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Giustizia, un dialogo tra sordi

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Venerdi 5 Settembre 2008 – 15:14 – Michele Mendolicchio stampa
Giustizia, un dialogo tra sordi



Nell’agenda di governo c’è sempre in primo piano la questione Giustizia. La riforma annunciata dal Guardasigilli Alfano è motivo di forti fibrillazioni tra i due schieramenti. Il recente convegno sul tema patrocinato dai centristi, sempre più in odore di rientro nell’ovile berlusconiano, ha visto una nuova convergenza parlamentare sulla Giustizia. E la sintonia emersa lascia presagire un nuovo corso di dialogo tra i due attori principali, Pdl e Pd, proprio su un percorso minato come la riforma del sistema giudiziario. La separazione delle carriere e la riduzione dei tempi processuali sono i due punti più importanti della riforma.
Sul primo punto c’è stata sempre la netta contrarietà dell’Anm che vede in questo progetto un chiaro intento della politica di assoggettare la magistratura al proprio volere. “Noi siamo convinti della possibilità di un dialogo”, così si è espresso l’alleanzino Bocchino in merito alla convergenza emersa nel recente convegno sulla Giustizia. Però, secondo l’esponente di An, è altrettanto vera la convinzione che da parte del Pd non c’è da aspettarsi nulla di buono. “Veltroni -ha spiegato Italo Bocchino- paga per quello che ha fatto in campagna elettorale. Prima sceglie di correre da solo, poi invece si lega a Di Pietro, personaggio con il quale dialogare è quasi impossibile. Da qui il nostro pessimismo”. In effetti, l’ex pm fa da ago della bilancia in questa disputa sul tema del riordino giudiziario. E il condizionamento operato dal padre del giustizialismo casereccio è alquanto pesante, come una sorta di spada di Damocle sulle scelte del segretario del Pd. E nell’intervista a il Tempo, l’esponente alleanzino punta l’indice proprio su questo aspetto: “Se Veltroni fosse come Violante sulla giustizia sarebbe tutto molto più semplice. Se un uomo con l’esperienza e la storia di Violante considera l’Anm un ostacolo alle riforme, significa che la deriva presa da parte della magistratura è in aperto contrasto con gli interessi del Paese e dei cittadini”. Il ruolo dei togati militanti che cambiano gli assetti parlamentari, l’azzeramento del Pentapartito è emblematico, è un dato di fatto. E in questo l’Anm ha avuto un ruolo non indifferente, almeno a detta dei fini osservatori della politica. E Magistratura democratica, una delle correnti principali dell’associazione togati, si è spesso distinta in questa campagna politico-giudiziaria che l’ha vista fiancheggiatrice dell’ex Pci-Pds-Ds-Pd. E se l’ex magistrato Violante, considerato un referente dei togati militanti, ora inverte la rotta sostenendo che l’Anm è uno ostacolo alla riforma della Giustizia allora si può dire che il cerchio della convergenza politica è sempre più vicino alla sua chiusura.
A stretto giro di posta, l’ex pm Casson, ora nelle file del Pd, risponde che da parte del partito non c’è nessuna chiusura al confronto su un tema come la Giustizia, purché non ci sia nessuna preclusione a trattare anche gli altri temi. Insomma, la proposta del Pd è quella di mettere di tutto nel calderone del confronto. E la separazione delle carriere, almeno stando al pensiero espresso da Casson, non sembra riscuotere quell’entusiasmo auspicato dagli uomini della Casa delle libertà.
“Cominciando a separare le carriere dei magistrati -ha osservato l’ex pm- non si accorciano di un solo giorno i processi civili. Riformando il Csm, non avremo una giustizia penale più giusta. Non credo sia questo il manico del problema”. Insomma, il leit motiv è quello solito: non disturbare il manovratore togato. E questo fil rouge che lega alcune procure militanti con gli ex comunisti non sembra ancora spezzarsi. E la speranza che un giudice riesca a mettere fuori gioco Berlusconi, politicamente s’intende, è sempre all’ordine dell’agenda politica degli ex comunisti. Casson nega che l’intento sia questo anzi assicura che “non esiste il partito dei giudici dentro il Pd e anche l’Anm non mi sembra così arroccata come qualcuno vuol far credere”. Comunque la porta aperta al dialogo è confermata anche dall’ex pm che precisa: “Noi abbiamo fatto delle proposte. Ora vediamo cosa verrà fuori dal cilindro del governo”. Ma se da parte dell’ex togato viene tenuta aperta la porta del confronto così non è da parte dell’alleato Di Pietro. “Ma quale dialogo? Di che stiamo parlando?” questa la posizione espressa da Evangelisti dell’IdV “Noi non abbiamo nessuna ossessione della giustizia. L’ossessione della giustizia riguarda altri, in primo luogo il presidente del Consiglio: questo governo che parla di giustizia e poi manovra e propone leggi ad uso personale o per propri amici”. Insomma, da questo cul de sac non se ne esce. Sarà bene una volta per tutte che la leadership del Pd chiarisca l’alleanza con Di Pietro. Ovvero se intende rompere definitivamente con il partito del giustizialismo oppure proseguire a coltivare la speranza che prima o poi l’ex pm riesca nell’intento di rivoltare come un calzino il Cavaliere.

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