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Di Pietro vuole la Giustizia e Veltroni fa orecchie da mercante

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Mercoledì 26 Marzo 2008 – 15:52 – Fabrizio Di Ernesto stampa
Di Pietro vuole la Giustizia e Veltroni fa orecchie da mercante


A sinistra è scoppiata la grana Giustizia. Antonio Di Pietro ex togato e grande inquisitore nel processo Mani pulite, dopo due anni alle Infrastrutture ed il quotidiano scontro politico con il rivale-alleato Clemente Mastella, aspira al ministero di via Arenula, quasi convinto che questo gli spetti per diritto divino.
Oltre ad aspirare al titolo di Guardasigilli il fondatore dell’Italia dei valori vorrebbe però anche una libertà a 360 gradi, tanto che senza troppi preamboli anticipa di volere carta scritta con la possibilità di poter apporre tutti i corretti necessari, perché: “Per fare la bella statuina senza le risorse finanziarie, senza possibilità operativa e mettere la faccia sul non fare, non sono disponibile”.
L’alleato di Veltroni, analizzando la situazione della giustizia in Italia, ha poi invocato, per dare più credito alla propria candidatura, la necessità di interventi ordinari ed efficaci ribadendo: “In questi anni si è discusso di grandi temi, come la separazione delle carriere, il ruolo del Csm, l’ordinamento giudiziario”, minimizzando però queste richieste che vengono non solo dalla politica ma anche dalla società civile. Secondo l’aspirante titolare del dicastero della Giustizia sono infatti altre le necessità di cui questo importante comparto ha bisogno.
L’ex pubblico ministero infatti ritiene necessario un aumento del 30 percento delle risorse finanziarie a favore del comparto giustizia; un aumento del personale ausiliario del magistrato, sia civile che penale, “attualmente - denuncia - è sotto del 30 percento ma con riferimento all’organico di venti anni fa, nonostante siano aumentate le competenze”; una riaggregazione dei tribunali e delle Corti d’appello, soprattutto i tribunali, ambiti nei quali si verifica una grave disparita tra quelli sovraccaricati di lavoro e quelli invece meno impegnati; una ridefinizione del ruolo e delle attività del personale di polizia giudiziaria, carabinieri, polizia e Guardia di finanza, “affinché - spiega il fondatore dell’Idv - possano svolgere le loro attività soltanto in materia di polizia giudiziaria e sicurezza, e non anche compiti amministrativi, tipo scorte o altre attività che possono essere svolte da altre realtà”.
La dichiarazione d’intenti dell’ex unionista ovviamente non si ferma qui ed interessa le tante lungaggini che spesso impediscono lo svolgimento dei procedimenti in tempi accettabili. Su questo punto Di Pietro propone di intervenire cancellando quanto fatto dal centrodestra durante la XIV legislatura, in primis eliminando la legge sulla riduzione dei tempi della prescrizione, fatta dal governo Berlusconi; successivamente abolendo un grado di giudizio, quindi proponendo una norma che interrompa la prescrizione con il rinvio al giudizio, infine, auspicando: “Una riduzione importante delle tipologie di reato, i cosiddetti reati bagatellari devono essere depenalizzati a favore della lotta contro la grande criminalità”.
L’accelerazione del ministro uscente delle Infrastrutture non è però stata gradita dagli ex comunisti del Partito democratico, alleato dell’Idv, che subito hanno richiamato all’ordine Di Pietro.
Antonello Soro, ex coordinatore Pd ed attuale capogruppo del partito a Montecitorio, ha cercato di evitare polemiche strumentali spiegando che nei confronti di Di Pietro alla Giustizia: “Non c’è alcuna preclusione ma, naturalmente, non c’è neanche un diritto di prelazione”. Meno diplomatico il ministro, uscente, per i Rapporti con il Parlamento Vannino Chiti che ha invece ricordato a Di Pietro, e non solo, che “se vince il Pd il presidente del Consiglio sarà Veltroni e deciderà i ministri e i loro incarichi. Mi pare che Veltroni abbia detto, a proposito di questo aspetto che riguarda Di Pietro e la Giustizia che non è opportuno”.
Di Pietro aspira a via Arenula, nei due anni scarsi di governo Prodi ha continuato a sognare quella poltrona e non a caso è più volte entrato in contrasto con l’ex Guardasigilli Clemente Mastella. Anche questa volta però le ambizioni rischiano di rimanere disattese: Veltroni non lo vuole titolare della Giustizia, ed inoltre ipotizzare una vittoria del centrosinistra appare abbastanza fuori della realtà.

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