I dati parlano chiaro: gli immigrati nel nostro paese stanno aumentando, e con la riforma della Bossi-Fini, la crescita di sicuro non diminuirà. Ma il fenomeno stranieri sta acquistando non solo maggiore consistenza, ma anche importanza. Era di circa due settimane fa la notizia della nascita di un partito degli immigrati dalle accertate speranze di vittoria alle prossime elezioni, in virtù del numero elevato di possibili elettori stranieri - cui il voto verrà concesso da ddl delega Amato-Ferrero. Non poteva però finire qui. E infatti ieri si è svolta a Roma la IV Conferenza nazionale dei lavoratori stranieri della Fillea Cgil con l’obiettivo della costruzione del primo sindacato multietnico della Cgil. È da diversi anni che la Fillea Cgil, si vanta della difesa e tutela dei diritti dei lavoratori stranieri, e sperimenta e promuove il coinvolgimento dei rappresentanti immigrati nelle strutture, a tutti i livelli, dai singoli territori fino alla Segreteria nazionale. Non solo, la confederazione ha anche espresso il profondo convincimento che oggi ci siano tutte le condizioni per costruire nuovi dirigenti sindacali, dirigenti complessivi, tra gli immigrati. Convinzione che, per ammissione diretta dei responsabili della federazione, deriva dall’appoggio ricevuto da questo governo di centrosinistra e dalla presenza nell’esecutivo di Paolo Ferrero, ministro della Solidarietà Sociale, che, ad avviso della Fillea, sta combattendo la Bossi-Fini, definito “vero ostacolo ad una politica di riconoscimento dei diritti agli stranieri che lavorano nel nostro Paese”. Non potevano dunque i sindacati lasciarsi sfuggire un’ottima preda come quella degli immigrati. Infatti, considerando il peso notevole che il lavoro di questa categoria sta assumendo, i lavoratori stranieri rappresentano certamente per la Cgil un importante punto di riferimento. Se si pensa inoltre che i lavoratori extracomunitari solamente nell’edilizia sono cresciuti del 5% tra il 2006 e il 2007, non può certo apparire straordinario l’immediato intervento delle sigle sindacali per farsi portavoce di questa categoria. E proprio ricollegandosi all’aumento di questa nuova forza lavoro i sindacati, durante la conferenza, hanno voluto porre l’accento su come tale crescita quantitativa porti con sé l’accentuarsi delle problematiche che caratterizzano il mercato del lavoro nel settore, prima fra tutte quella legata alla sicurezza, che riconfermerebbe il trend in aumento degli infortuni mortali; che però non riguardano i lavoratori stranieri, ma quelli italiani. Questo però poco importa alle sigle sindacali che preferiscono mettere le mani avanti per salvaguardare una nuova e produttiva categoria, piuttosto che difendere “veramente” gli interessi dei lavoratori italiani, per i quali gli stessi sindacati firmano improbabili compromessi con il governo che di certo non rappresentano nessuna garanzia per i lavoranti della Penisola. Ritornando alla Conferenza, svoltasi ieri a Roma, i protagonisti erano dunque i lavoratori stranieri, il Coordinamento stranieri della Fillea e l’intera categoria, delegati, funzionari e dirigenti che, da Bolzano a Messina, sono oramai coinvolti in questo processo di trasformazione del settore e del sindacato. Non solo, nella conferenza si è anche discusso di un nuovo contratto di lavoro per questi stranieri, un contratto che, a quattro anni di distanza dal precedente, dovrebbe ancor più rispondere ai bisogni di tutela dei lavoratori immigrati, primo fra tutti quello della sicurezza. Ma al contempo le sigle sindacali richiedono anche la valorizzazione e la promozione professionale di un esercito di manodopera che nel nostro paese si presenterebbe, a loro avviso, “con altrettanti e addirittura superiori livelli di scolarità dei nativi, ma che nei processi organizzativi del lavoro va a riempire sempre più le caselle più basse dei livelli di inquadramento”. Anche per questo motivo, la Fillea Cgil ha richiesto che queste nuove prestazioni contrattuali rafforzino bisogni peculiari, propri delle comunità straniere, che già la contrattazione di secondo livello ha provato a recepire, ma che dovranno trovare nel contratto nazionale risposte strutturali, a partire dagli orari di lavoro. Il risultato dunque dovrà essere un contratto nazionale che risponda sempre più alle esigenze dello straniero. E ad assicurare una pronta risposta di impegno e implicita accondiscendenza a queste richieste il ministro Ferrero, la cui presenza al convegno ha fatto sì che non mancassero gli elogi a questo governo e all’impegno profuso per l’integrazione degli stranieri. E così mentre l’esecutivo cerca già l’escamotage per attirare il nuovo possibile elettorato, le sigle sindacali già si mettono in prima fila per difendere coloro che oramai stanno sempre più sostituendo i cittadini italiani, soprattutto per quanto attiene al riconoscimento dei diritti, un po’ meno però per quanto riguarda i doveri.