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Il Grande Fratello? In Vaticano

| Mercoledì 23 Febbraio 2005 - 14:31 | |

Papa Wojtyla è anziano. E va a lui perdonata qualche amnesia. Per esempio, secondo il suo libro appena pubblicato, gli autori dell’attentato contro la sua persona sarebbero stati.... i regimi totalitari (e cioé, più esattamente, fascismo, nazismo e comunismo). Mah.
Sempre su questa linea senescente anche il “ringraziamento a Dio”, ieri, per il dono dei mezzi della comunicazione di massa, Internet compreso. Sono ''cose meravigliose'' e ''provvidenziale opportunità'' delle quali la Chiesa puo' e deve servirsi senza paura, pur ammettendo che il potere dei mezzi di comunicazione di massa è il condizionamento delle coscienze.
Ai mezzi della comunicazione di massa, con la lettera apostolica titolata “Il rapido sviluppo”, il papa 'comunicatore' ha dedicato un intero documento di 19 pagine. E ha attribuito loro un'importanza -però - pro domo sua. Infatti, dopo aver deplorato le possibili deviazioni culturali e i condizionamenti delle coscienze, ha elogiato come, attraverso le nuove forme di comunicazione, si sia creata una ''nuova cultura globalizzata'' nella quale la Chiesa deve svolgere la sua missione. Insomma, il papa fa finta di condannare i nuovi media, ma ne vorrebbe semplicemente l'esclusiva. Così, i mezzi di persuasione di massa saranno buoni soltanto se... indosseranno la tonaca.
Da quando, nel 1963, il Concilio scrisse il decreto ''Inter Mirifica'', dedicato ai mezzi della comunicazione sociale ed al quale l'attuale lettera apostolica fa riferimento, Il Vaticano ha fatto di tutto per prenderne le redini.
'Beni preziosi'' per l'umanità del nostro tempo ''al pari dell'aria, del cibo, dell'ambiente, del lavoro, dei diritti inalienabili della persona'', i media vanno considerati ''bene comune'', la dimensione universale dei quali va tutelata agendo a livello ''politico, legislativo, etico e culturale''. Per la Chiesa quindi, essi sono ''un sostegno prezioso'' per la diffusione globalizzata del Vangelo, per promuovere il dialogo tra le religioni, e ''per difendere quei solidi principi che sono indispensabili per costruire una società rispettosa della dignità della persona umana e attenta al bene comune''. Missione, che abbisogna di ''una sorta di 'conversione' pastorale e culturale'', del clero e degli ''addetti ai lavori''. Ai quali, va dunque offerta... ''formazione'' e data ''attenzione pastorale''.
E chi si è affrettato subito a plaudire tale strategia vaticana? Maurizio Costanzo? Bruno Vespa? Amadeus?
No. Un “grande apprezzamento” è stato, a spron battuto, espresso dal ministro per l’Innovazione e le Tecnologie Lucio Stanca. Che ha ammesso di “essere stato colpito in modo particolare dalle sue parole quando ha affermato che non bisogna avere paura delle nuove tecnologie perché esse sono tra le cose meravigliose che Dio ci ha messo a disposizione per scoprire, usare, far conoscere la verità, anche la verità sulla nostra dignità e sul nostro destino di figli suoi, eredi del suo Regno Eterno”.
Ministro di uno Stato laico e - una volta - non confessionale.

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