In piena estate, con Camera e Senato chiusi, è plausibile che sia la politica locale a farla da protagonista. Ed in questo contesto s’inserisce il dibattito sulla commissione bipartisan per lo Sviluppo di Roma, progettata dal sindaco Alemanno, il quale ieri è tornato a tessere le lodi della sua idea. E così il primo cittadino di Roma ha ribadito di aver deciso la promozione di questo organismo, “seguendo il fortunato modello Attali che in Francia ha indubbiamente funzionato” per dare il segnale di un impegno bipartisan per affrontare i grandi nodi strutturali della Capitale. Alemanno spiega poi l’obiettivo della commissione per lo sviluppo di Roma, ovvero inserire la città tra le grandi metropoli globali, “dando ad essa quel ruolo centrale nel Me-diterraneo che, per troppo tempo, è stato segnato e inseguito senza successi sostanziali”. E per far ciò l’alleanzino spiega che è necessario in primis risanare contemporaneamente “le distorsioni tra centro e periferia ereditate dal dopoguerra”. A tal proposito quindi Alemanno sottolinea come la sinistra, al governo della Capitale partire dal 1976, salvo la parentesi di Signorello e Giubilo, non sia riuscita ad adempiere “a quella missione storica che si era attribuita a metà degli anni ‘70: nonostante notevoli trasformazioni - aggiunge il primo cittadino - Roma non è riuscita a risolvere i suoi squilibri strutturali e anzi si è sovraccaricata di nuovi quartieri abusivi e di ulteriori problemi di mobilità”. Contingenze che ad avviso di Alemanno, saranno ancora più ardue da superare oggi a causa del debito pubblico e dei vincoli del Patto di stabilità di Bruxelles. Ed è quindi in questo scenario che l’ex ministro delle Politiche agricole ha spiegato di aver pensato alla commissione Amato, ribadendo infine che “non costa nulla” dal punto di vista finanziario, in quanto i componenti lavoreranno gratuitamente e con l’ausilio di strutture pubbliche già esistenti. Soddisfatto della commissione e anche della decisione di farla presiedere all’ex ministro del-l’Interno del centrosnistra Giuliano Amato, il ministro dei Beni Culturali, Sandro Bondi che sottolinea il fatto che il Dottor Sottile, accettando l’appello del sindaco di Roma “va nella stessa direzione di quello che ha detto Enrico Letta”, intendendo “il Letta che parla della fine dell’antiberlusconismo”. Bondi spiega dunque che sia Amato che Letta sono “protagonisti di due gesti nobili e coraggiosi che dobbiamo saper riconoscere e incoraggiare, con analogo spirito di apertura”. Parla dunque di “fine delle contrapposizioni ideologiche”, l’esponente dell’esecutivo, che però torna subito ad attaccare l’apposizione, dichiarando che “alcune delle condizioni del dialogo oggi sembrano essere venute meno: l’indebolimento di Veltroni è palese, così come sono evidenti nel centrosinistra sia le pulsioni giustizialiste che i tentativi di spingere il Pd a riaprire le porte alla sinistra massimalista”, concludendo però: “Ma dall’altra parte ritengo che sarebbe un errore se il centrodestra, forte del consenso di cui gode oggi, si convincesse di non avere più bisogno del dialogo e di poter riscrivere le regole del gioco”. Soddisfazione anche da parte del Pd, il cui deputato Ettore Rosato, membro del Copasir, dichiara che la nomina di Amato a presiedere la commissione è “un importante riconoscimento, non solo per l’alto profilo dello statista, ma anche per l’apporto decisivo che può venire dalla cultura riformista di cui è uno degli esponenti più rispettati”; tuttavia l’esponente del centrosinistra definisce “al momento non praticabile” l’estensione di questa esperienza al livello nazionale, “perché i segnali che finora giungono dal Governo sono decisamente contraddittori”. Due invece le voci fuori dal coro. A cominciare da un Francesco Storace stizzito che, partendo dal fatto che Alemanno ha detto che è Amato ad avare l’ultima parola sulla Commissione, chiede al sindaco: “Perché hai chiesto a me, e presumo anche ad altri nomi, per la commissione? Decidi tu o Amato? E poi - conclude il leader de La Destra - a che serve il cambiamento se a interpretarlo chiami il ministro dell’Interno del governo Prodi?”. Infine, la più amareggiata è risultata Gemma Azuni, consigliere comunale d’opposizione della Sd, che ha lamentato la totale mancanza di donne nella commissione interistituzionale bipartisan.
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