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EURO: un fardello sempre più oneroso

| Venerdi 9 Marzo 2007 - 16:14 | Marzio Paolo Rotondò |

L’Euro è diventato più caro. Così come ampiamente previsto da mercati ed economisti, la Banca centrale europea ha messo mano al tasso ufficiale di riferimento (Tur) portandolo dal 3,50% al 3,75%, incrementando dunque il costo del denaro di un quarto di punto percentuale per la prima volta quest’anno, probabilmente non l’ultima.
Il tasso sui depositi è salito di conseguenza al 2,75%, mentre quello marginale al 4,75%. La decisione è stata presa all’unanimità dai membri del Consiglio direttivo della Bce. Per le famiglie, le imprese e gli Stati dell’Eurozona più indebitati, il fardello della moneta unica si fa sempre più evidente.
La politica monetaria, “visto il contesto, resta accomodante”: il livello dei tassi d’interesse ora “è moderato”; l’altra volta “era basso”. Sono le parole espresse dal presidente della Banca centrale europea, Jean-Claude Trichet, durante la conferenza stampa che ha seguito la riunione del Consiglio direttivo dell’Eurotorre. La Bce ha deciso di alzare il costo del denaro perché c’è “un rischio stabilità dei prezzi nel medio termine”, si è giustificato Trichet, visto l’andamento degli indicatori economici.
Nonostante la zona Euro abbia appena iniziato la sua ripresa economica dopo lunghi anni di ristagno e malgrado l’inflazione, rivista anche al ribasso, sia sotto i parametri che suppongono un intervento sui tassi, l’istituto di Francoforte si ostina a proseguire sulla strada delle rialzo del costo del denaro.
Durante la consueta conferenza stampa, oltre ad annunciare il rialzo dei tassi, il presidente della Banca centrale europea ha fornito le nuove stime sulla crescita e sull’inflazione.
L’Eurotorre ha ridotto le stime sulla crescita dei prezzi al consumo della zona Euro del 2007, ma ha rialzato quelle relative al 2008. Nell’anno in corso, si prevede infatti che l’inflazione si attesti intorno all’1,8%, mentre quella dell’anno successivo viene vista al 2%.
Per quanto riguarda le prospettive di crescita, la Bce ha incrementato le due precedenti stime relative a 2007 e 2008. L’espansione economica media per questi due anni è rispettivamente prevista al 2,5% e al 2,4%. In particolare, le forchette di oscillazione della crescita sono indicate per quest’anno fra il 2,1% ed il 2,9%, e per l’anno prossimo tra il 1,9% ed il 2,9%.
Anche se permangono i rischi ipotetici di un rialzo dell’inflazione nel medio termine, le prospettive di crescita dell’Eurozona “rimangono favorevoli”, ha affermato Trichet. La ripresa economica è “divenuta più bilanciata nelle diverse regioni e rimane robusta, supportata in parte anche dal basso livello del prezzo del petrolio”. Questo, in un quadro in cui “le condizioni esterne favoriscono le esportazioni europee” e “la domanda interna dovrebbe mantenersi in linea con la sua forza attuale”. Gli investimenti “dovrebbero mantenersi dinamici, beneficiando soprattutto di favorevoli condizioni di credito”.
Dalle parole dei Trichet si evince inoltre che è ancora acceso il dibattito sulla questione salariale fra il del Consiglio direttivo della Bce e di alcuni ministri dell’Economia e delle Finanze dell’Eurogrup-po guidati da Jean-Claude Junker. Come avvenuto già al termine della scorsa riunione, il presidente dell’Euro-tower ha sottolineato che “saranno monitorate con estrema cura le prossime negoziazioni salariali”; “gli sviluppi possono rappresentare un rischio concreto per la stabilità dei prezzi”. In questo contesto, “è fondamentale che le parti sociali continuino ad essere responsabili”: gli accordi, ovviamente, “dovranno tenere conto dei problemi di competitività, degli alti livelli di disoccupazione in molte economie e anche dell’incremento della produttività”. Molta attenzione all’economia e alle grandi imprese, dunque, e poca ai cittadini, lavoratori-consumatori.
Le prospettive economiche dell’Eurozona sono dunque buone e non rendono assolutamente necessaria la nuova stretta monetaria. Per questo motivo, sono sempre di più le persone scettiche sulla dinamica della politica monetaria intrapresa dall’istituto di emissione di Francoforte. La tendenza all’aumento dei tassi d’interesse, infatti, rischia seriamente di compromettere la ripresa economica europea ed impedire che si trasformi in crescita sostenuta.
La stretta sul denaro potrebbe infatti avere due principali effetti negativi sull’economia dell’Eurozona e tangibili dalla popolazione. Il primo consiste nell’aumento del debito delle famiglie, riducendo al contempo la già limitata capacità di consumo per dello scarso aumento dei salari e dunque del potere di acquisto. Il secondo effetto negativo, consecutivo al primo, si traduce in un’ulteriore attenuazione della propensione al consumo delle famiglie che rischia d’incidere negativamente sulla ripresa economica europea. Dell’effetto a catena risentirebbero anche le imprese, sia dal punto di vista delle vendite che da quello degli investimenti nello sviluppo.
L’espansione economica europea è inoltre ancora molto debole in molti Paesi dell’Ue, come ad esempio l’Italia, dove da tempo ormai siamo il fanalino di coda. La combinazione fra le strette monetarie ed una Finanziaria che ha anch’essa indebolito i consumi, potrebbe costarci molto caro.
Avere una politica troppo aggressiva sul denaro e sui consumi in questo momento così delicato, rischia dunque di tagliare le gambe all’economia e farci perdere, così, il treno verso una crescita che da troppo tempo stiamo aspettando.

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