Il finlandese Harri Holkeri nuovo governatore di Kosovo e Metohija
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Lunedi 28 Luglio 2003 - 18:14
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di Maria Lina Veca |
Da Kouchner a Steiner a Holkeri: l’annuncio è ormai ufficiale, dal 25 luglio Harri Holkeri, già Primo Ministro finlandese e presidente dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite, è stato nominato nuovo “governatore” di UNMIK, in sostituzione di Michael Steiner, rimasto al potere per 18 mesi. Il passaggio di consegne coincide con il bilancio di quattro anni di presenza delle cosiddette “forze multinazionali di pace” in Kosovo e Metohija. Un bilancio disastroso per le minoranze non albanesi, e, in particolare, per i serbi: in quattro anni sono stati registrati, ufficialmente, 6.391 attacchi contro i sopravvissuti serbi, 1.194 serbi uccisi, 1.305 feriti e 1.138 rapiti. Con questi “numeri”, l’amministrazione delle Nazioni Unite presenta il suo bilancio a completamento di quattro anni di presenza in Kosovo and Metohija, e a conclusione del mandato di Steiner, che conclude la sua “missione” unendosi in matrimonio con una albanese del clan Thaci. Un periodo che sarebbe stato sufficiente quanto meno ad avviare l’attuazione della Risoluzione 1244 delle Nazioni Unite, che avrebbe dovuto garantire il ritorno dei serbi, la sicurezza, la libertà di movimento, il rispetto delle minoranze, il diritto all’informazione, alla cultura, la creazione di istituzioni permanenti e funzionanti...niente di tutto questo è stato non solo realizzato, ma neanche avviato. Anzi, il contrario... Il quarto “anniversario” della presenza di UNMIK e KFOR è stato segnato dal brutale omicidio di una famiglia serba a Obilic, a 15 Km. da Pristina. Sotto gli occhi della comunità internazionale, come sempre. Così come il ritrovamento di 60 corpi di serbi nel cimitero di Dragodan, vicino a Pristina: buttati nelle fosse comuni dopo l’arrivo di KFOR, vittime, quasi sicuramente, della “vendetta” dell’UCK. Il risultato della presenza internazionale è disastroso. La vita dei sopravvissuti 120.000 Serbi nella Provincia è stata trasformata in un inferno, le loro condizioni di vita sono quelli di prigionieri, in prigioni a cielo aperto, chiamate enclavi, senza prospettive, senza dignità di vita, senza speranza di lavoro, senza che sia stata delineata alcuna soluzione politica, esposti giorno e notte alla violenza dei terroristi albanesi. Il “ritorno” dei serbi, che doveva essere garantito dalla risoluzione dell’ONU, è soltanto una parola vuota. I “3.000, o 4.000 ritorni” di cui parla l’ex “governatore” delle Nazioni Unite, Michael Steiner, è una assoluta finzione. Soltanto 125 Serbi sono tornati, a rischio della loro stessa vita, sono tornati in condizioni di totale invivibilità. Il numero di Serbi che sopravvivono nel territorio di Kosovo e Metohija diventa ogni giorno più piccolo. Nella città di Pristina, ormai monoetnica albanese, con una ricostruzione selvaggia attuata con i soldi della cooperazione internazionale, sede degli uffici centrali di UNMIK, con centinaia di case affittate a funzionari internazionali, sono rimasti meno di 100 serbi, che vivono praticamente prigionieri all’interno di un caseggiato. Prima dell’arrivo delle Nazioni Unite e di Kfor, a Pristina vivevano 20.700 Serbi. Una vera e propria pulizia etnica. I Serbi non ritornano perchè non esistono le condizioni minime per poter tornare. Più del 50% dei profughi vorrebbero tornare. Ma tornare dove? Dove le case sono state occupate da albanesi, così come le terre... tornare dove non si può andare a scuola o all’università, dove non si può fare la spesa in un negozio, dove non si può lavorare o andare al mercato, dove non si può, letteralmente, vivere... Nebojsa