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L'unica alternativa possibile

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Domenica 23 Dicembre 2007 – 16:13 – Paolo Emiliani stampa

La Finanziaria è legge: il Senato ha approvato in via definitiva con 162 voti favorevoli e 153 contrari l’intero ddl. Il testo di 213 articoli e 1.192 commi era stato diviso in tre parti per “semplificarne la comprensione”. Poco prima Palazzo Madama aveva dovuto affrontare ancora una volta un voto di fiducia al governo sull’articolo 3 della manovra. I voti a favore sono stati 163, 157 i contrari su 320 votanti. Tutti i senatori a vita, come al solito, hanno votato la fiducia al governo ad eccezione di Sergio Pininfarina, risultato assente. Il voto dei sei senatori a vita presenti in aula è stato determinante, perché il no del dissidente di Rifondazione Franco Turigliatto aveva portato la maggioranza (che ha solo due voti di scarto) dritta al pareggio. Cioè alla sconfitta.
La manovra esce appesantita da decine e decine di micro-misure.
L’art. 3, l’ultimo a essere votato, contiene ben 164 commi, dal tetto ai salari dei manager pubblici al rifinanziamento del 5 per mille, fino alla misura fiscale che sostiene le onlus e la ricerca. L’art. 3 stanzia anche le risorse per il rinnovo dei contratti di lavoro del pubblico impiego. Per quanto riguarda il freno alla crescita degli stipendi dei manager, si stabilisce che gli emolumenti non possano superare il trattamento riservato al primo presidente della Cassazione. Molte però le eccezioni: le autorità indipendenti, la Banca d’Italia e 25 super-manager che saranno individuati dal governo, cioè quelli più vicini al centrosinistra.
La Finanziaria è l’unica legge dello Stato che sicuramente viene approvata entro la fine dell’anno, così tutti ci infilano dentro di tutto. Giuliano Amato una volta la definì “l’ultimo treno per Yuma”; Paolo Cirino Pomicino “una distribuzione di vol au vent”. La giornata nera per gli italiani non è però terminata con l’approvazione di questa sciagurata Finanziaria. Il governo ha posto la questione di fiducia anche sul disegno di legge sul welfare, all’esame del Senato.
Il centrosinistra non ha più la maggioranza e Prodi è costretto a ricorrere ad una raffica di voti di fiducia, nonostante il monito, assai blando in verità, del presidente Napolitano, che non ha potuto proprio fare a meno di far sentire la sua (flebile) voce dopo l’invito in tal senso ricevuto dai parlamentari dell’opposizione.
è il funerale dello stato sociale e quel che più indigna è che a portare la bara delle conquiste degli italiani, costate tante lotte sociali, ci sono proprio i partiti della cosiddetta sinistra radicale, quelli che sorreggono un governo ultraliberista, al servizio degli Usa in tutte le guerre decise da Washington e dei finanzieri che reggono le redini del regime mondialista sul pianeta.
Qualche tempo fa scrivemmo: sinistra, se ci sei, batti un colpo. Ora lo sappiamo: non esiste più una sinistra postcomunista in Italia. Non esiste una sinistra di lotta e di governo, ma solo una sinistra di poltrone e di facciata. Non esistono ragioni valide per mantenere in vita un ectoplasma politico come questo governo che però nella sua totale nullità di valori è capace di esprimere una capacità distruttiva dello Stato senza precedenti. Per anni gli elettori “di sinistra” si sono cementati sull’antiberlusconismo ed ora si trovano pure Veltroni che flirta con il Cavaliere per confezionare una legge elettorale ad uso e consumo di Pd e Fi (o come si chiamerà).
Ora è ben chiaro, l’unica alternativa possibile è una sinistra nazionale, un socialismo ancora capace di difendere la sovranità dell’Italia e la dignità del popolo italiano.

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