Continua la battaglia di Achille Variati neo sindaco, con la tessera del Partito democratico in tasca, di Vicenza e già alla guida del comune all’inizio degli anni ‘90, per restituire almeno un briciolo di sovranità nazionale agli abitanti della città veneta. Come è ampiamente risaputo, gli invasori a stelle e strisce hanno deciso, con il benestare bipartisan dei politici italiani, di costruire nel capoluogo veneto un nuovo presidio militare in cui poter alloggiare i soldati yankee, in attesa di impegnarli in nuove guerre nei quattro angoli del mondo. Nella sua corsa alla conquista di Palazzo Trissino l’esponente del centrosinistra ha più volte ribadito la necessità di non assecondare i voleri dell’amministrazione statunitense, non lesinando nemmeno nelle critiche al dimissionario esecutivo bianco-rosso-verde guidato da Romano Prodi; fatto questo che gli aveva garantito l’appoggio del comitato permanente ‘No Dal Molin’ e che a ben vedere potrebbe essere stato alla base della sua vittoria di misura, appena 500 voti in più, sul rivale del Popolo della libertà. Non appena ha ottenuto la poltrona che in precedenza era occupata da Enrico Hüllweck, subito il primo cittadino del comune berico ha proposto la convocazione di un referendum sulla nuova base Usa, affinché gli abitanti possano esporre il proprio parere, con Silvio Berlusconi che, di contro, invitava prontamente i vicentini a pronunciarsi in linea con i voleri del governo centrale, ovvero confermando il totale asservimento a Washington. Ieri intanto da corso Palladio è arrivata una notizia positiva nella lotta per la riconquista della indipendenza perduta. Se la giunta di centrodestra, nell’ultimo scorcio del suo operato, aveva disposto lo smantellamento del tendone issato dal presidio permanente, dichiarandolo fuorilegge, ora Variati, di contro, potrebbe far cadere l’ordinanza di demolizione. L’ex democristiano ha infatti manifestato l’intenzione di valutare in modo “rapido ma approfondito” i contenuti tecnici e le ragioni ispiratrici dell’ordinanza; in sostanza quindi il neo sindaco vuole verificare che alla base della decisione di Hüllweck e dei suoi uomini non ci siano stati intenti puntivi contro quei cittadini che da mesi si battono, alla luce del sole e nella piena legalità, in difesa del territorio vicentino. “La legge - ha rilanciato Variati - deve valere per tutti, ma quello che è certo è che i luoghi di discussione e di protesta sono luoghi di democrazia piena, che vanno rispettati e considerati con molta attenzione”, ricordando poi come la protesta di coloro che si oppongono all’edificazione del nuovo sito bellico, non sia mai sfociata nella violenza e rilanciando il bisogno di “svelenire il clima”. In quest’ottica di dialogo e di ricerca di soluzioni condivise, il sindaco ha già incontrato i rappresentanti del presidio permanente e quanto prima vedrà anche i portavoce dei comitati; domani mattina, inoltre, è in programma un incontro con il rappresentante del governo, Paolo Costa. I primi segnali che vengono dalla nuova giunta vicentina appaiono positivi. Molto probabilmente alla fine sia Variati sia i suoi concittadini dovranno piegarsi all’invadenza a stelle e strisce abituandosi a convivere con una nuova base militare nel centro della città. Solo un nuovo corso nella politica italiana potrebbe cambiare questa situazione; Variati per il momento sta cercando di dare l’esempio ai suoi colleghi ma fino a che a Roma ci saranno una destra ed una sinistra che fanno a gara per ottenere la benedizione di Washington, le giuste richieste di sovranità nazionale saranno destinate a rimanere deluse.
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