Petkovic, presidente di “Kucni Prag” , organizzazione dei rifugiati serbi del Kosovo, ha presentato richieste alle ambasciate di Stati Uniti, Inghilterra, Germania, Russia, Italia, perchè siano create condizioni reali per il ritorno dei Serbi in Kosovo e Metohija. . Finora nessuna risposta dalle varie ambasciate. Circa 230.000 Serbi sono costretti, da quattro anni, a vivere fuori dalla loro terra. Rientrare, perchè la parola - chiave del Kosovo è “Ritorno”, “Povratak” in serbo. Ritornare nel nulla, in una atmosfera rarefatta e irreale, tutta chiusa in una strada, dove non ci sono cancelli visibili, ma ci sono cancelli reali più alti di quelli di qualsiasi prigione. Eppure, anche in questo nulla chiamato “enclave”, in questa riserva indiana dove si aspetta la lenta morte dei sopravvissuti serbi, anche qui si resiste, si aspetta il ritorno degli altri, il ritorno del popolo che, da una storia antica, è indissolubilmente legato a questa terra. Anche a costo di morire per questa terra. La decisione di scegliere Holkeri, che non ha alcuna precedente esperienza nei Balcani, e che dovrebbe insediarsi a Pristina entro un mese, è stata presa dal Segretario Generale U.N., Kofi Annan, dopo una serie di colloqui con una decina di candidati. Holkeri - uomo d’affari, oltre che politico, nel consiglio d’amministrazione della Banca di Finlandia e delle linee aree Finnair -dovrà iniziare i colloqui politici con Belgrado per lo status futuro della provincia. Fra i candidati rifiutati, l’ambasciatore svedese presso le Nazioni Unite, Pierre Schori, inviso agli Stati Uniti per aver criticato l’aggressione all’Iraq. La “filosofia politica” del neogovernatore è stata sintetizzata in questa massima: “Non prendere decisioni facili finchè non ti sei confrontato con soluzioni difficili...” Sembra un po’ una frase da “baci Perugina”, e, comunque, le decisioni che riguardano la provincia autonoma di Serbia non sono certamente facili. Dal 1995 al 1998, Mr. Holkeri è stato membro del “The International Body”, un gruppo scelto dal Governo del Regno Unito per il disarmo di gruppi armati operanti in Irlanda del Nord. Questo ci dice il suo curriculum, unitamente alla totale inesperienza diretta sui Balcani, e alla posizione di membro accreditato dell’alta finanza internazionale. Nulla di entusiasmante per il futuro del Kosovo e Metohija...mentre gli episodi di terrorismo albanese si susseguono senza sosta e senza riscontro nei mezzi di informazione. E’ di questi giorni il pestaggio di serbi da parte della Polizia del Kosovo, così come l’esplosione di una bomba nella valle del Tetovo ( uno dei luoghi- chiave per la costruzione della “Grande Albania”) nel villaggio di Dobroste. Momcilo Trajkovic , capo della Commissione Parlamentare sul Kosovo, e Leader del “Movimento Nazionale per Kosovo e Metohija” ha dichiarato “ Il nuovo governatore delle Nazioni Unite deve fermare il processo di indipendenza del Kosovo”. Il requisito indispensabile per la creazione di un “Grande Kosovo”, che include regioni della Macedonia è, naturalmente, la creazione “in provetta” di un “Kosovo indipendente”. Ma, anche dal punto di vista della comunità internazionale, questa non è una operazione facile: una delle principali ragioni è che questa decisione richiederebbe una risoluzione del Consiglio di Sicurezza dell’ONU, e che sarebbe necessario il voto di Russia e Cina. Ma né la Russia né la Cina supporteranno l’idea del Kosovo indipendente, a causa, soprattutto, delle possibili ripercussioni sulle questioni Cecenia e Tibet. Trajkovic ha aggiunto : “ Io chiedo che Holkeri si opponga con chiarezza alla pressione delle varie lobbies e dei gruppi internazionali che premono per l’indipendenza del Kosovo, e che lavori alla ricerca di una “chiave” risolutiva per il ritorno dei Serbi e