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Calderoli taglia le città metropolitane e aumenta la benzina

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Venerdi 5 Settembre 2008 – 15:21 – Fabrizio Di Ernesto stampa
Calderoli taglia le città metropolitane e aumenta la benzina



Poco prima della partenza per la pausa estiva il governo l’aveva anticipato quasi si trattasse di una minaccia: a settembre partirà la grande stagione delle riforme; ora l’esecutivo ha iniziato ad adoperarsi per tenere fede a questo impegno.
In cima alla lista delle priorità le modifiche nel campo della giustizia, un provvedimento fortemente voluto dal presidente del Consiglio Silvio Berlusconi, ed il famigerato federalismo fiscale, ma non solo, punto fermo di tutta la politica leghista.
Punto di partenza per realizzare questa rivoluzione legislativa, tanto cara ai padani, la bozza messa a punto da Roberto Calderoli, ministro per la Semplificazione legislativa, che la scorsa settimana ha raccolto anche il plauso, neanche troppo timido, del governatore della Regione Calabria Agazio Loiero, esponente del Pd.
Ieri il testo del disegno di legge è stato presentato agli enti locali e così sono emersi nuovi particolari. In primis una revisione di quanto fatto dal centrosinistra nel 2001, con la Riforma del Titolo V in fatto di città metropolitane, quindi nuova fiscalità a vantaggio dei Comuni.
Capitolo città metropolitane: il centrosinistra ne aveva individuate nove, la camicia verde alza la quota per esserlo ad oltre 350.000 abitanti, con Venezia e Bari che vedono a rischio il loro status in quanto non abbastanza popolate, con conseguente taglio del relativo finanziamento per lo svolgimento delle proprie funzioni.
Come anticipato poco sopra novità anche per quanto riguarda il reperimento di fondi per Città, Province e Regioni.
Secondo lo schema proposto dall’allievo di Bossi, allo studio c’è poi la realizzazione di una tassa sulle auto ed una sui carburanti il cui prezzo, già alto anche a causa di accise d’annata come quella relativa alla guerra d’Abissinia, dovrebbe lievitare ancora. Per quanto riguarda il finanziamento dei Comuni quasi certo un ritorno dell’Ici, anche se sotto una nuova sigla visto che nel documento si annuncia che le tasse sugli immobili saranno incassate dall’ente più vicino ai cittadini. Se il governo Prodi si era distinto in negativo per le tante imposte varate, il centrodestra sembra non troppo diverso dai predecessori dal momento che nel documento si accenna anche ad una nuova tassa “di scopo” destinata ad opere pubbliche, turismo o trasporti urbani.
In un testo che punta a smantellare definitivamente l’assetto unitario del BelPaese, non poteva poi mancare un qualche accenno alla spinosa questione di Roma capitale, con la legge in materia che ancora latita anche se Calderoli già anticipa novità.
Per sanità, assistenza e istruzione, il finanziamento integrale delle prestazioni essenziali, sulla base dei costi standard, avverrà con il gettito Irap, destinato a essere sostituito con tributi propri e con la compartecipazione regionale all’Irpef e all’Iva e con aliquote del fondo perequativo, ovvero destinato ad azzerare le disparità tra le varie aree geografiche, previsto dalla riforma.
Soddisfatto per l’esito dei colloqui avuti il ministro del Carroccio, entusiasta soprattutto per la disponibilità e la collaborazione offerta dagli amministratori locali anche se preferisce non sbilanciarsi sui tempi di realizzazione, non escludendo comunque la possibilità che il testo possa approdare in Consiglio dei ministri già la prossima settimana.
Leggermente critici i rappresentanti della controparte, Sergio Chiamparino, sindaco di Torino nonché delegato dell’Anci - l’associazione dei comuni italiani - chiede di poter discutere anche delle cifre, mentre il primo cittadino di Firenze, Leonardo Domenici, chiede di entrare quanto prima nel merito della discussione inerente al tributo sugli immobili per i Comuni, magari parlandone nella già programmata conferenza unificata tra Stato ed enti locali del prossimo 18 settembre.
Francamente il federalismo fiscale in questo momento appare una delle ultime cose di cui questa nazione ha bisogno. Il rischio infatti è che si acuisca sempre di più il divario tra le regioni storicamente ricche e quelle più bisognose.
Se da una parte poi il prelievo fiscale da parte dello Stato centrale potrebbe scendere notevolmente, il cappio al collo relativo ai tributi locali dovrebbe stringersi sempre di più con ulteriore danno per quei cittadini che già ora faticano ad arrivare alla fatidica terza settimana, per altro con uno Stato sociale sempre più ridotto al lumicino.

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