Due ordigni di fattura rudimentale sono esplosi a Milano vicino al Nucleo Comando della regione Lombardia dell’Arma in Piazza Giovanni XXIII. Gli ordigni sono stati collocati da ignoti in cassonetti della spazzatura e sono esplosi in rapida successione. Contemporaneamente, a Genova, sono finite nel mirino due caserme dei carabinieri, nei quartieri di Voltri e Prà. La prima esplosione si è verificata a poche decine di metri dalla caserma dell’Arma di Voltri, dove un ordigno era stato collocato all’interno di un cassonetto dei rifiuti. La seconda detonazione si è verificata nella parte posteriore della caserma dell’Arma di Prà. Un ordigno, collocato all’interno di un cassonetto dei rifiuti, è esploso distruggendo il contenitore. Parallelamente, un terzo ordigno si è solo incendiato bruciando un cestino di rifiuti in via Tabarca. Un volantino di rivendicazione a firma del Fai, è arrivato ieri mattina alle 9,30 da Milano al “Secolo XIX”. Una pista quella anarco-insurrezionalista seguita fin da subito dall’antiterrorismo. Infatti le modalità degli attentati di Roma e Milano in tutto e per tutto richiamerebbero, secondo la polizia, analoghe azioni. Le prime evidenze di un collegamento tra atti di violenza politica in Italia e fantomatici gruppi anarchici emersero con la bomba trovata il 18 dicembre del 2000 nel Duomo di Milano. All’epoca la rivendicazione fu del gruppo ‘Solidarietà internazionale’ ma la matrice fu subito ricondotta agli ambienti degli anarchici spagnoli. Nella rivendicazione degli attentati di Genova e Milano ci doveva essere anche un “obiettivo Sanremo”. Il testo, arrivato con posta prioritaria ieri mattina alle 9,36 nella redazione del Secolo XIX e proveniente da Milano, annunciava come obiettivo ‘colpito’ alle 23,38 il teatro Ariston proprio durante la diretta del festival. Nell’ordigno, una scatola, ci sarebbe dovuta essere, sempre secondo il comunicato, dinamite. Il comunicato degli anarchici siglato Fai, un acronimo che rappresenterebbe diverse realtà degli anarco-insurrezionalisti, si apre con un appello: “Allarme bomba, consegnare subito ai carabinieri, non è uno scherzo” e indica quattro obiettivi che sarebbero stati colpiti: “A Genova alle 19,45 ordigno incendiario nei pressi della caserma dei carabinieri di Prà”. Sempre nel capoluogo ligure, “alle 20,30, altro ordigno nei pressi della caserma dei carabinieri di Voltri. A Milano, alle 21,30 altra esplosione di ordigno nei pressi di una delle caserme che infestano la zona di via Monti” e, infine, l’attentato a Sanremo per che però non c’è stato. L’imprevisto poteva tirare su una serata noiosa e di basso livello come è il Festival di Sanremo ormai da parecchi anni. “Questa campagna – continua il comunicato è dedicata a Marcello Lonzi, ragazzo ucciso durante un selvaggio pestaggio nel carcere di Livorno”. Marcello Lonzi, 29enne di Livorno, muore nel carcere livornese “delle Sughere” l’11 luglio del 2003. Secondo l’autopsia la morte sarebbe avvenuta per cause naturali (arresto cardiaco). Una verità che però non viene accettata dalla famiglia e dai compagni di Marcello, secondo i quali il ragazzo sarebbe morto dopo aver subito un violento pestaggio in carcere. Tanto che Maria Ciuffi, madre di Marcello, ha presentato una denuncia e il pubblico ministero presso la procura della Repubblica di Livorno Roberto Pennisi ha aperto un fascicolo, contro ignoti, per omicidio. Visti i comportamenti e gli atteggiamenti spesso criminali della polizia, ed in specifico di quella penitenziaria, la cosa non stupisce più di tanto. Intanto a Genova si è svolto un vertice in procura sugli attentati dinamitardi di ieri. I sostituti procuratori della Repubblica Anna Canepa e Andrea Canciani, titolari dell’inchiesta, il comandante del Ros Alessandro Sandulli e il maggiore dei carabinieri Gavino Sechi si sono riuniti nell’ufficio del procuratore aggiunto Giancarlo Pellegrino nel palazzo di giustizia del capoluogo ligure per fare il punto sulle indagini. La FAI è un acronimo che sta per Federazione Anarchica Informale, che stranamente è lo stesso della Federazione Anarchici Italiani. Gli anarchici pensano che l’omonimia di sigle non sia casuale, ma frutto di una logica da parte dello stato per innescare poi conseguenti ondate di repressione. Di tutt’altra opinione Calderoli, secondo il quale “Risulta evidente il collegamento tra la sentenza di condanna dei componenti delle brigate rosse avvenuta ieri a Roma, il processo di Genova sui fatti del G8 e gli attentati della scorsa notte a Genova e Milano, che rappresentano il colpo di coda di un terrorismo più o meno di piazza. “Un terrorismo - aggiunge - che, tutte le volte, è stato utilizzato per fermare il cambiamento e che, ancora una volta, si ripropone con attentati proprio nel momento in cui il Senato si appresta ad approvare la riforma dello Stato”. Il collegamento lo vede solo lui, però. Accomunare poi il processo di Genova agli attentati e alle BR è cosa assurda: l’operato della polizia, i pestaggi e l’omicidio di un ragazzo a Genova sono cose di cui deve rispondere lo stato. Altra cosa sono le BR, altra cosa ancora questi attentati. Ma Calderoli, che è di bocca buona (e non a caso fa il dentista) pare che si beva tutto.