degli altri non-Albanesi nella provincia.” Momcilo (Moma, come lo chiamano in Kosovo) Trajkovic - deputato, capo della Commissione Parlamentare sul Kosovo, e Leader del “Movimento Nazionale per Kosovo e Methojia” - ha ben chiari i problemi del Kosovo, perchè vive nella Locanda Mimosa: nel mezzo della piccola enclave serba di Caglavica, non distante da Pristina, la locanda Mimosa è un posto singolare e piacevole (ho avuto modo di soggiornarvi) una locanda pulita e accogliente, circondata di salici e di fiori, frequentata da politici e da gente comune che vi trova, il sabato sera, l’unica occasione di svago e di musica che sia possibile avere dentro quella prigione a cielo aperto che è l’enclave. Moma, deputato, punto di riferimento di una parte della comunità serba di Kosovo e Metohija, vive qui, nella Locanda Mimosa, da quando terroristi albanesi gli hanno sparato e lui ha dovuto abbandonare il suo appartamento di Pristina, diventata città monoetnica albanese. “I Serbi del Kosovo e Methojia devono decidere per se stessi - mi dice Moma - non deve decidere Belgrado per noi. Ora Belgrado chiede ai Serbi del Kosovo di decidere, ma finora ha sempre deciso per noi, ed è colpevole quanto la comunità internazionale. Noi dobbiamo ritrovare la nostra autonomia, nei confronti di tre entità: gli albanesi, la comunità internazionale, e il governo di Belgrado, che ci ha sempre usati come topi da laboratorio, e ha fatto compromessi sulla nostra pelle. Non ci sono le condizioni minime per partecipare, non ci sono condizioni di sicurezza né di partecipazione democratica...”multietnico” è ancora, come sempre, una parola vuota...” Momcilo Trajkovic ha proposto la formazione di una sorta di “Consiglio di Stato” per il Kosovo e Metohija. Il Consiglio dovrebbe comprendere il Presidente di Serbia-Montenegro Svetozar Marovic, il Primo Ministro Serbo Zoran Zivkovic, il Presidente Serbo Natasa Micic, il Ministro degli Esteri federale Goran Svilanovic, il ministro Serbodegli Interni Dusan Mihajlovic e il Capo del Centro di Coordinazione per Kosovo e Metohija Nebojsa Covic. Molto critica la sua posizione nei riguardi dello stesso Covic, e molto accesa la polemica fra i due, negli ultimi giorni. Trajkovic insiste sull’esigenza irrinunciabile di un rapporto non appiattito, non schiacciato, e, in qualche modo, incisivo, con le istituzioni internazionali che mantengono le minoranze non albanesi del Kosovo in condizioni di invivibilità. L’amministrazione delle Nazioni Unite in Kosovo ha concluso il periodo di “comando” di Steiner con il rifiuto di estradare in Serbia il leader estremista albanese Sefket Musliu. Lo stesso Covic era rimasto a colloquio per oltre tre ore con l’ormai ex- “Governatore” Michael Steiner. “Hanno finalmente ammesso che Sefket Musliu ha commesso una serie di crimini . Noi - dice Covic - non possiamo continuare a parlare e a lavorare se Sefket Musliu non verrà estradato e consegnato alla giustizia Serba.” Ma, pur descrivendo Musliu come “un vero e proprio criminale”, Steiner ha detto che “l’estradizione è fuori questione perchè Musliu è sotto la gurisdizione del dipartimento di giustizia del Kosovo”. Finora, all’interno delle stesse istituzioni del Kosovo, figurano, ai posti di comando (vedi TMK) veri e propri criminali di guerra: si può capire facilmente come la giustizia possa essere amministrata in queste condizioni. Recentemente UNMIK (l’amministrazione delle Nazioni Unite in Kosovo) ha dovuto ammettere che all’interno del TMK (ex UCK, ora “Corpo di Protezione Civile”) si nascondono alcuni terroristi e criminali: vedremo se la gestione Holkeri riuscirà a qualificarsi per un’azione politica di maggiore equità e legittimità nei confronti delle minoranze non- albanesi. I presupposti non lasciano molto posto alle speranze....