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A.A.A. Pretesto cercasi

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Martedì 8 Gennaio 2008 – 12:45 – Ugo Gaudenzi stampa
A.A.A. Pretesto cercasi

Secondo il diritto del mare e della navigazione esiste una precisa linea di confine delle acque territoriali tra due Paesi. Naturalmente il braccio di mare consente rotte internazionali da parte di terzi, ma non certo il presidio di portaerei e incrociatori offensivi.
Ma come per il Trattato di non proliferazione nucleare, come per i protocolli di Kyoto, come per il Tribunale dell’Aja e come per tutta una lunga serie di intese internazionali, per gli Stati Uniti, però, la gran parte dei trattati sulle acque territoriali altrui non vengono riconosciuti.
Ora ammettiamo che, non invitata, una flotta ostile incroci nel mezzo delle Bocche di Bonifacio, tra Sardegna e Corsica. O nel Canale di Sicilia, ai bordi di Pantelleria e Lampedusa.
O, per andare sul concreto, come accade nel Golfo Persico, e precisamente nello Stretto di Hormuz, la flotta ostile (della Uss Navy), dichiarato di non riconoscere i trattati di “separazione del traffico navale” firmati nel 1975 tra i due Paesi -- Oman e Iran - che confinano con quel braccio di mare, stazioni lì, con i suoi armamenti anche nucleari, a meno di dieci miglia dalla terraferma iraniana od omanita. Si tratta di una evidente violazione del diritto di navigazione. E soprattutto della sovranità nazionale altrui.
Ma quando ci sono di mezzo gli Usa, il diritto comune non vale nulla. Vale soltanto l’interesse bellico (Iraq) o di mercato (petrolio) o strategico generale nord-americano. Sapientemente amplificato dai media embedded d’Occidente.
E così se la portaerei “Truman” viene accostata - in acque territoriali iraniane - da battelli veloci dei pasdaran, si tratta di “manovre aggressive”, di “provocazioni” contro pacifiche unità navali mandate lì dal Grande Padre di Washington.
Qualche commentatore ancora più genuflesso al padrone amerikano - mettiamo a caso: del Corriere della sera o di Repubblica, ma la sudditanza è generalizzata - si sbilancerà a dichiarare quelli iraniani “atti ostili” e trascriverà le veline ad hoc elaborate dal Dipartimento di Stato Usa. Trasformando anche il normale pattugliamento delle vedette iraniane come una mossa per “alzare la temperatura” alla vigilia del viaggio del presidente Bush nel Vicino Oriente.
Questo sta succedendo in queste ore.
Forse gli Usa preparano ansiosi la solita Pearl Harbour per scatenarsi controlo Stato Canaglia di turno. O forse soltanto vogliono loro “mantenere alta la temperatura”: è sul disordine che gli Usa costruiscono il loro dominio planetario.

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