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Cagliari vive sopra una bomba

| Mercoledì 2 Aprile 2003 - 18:28 | |

Il deposito di carburante AMI-Nato di via Guadazzonis è ubicato in una zona densamente popolata, è affiancato all’ospedale Binaghi, al parco cittadino di Monte Urpinu e a due arterie di grande traffico. Il serbatoio sottoroccia ha una capacità di settemilioniduecentomila (7.200.000) litri di combustibile avio, uno dei combustibili più infiammabili e pericolosi.
Nel 1998, l’allora Presidente della Regione, Federico Palomba, scriveva al ministro della Difesa: “Appare superfluo sottolineare i rischi ai quali è esposta la popolazione della città di Cagliari in presenza di un impianto così delicato”.
Il gigantesco serbatoio è alimentato da una rete sotterranea di oleodotti che porta il carburante dal molo di Levante-Su Siccu a M. Urpinu e poi prosegue fino alla base di Decimomannu e all’aeroporto militare di Elmas correndo lungo l’asse mediano. Ufficialmente il tracciato è coperto da segreto militare, ovvero segreto di Pulcinella, secondo l’espressione in uso a Cagliari da decenni. Infatti è sconosciuto al COMIPA, al Comune di Cagliari e a tutti gli enti istituzionalmente preposti al controllo, vigilanza e tutela del territorio. Viceversa, è noto a chiunque presti un minimo d’attenzione. La mappatura è stata pubblicata già nel 1989 da “Città Quartiere”, la rivista del movimento delle lotte popolari cittadine.
Non ha risposte il perché la protezione civile e i vigili del fuoco non debbano conoscere un tracciato non occultabile che è dato conoscere a tutti, nemico compreso.
“L’armonizzazione delle esigenze della Difesa con gli interessi della collettività”, imposta dalla legge 898/’76 e ribadita dalla l.104/’90, trova un punto di equilibrio truffaldino: l’impianto a rischio opera abusivamente, il Comune si è sbarazzato del problema delegando la risoluzione alla magistratura, le forze politiche latitano, i parlamentari sardi tacciono, la Regione ha i soliti “problemi più importanti” da affrontare. L’ex sindaco Delogu, nella nuova veste di Senatore della Repubblica, appare dimentico del problema e delle sue dichiarazioni nella veste di sindaco: “E’ indispensabile un intervento radicale che valga a garantire in modo assoluto la sicurezza degli abitanti della zona e della comunità cittadina in generale”. La preoccupazione, l’indignazione della popolazione e la richiesta che anche le FF.AA osservino la legge, è relegata nel ristretto ambito della protesta cittadina “di piazza”, affidata allo sfratto simbolico intimato dagli studenti all’Aeronautica lo scorso ottobre. Solo recentemente, sull’onda dell’esplosione virulenta delle guerre infinite e preventive, la Provincia si è scossa dal tradizionale torpore e all’unanimità si è pronunciata per la messa al bando dell’impianto fuorilegge (febbraio 03). Comune, Regione, sottosegretari, senatori e deputati sardi pervicacemente perseverano in un omertoso silenzio.

Cronistoria

1976-77 - Uno dei primi atti della componente regionale del CO.MI.PA. (organo istituzionalmente preposto “all’armonizzazione tra i piani di assetto territoriale e di sviluppo economico e sociale della Regione e dei programmi delle installazioni militari e delle conseguenti limitazioni”) è la denuncia del rischio e dell’intollerabilità del deposito accompagnata alla richiesta di dislocazione lontano dai centri abitati. Per 15 lunghi anni trova l’accordo con la componente militare sulla base dell’impegno al trasferimento dell’impianto.

1995, I rappresentanti della Regione Sarda non confermano l’imposizione della fascia di servitù intorno al megadeposito sotterraneo ponendo i presupposti per il venir meno delle condizioni legali di operatività. Da allora, 1995, l’impianto, già di per sé ad alto rischio, è attivo abusivamente fuori dai parametri di sicurezza.

Gennaio 1999 - Il comitato Gettiamo le Basi riesce a rompere il muro di silenzio che occulta il pericoloso impianto militare illegalmente operativo. La stampa si accorge che un’intera città è stata tenuta all’oscuro del pericolo a cui era ed è esposta, emerge “l’assurdo”: le forze della Difesa attentano alla sicurezza di una città. Gettiamo le Basi si fa promotore di un appello per chiedere la sospensione dell’attività illegale, lo smantellamento dell’impianto a rischio, la restituzione dell’area alla cittadinanza ai sensi dell’art.14 dello statuto sardo, il rispetto degli impegni solenni, sempre disattesi, assunti dai vari governi e parlamenti per una significativa riduzione dei gravami militari che penalizzano la Sardegna in misura abnorme e iniqua.Maggio 1999 - A tutt’oggi non è dato sapere in quale oscuro ufficio di Palazzo Giustizia si sia insabbiato l’esposto presentato dall’allora sindaco Delogu. L’attuale sindaco Floris finge d’ignorare il problema, il consiglio comunale affina l’antica politica dello struzzo.

Dicembre 2000 - L’interrogazione al ministro della Difesa presentata dal “non sardo” Russo Spena non riesce a scuotere i parlamentari dell’isola.

Ottobre 2002 - Gli studenti danno lo sfratto simbolico all’Aeronautica (12/10/02)

Febbraio 2003 - La Provincia approva all’unanimità una mozione affinché si attivi per il ripristino della legalità.

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