziende. Ma la maggioranza non riesce a trovare un accordo e quindi si guarda già alla Finanziaria del prossimo anno per riportare la tariffa a 1,10 dal primo gennaio 2009 e spalmare il debito 2007 e 2008 non più in quattro ma in otto anni. E Mineracqua chiede anche il rinvio al 2012 dell’adeguamento biennale del diritto proporzionale fissato dalla nuova legge in base agli indici nazionali del costo della vita rilevati dall’Istat. E inoltre c’è il problema dell’art. 39 della legge finanziaria 2008 che detta azioni a salvaguardia delle risorse idriche prevedendo che “i canoni dovuti per le concessioni di derivazione di acque sotterranee destinate a qualsiasi uso, nonchè di derivazione di acque superficiali, sono aumentati di un importo pari al 100 per cento”. Un raddoppio dei canoni che, secondo Mineracqua non andrebbe applicato alle acque minerali, tesi che però non convince e quindi la Federazione preferisce mettere nero su bianco la precisazione nella legge che le disposizioni non si applicano all’acqua minerale naturale e all’acqua di sorgente. Insomma, un vero e proprio percorso a ostacoli se si aggiunge anche il fatto che la sinistra radicale è intenzionata a dare battaglia su qualunque cambiamento della legge in favore di chi utilizza l’acqua del Veneto. Certo che questa vicenda è veramente emblematica dei problemi strutturali dell’attuale sistema capitalistico. Tutti blaterano della crisi economica ma poi i politici non fanno altro che continuare a ingraziarsi i favori delle varie lobbies di turno. E’ assurda questa battaglia per le acque minerali. La soluzione? Tornare al semplice consumo dell’acqua di rubinetto come si usava fino a poco tempo. Perché qui sta il problema reale. Nessun politico, per paura di perdere la poltrona su cui è comodamente seduto, osa dire la verità: per poter uscire dall’attuale impasse, premessa necessaria è quella di ridurre il nostro attuale tenore di vita. Ma poi, al di là della mancanza di coraggio dei nostri politicanti, il popolo stesso accetterebbe uno stile di vita diverso? Ne dubitiamo fortemente, poiché ormai siamo tutti lobotomizzati dalle tv commerciali che ci bombardano quotidianamente coi loro slogan consumistici. Vorrà dire che, seppur poveri e infelici, potremo almeno consolarci con la nuova serie di Beautiful. |