Gli italiani sono un popolo da sempre dedito al risparmio. Anche quando lo stile di vita era necessariamente più frugale, quando i vestiti non avevano firme, ma venivano “girati” anziché buttati, quando c’era un auto ogni tre famiglie e non tre auto per famiglia, le famiglie italiane trovavano il modo per mettere da parte qualcosa. Quelle piccole cifre che con il tempo diventavano importanti potevano servire per coronare il sogno degli italiani, la casa di proprietà, oppure per far studiare i figli, anche se fino a qualche tempo fa l’istruzione era veramente gratuita o quasi. Il risparmio è però nemico del consumo e questo sistema capitalistico ha bisogno di consumi, anche inutili o ipervoluttuari, per sopravvivere a se stesso. La cricca dell’alta finanza che rappresenta la cupola del regime mondialista ha però, chissà perché, istituito una giornata mondiale del risparmio, che si è celebrata ieri. Il governatore di Bankitalia, Mario Draghi, nell’intervento da lui pronunciato nell’occasione ha affermato che “l'incidenza delle sofferenze sui prestiti per acquisto di abitazioni, ancora bassa, inizia a mostrare segnali di deterioramento”. Quello lanciato da Draghi è un vero e proprio allarme ed ha poi aggiunto come “per le famiglie e le imprese il rialzo dei tassi interbancari si rifletterà in un aumento del costo dei prestiti a tasso variabile”. Mezzo punto in più - ha spiegato “comporterebbe in media un aggravio dello 0,6% del reddito disponibile; l'incidenza sarebbe maggiore per le famiglie meno abbienti”. Come al solito, a pagare proporzionalmente di più sono sempre i più poveri. Gli italiani non hanno però smesso di risparmiare solo perché convertiti ad un diverso stile di vita, cosa purtroppo parzialmente avvenuta, ma anche e soprattutto perché sostanzialemnte più poveri. Non solo quindi è diminuita la prpensione al risparmio, ma sono anche crollati i consumi. Per questo motivo è ancora più inaccettabile l’ondata di aumenti che ha colpito dopo l’estate i prodotti alimentari di prima necessità. In media sono sttai registrati aumenti del 10% del pane, del 6,5% della pasta, del 5,3% del latte, del 7,3% del pollame e del 5,4% della frutta. Ogni famiglia spenderà così circa 400 euro in più all'anno a causa dell'aumento dell'inflazione in ottobre al 2,1% rispetto all'1,7% di settembre e all'1,6% di agosto. Le stime sono di alcune associazioni dei consumatori, ma crediamo che non siano troppo lontane dalla realtà. E’ indispensabile un intervento immediato delle istituzioni, anche con controlli a tappeto dei prezzi, ed avviare un'intensa campagna di lotta alle speculazioni, unica spiegazione a rincari di tali dimensioni che, se non verranno fermati, porteranno alla bancarotta migliaia di famiglie. Tra le tasse assurde imposte dal governo Prodi, le speculazioni bancarie, la crisi dei mutui ed ora l’inflazione e le speculazioni sui prodotti alimentari sempre più italiani devono veramente combattere ogni giorno con la povertà. |